La compagnia delle anime finte - Wanda Marasco - copertina

La compagnia delle anime finte

Wanda Marasco

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Editore: Neri Pozza
Collana: Bloom
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 20 aprile 2017
Pagine: 238 p., Brossura
  • EAN: 9788854513938
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Finalista al Premio Strega 2017
Presentato da Paolo Di Stefano e Silvio Perrella

Finalista alla XLIX edizione del Premio Vitaliano Brancati, categoria Narrativa

«La compagnia delle anime finte di Wanda Marasco è un valzer senza musica con la vita. Per ballare hai bisogno dei ricordi, dei passi perduti che ti tornano in mente. Rosa guarda. Forse impara.» - Carlo Baroni, Corriere della Sera

Dalla collina di Capodimonte, la «Posillipo povera», Rosa guarda Napoli e parla al corpo di Vincenzina, la madre morta. Le parla per riparare al guasto che le ha unite oltre il legame di sangue e ha marchiato irrimediabilmente la vita di entrambe. Immergendosi «nelle viscere di un purgatorio pubblico e privato», Rosa rivive la storia di sua madre: l’infanzia povera in un’arida campagna alle porte della città; l’incontro, tra le macerie del dopoguerra, con Rafele, il suo futuro padre, erede di un casato recluso nella cupa vastità di un grande appartamento in via Duomo; il prestito a usura praticato nel formicolante intrico dei vicoli, dove il rumore dei mercati e della violenza sembra appartenere a un furore cosmico. È una narrazione di soprusi subìti e inferti, di fragilità e di ferocia. Ed è la messinscena corale di molte altre storie, di «anime finte» che popolano i vicoli e, come attori di un medesimo dramma, entrano sulla ribalta della memoria: Annarella, amica e demone dell’infanzia e dell’adolescenza, Emilia, la ragazzina che «ride a scroscio» e torna un giorno dal bosco con le gambe insanguinate, il maestro Nunziata, utopico e incandescente, Mariomaria, «la creatura che ha dentro di sé una preghiera rovesciata», Iolanda, la sorella «bella e stupetiata»… «Anime finte» che, nelle profondità ipogee di una città millenaria, attendono, come Vincenzina e come la stessa Rosa, una riparazione. Arriverà, sorprendente e inaspettata, nelle pagine finali del libro ad accomunare madre e figlia in un medesimo destino. Dopo l’acclamato Il genio dell’abbandono, Wanda Marasco torna a raccontare Napoli e i segreti della sua commedia umana con un romanzo dalla lingua potente e poetica, cosí materica e allo stesso tempo cosí indomitamente sottile.
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    Ania

    25/09/2019 13:31:17

    Scritto con una prosa ricercata a tratti visionaria, questo racconto mette in scena in modo quasi teatrale le vite delle "anime" che popolano i vicoli dei quartieri napoletani, tra beghe familiari e lotta per la sopravvivenza. Il lettore viene letteralmente trascinato in uno spaccato sociale che evolve dal Dopoguerra in avanti e nel rapporto madre/figlia di Rosa e Vicenzina, ma alla fine è come se ci fosse qualcosa di incompito. Libro non semplice che può avere vari piani di lettura.

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    Carla

    22/09/2019 13:07:58

    Libro di difficile lettura ma che raggiunge l’anima. Una scrittura “alta” e complessa che si avvolge in spire sinuose e contorte, unghiata come il “vico” di una Napoli pezzente e caciarona. Storia di donne, di madri e di figlie che si amano e si odiano ma che non possono prescindere le une dalle altre. Uomini in sottofondo, figure meschine per lo più. E’ una società matriarcale per eccellenza quella che sopravvive nei bassi di questo mondo racchiuso negli afrori e rumori di una città che è “femmina” e che si ama o si odia ma non può lasciare indifferenti. Le anime finte sono inverosimili ma contemporaneamente più vere del vero. La malattia e la sopravvivenza come filo conduttore del racconto. Niente di patinato come nell’”Amica Geniale” della Ferrante ma tutto pesante, viscerale e difficile e che arriva nel profondo. Bel libro.

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    Laura

    19/09/2019 17:04:20

    Opera sottotono rispetto alle attese e comunque nettamente inferiore rispetto al Genio dell'abbandono. Colorata e vivace la lingua adottata, che parla di vicoli e di popolo, di una storia tristissima che pare non terminare mai e che si riversa generazione dopo generazione. La solitudine dell'individuo e l'assenza dell'affetto familiare la fanno da padrone, pertanto sappiate che non si tratta di un libro da leggere per passare il tempo, ma che coinvolge e, in parte, travolge.

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    diope

    19/05/2019 09:56:43

    "Le anime finte" mi hanno catturato, mi hanno emozionato, ma ho anche tentato di allontanarle da me, perché le loro sofferenze diventavano mie. Poi è scattato in me qualcosa. Giorni prima avevo rivisitato la tela di Michelangelo "Le sette opere di misericordia" e ho ricordato di aver provato le stesse emozioni opposte: l'ammirazione per la descrizione, ma il rifiuto per la miseria che vedevo. Apparentemente sono due racconti che non possono avere nulla in comune. Invece ho letto la stessa narrazione con diversi mezzi espressivi, ma in realtà sempre con pennellate nette senza possibilità di mezzi toni di colore. Nelle "Sette opere di carità" il dolore, la sofferenza, la miseria sono reali e sono espresse in tutta la loro crudezza. Così "Le anime finte", i vicoli di Napoli, i "vasci" di questi quartieri, la fame, la sporcizia. La compagnia delle anime di Wanda Marasco esprimono la stessa coralità dei miseri di Caravaggio e come loro non sono in relazione tra loro, ma solo con il lettore. Il lettore assume lo stesso ruolo della Madonna con il Bambino della tela, dall'alto guarda, osserva, ma nulla fa pensare che intervenga in loro aiuto. Le anime finte si rivolgono a Madre Flora, ma se vogliono raggiungere il riscatto morale e sociale devono farlo con il loro sacrificio. Ne è esempio Rosa. Interessantissimo romanzo, quasi, oserei dire, opera di analisi sociale e di introspezione psicologica. Forse a chi non padroneggia il gergo napoletano e certe realtà sociali di quegli anni riuscirà più laboriosa la lettura, ma, credetemi è un'opera che va letta.

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    Hermione

    10/03/2019 21:48:01

    Il limite principale di questo libro è la lingua, un italiano quasi sempre frammisto a termini dialettali che solo di conosce può comprendere fino in fondo. Di contro, pereò, c'è da dire che questo linguaggio è anche il suo pregio principale, una lingua atavica e corale che nasce da dentro. Certo, l'opera non ha il respiro internazionale di un romanzo qualsiasi, ma ha una potenza evocativa interessantissima. Per me, è un libro da 7 su 10.

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    Infoz

    09/03/2019 11:24:33

    Nello stile ritrovo la Marasco che ho amato ne “il genio dell'abbandono”, ma “la compagnia delle anime finte” non regge il confronto con il suo predecessore e ne esce confitto. Sebbene la storia sia interessante, così come il contesto storico, c'è qualcosa che non mi ha convinto, anche se credo sia solo a livello epiteliale, perchè l'ho terminato con piacere. Attenzione a chi non conosce la lingua napoletana, perché questo potrebbe essere un limite importante per la comprensione.

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    Lolette

    08/03/2019 23:12:38

    È il secondo libro che leggo di Wanda Marasco e devo dire che il suo stile è inconfondibile, lo riconoscerei fra mille, ricco di una particolarità stilistica locale, colorato, viscerale in più punti. La storia è una sorta di saga familiare dove si assiste, nel corso dei decenni, al riscatto sociale della piccola protagonista, un riscatto pagato a caro prezzo. Non dico di più per non svelare la trama, ma credo davvero che chi vive e conosce Napoli debba leggerlo.

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    Edera

    22/09/2018 15:25:22

    Sono stata attratta fin da subito da questo romanzo, è una di quelle storie da cui mi sentivo chiamata... e l'ho acquistato a scatola chiusa, fidandomi di autrice, casa editrice e di una copertina evocativa. Non posso dire di essermene del tutto pentita però ho trovato la lettura ostica, difficoltosa, mi sono ritrovata a leggere e rileggere lo stesso passaggio più e più volte e poi a chiudere il libro e a dire: ci riprovo domani. Intuisco il genio dell'autrice ma non è nelle mie corde, al punto che mi irrita leggere più pagine di seguito. Insomma, addio Marasco, è stato bello averti incontrata ma finiamola qui.

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    Nino Basile

    23/10/2017 11:05:47

    Proprio ieri, in una serata fresca e piovosa di autunno, costretto ad andare a letto presto per un tremendo raffreddore, ho ultimato la lettura del romanzo di Wanda Marasco. "La compagnia delle anime finte" è stato tra i finalisti ala LXXI edizione del Premio Strega. Questa è la prima volta che mi accosto alla Marasco e la trovo veramente una scrittrice interessante! Il suo ultimo romanzo, ha come protagonista non una singola persona (Rosa o Vincenzina o Rafele o....), ma una condizione comune a tutti i personaggi che abitano la collina di Capodimonte: la miseria! Una condizione da cui ci si vuole riscattare con tutti i mezzi.... proprio tutti, anche usando la rigidità che spesso è scambiata con la cattiveria. La superstizione confusa con devozione, come nel caso del ricorso a Madre Flora. Tutti i mezzi, anche quelli illeciti, prima subiti e poi inflitti, come l'usura. Una condizione, la protagonista miseria, in cui anche le cose belle diventano orribili, come la scoperta e l'utilizzo della sessualità. Trovo interessante anche l'espediente letterario usato dalla scrittrice: far dialogare Rosa con la mamma Vincenzina ormai ridotta cadavere. Da questo dialogo emergono fatti impressi nella memoria, i ricordi di una vita, vissuta attraverso diverse generazioni!

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    Chiara

    06/10/2017 19:14:19

    Il tono epico che l'autrice sceglie per questa storia familiare la porta ad utilizzare un linguaggio potente, che a volte, però, risulta al limite del virtuoso e quasi infastidisce. Questo lo penalizza.

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    virginio

    25/09/2017 18:28:29

    Titolo difficile, lettura difficile. Il romanzo è di contenuto, è ricco di profonde osservazioni e di personaggi ben definiti. Non mi è piaciuto lo stile della narrazione parecchio contorto e con un uso di forme dialettali non a tutti accessibili- Libro che comunque merita di essere letto.

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    Chiara

    10/08/2017 13:24:23

    Come una compagnia teatrale, le anime presenti nelle memorie della protagonista mettono in scena la vita dei bassi napoletani. Scrittura un pò ricercata, a volte non di semplice comprensione proprio a causa della ricchezza delle parole e di uno stile non proprio scorrevole ma che rende preziosa una storia molto toccante, tutta al femminile nella rievocazione del rapporto madre/figlia. Non autobiografico, ma così sentito da sembrare tale.

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    Dario A.

    09/08/2017 03:26:18

    Un'opera ipnotica. Una forza narrativa senza pari; una prosa elegantissima, calibrata in ogni singola parola. Wanda Marasco è, senza dubbio, una alchimista delle parole. Una gemma da custodire nella mente e nel cuore.

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    Beppe68

    19/07/2017 15:27:05

    Appena finito di leggere. Storia tristissima, tristemente vera per i molti che questa realtà l' hanno vissuta veramente e la vivono. Un bel libro da leggere senza dubbio.Ben scritto. Mi è piaciuto.

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    Piero

    05/07/2017 17:29:11

    "cerco la realtà nella miseria" scrive Rosa e partendo da questo concetto di base ci racconta la storia di quattro agonie (il padre, la madre, la suocera e lei stessa) con una descrizione attenta di effluvi maleodoranti, piaghe, mutande sporche di urina e talco e tutto ciò che un corpo che non ha più il controllo dei propri muscoli può lasciarsi andare. La stessa descrizione della prova del vestito da sposa che dovrebbe essere un momento di gioia viene oscurata dal moscone che gira intorno. La realtà non è solo tristezza e miseria. Ho 82 anni, con tanti acciacchi ma la gioa di vivere e la speranza non possono essere cancellate.

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    Livia

    28/06/2017 12:16:48

    Un libro con una grande forza interiore, che trascina il lettore e lo "cattura" letteralmente nella storia di queste grandi donne, protagoniste di vicende difficili. Indimenticabile.

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    Mario

    24/05/2017 22:28:27

    Un libro trascinante, in cui la vita quotidiana viene raccontata con lirismo epico. Da tanto tempo non venivo così travolto da una lettura, avevo quasi dimenticato i fuochi d'artificio interiori che un buon libro può regalare. Meraviglioso.

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    Ciro D'Onofrio

    19/05/2017 22:06:19

    Con una prosa elegante e raffinata "La Compagnia delle anime finte" racconta la storia di tre generazioni di donne superbe, impietose, meschine e profondamente mamme. Donne soprattutto vittime di degrado e disparità sociale in una Napoli dei vicoli lungo gran parte del novecento che le porterà a rimanere a galla, a sopravvivere con qualsiasi mezzo: la difesa dell'amore contro le convenzioni sociali del tempo, l'usura, l'amore saffico,la malattia mentale, la guerra.Un romanzo dove un fortissimo fil rouge lega i vivi ai morti, in un sistema di mutua assistenza e di eterni specchi riflessi tra la vita reale e la vita oltre.Una storia di luci ma anche di grandi ombre, un libro di grande forza che semifinalista al prossimo premio Strega spero davvero possa farsi largo ulteriormente come merita.

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    Sergio

    09/05/2017 07:57:38

    Ho appena iniziato a leggere questo romanzo, consigliatomi da più parti e anche sul sito IBS. Devo dire che avete tutti ragione: se prosegue con la stessa forza che ho trovato nelle prime cento pagine, si tratta di uno dei romanzi migliori che io abbia letto negli ultimi anni. Voglio dirlo subito a tutti - anche prima di terminarne la lettura -, perché è un libro da non perdere.

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“Ma’, ti devo dire una cosa”. Non sono io che parlo. È la paura. Sta passando un respiro impaurito tra il suo corpo e il mio. “Fa’ ampressa, sto murenno”. Forse non se n’è accorta. Non ha sentito che è già morta, che mi sta rispondendo da un letto di foglie, che la sua voce scivola sotto le riggiole e poi risale come un alito asserragliato lungo il muro.

L’opera di Wanda Marasco (già finalista al Premio Strega con Il genio dell’abbandono nel 2015), candidata al premio Strega 2017, è un gioiello di narrativa.
La storia di un’infinità di anime finte che vivono un’esistenza misera nella città di Napoli tra la fine dell’Ottocento e gli anni Sessanta del Novecento.

È la storia di una famiglia, lungo tre generazioni di donne e uomini, la storia della miseria, della disperazione, della povertà. La voce narrante è quella di Rosa, la donna che fa da collante a queste generazioni, ma la vera protagonista dell’epopea familiare è sua madre, Vincenzina. Mentre quest’ultima è sul letto di morte, Rosa ripercorre con la memoria il proprio passato e quello della propria famiglia, ricordando ogni particolare sordido e deprimente, confessandosi a quella madre così forte e così debole allo stesso tempo.

Ripercorre le tragedie familiari, rivede gli amori nascenti, tra Vincenzina e suo padre, Rafele, e prima ancora tra le loro madri e i loro padri. Rivive ogni dolore inferto alla madre dal marito e dalla sua famiglia, rivive la fanciullezza e le morti dei cari, rivive una vita tragica e drammatica, arricchita dalle descrizioni di personaggi secondari (come il femminiello Mariomaria, protagonista di un capitolo carico di tensione e frustrazione) magistralmente presentati dalla scrittrice.

L’infanzia povera di Vincenzina nelle campagne di Napoli, la storia d’amore con Rafele, il matrimonio, la costruzione di una famiglia tra mille difficoltà, la scomparsa del marito e il lavoro da usuraia. Tutto è imperniato di dolore, velato da un sottile tulle grigio che ne distorce la visione e ne incupisce ogni aspetto.

È un romanzo che tocca il cuore, fa commuovere, entra nelle viscere e le fa contorcere. Toccante, assurdamente drammatico ed impreziosito dalla scrittura di Wanda Marasco; scrittura che è poetica, misto di italiano ed espressioni napoletane, dolce nel descrivere violenze atroci, dura nel raccontare i legami di sangue. 

Recensione Eros Colombo

 

Si chiamava Vincenzina Umbriello e aveva portato questo nome come un boato nella casa sul vico Unghiato, al terzo piano del civico 53. «Bevi, ma', bevi». Le ultime parole gliele ho rivolte nell'accanimento di sistemarle una cannuccia all'angolo intorpidito della bocca. Ma ora spio. Comincio a spiare sulla carne le tracce di tutte le azioni finite. Quel piccolo scarabocchio di zucchero indurito, che sta sul bavaglio dall'ultima colazione, la punta dei piedi scolpita sotto il lenzuolo in maniera da sembrare un artiglio reclinato, l'orlato delle clavicole, forse ancora tiepido, la lue della stanza, costretta a reclutare alcune particelle cieche, senza un vero slancio, il crollo generalizzato del panico sopra la carne con cui ha vissuto, gli incisivi che sporgono con una piccola cresta giallastra, i capelli impigliati a un perfetto silenzio, gli occhi carichi di un'acquerugiola sbarrata, le labbra pinzate tra due canaletti di pelle, le mani affondate nell'inazione, una dritta, l'altra lievemente ritorta come in un errore di manovra. «Ma' ti devo dire una cosa».
  • Wanda Marasco Cover

    Wanda Marasco è scrittrice, attrice, regista e insegnante napoletana.Si laurea in Filosofia e si diploma a pieni voti in Regia all'Accademia d'Arte Drammatica «Silvio D'Amico» di Roma, sotto la direzione di Ruggero Jacobbi.Per un certo periodo insegna Lettere all'Istituto Tecnico Industriale «Galileo Ferraris» nel difficile quartiere di Scampia. Amica del poeta Dario Bellezza, la stessa Marasco è una poetessa: inizia a scrivere le prime raccolte giovanissima, tra i sedici e i vent'anni. Nel 1977 pubblica la raccolta Gli strumenti scordati, e due anni dopo L'attrito agli specchi. Nel 1978 le viene assegnato il Premio per la poesia «William Blake».Negli anni seguenti pubblica ancora poesie con le raccolte Deus Inversus, Le fate e i detriti, Metacarne,... Approfondisci
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