La compagnia delle anime finte

Wanda Marasco

Editore: Neri Pozza
Collana: Bloom
Anno edizione: 2017
Pagine: 238 p., Brossura
  • EAN: 9788854513938
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    Nino Basile

    23/10/2017 11:05:47

    Proprio ieri, in una serata fresca e piovosa di autunno, costretto ad andare a letto presto per un tremendo raffreddore, ho ultimato la lettura del romanzo di Wanda Marasco. "La compagnia delle anime finte" è stato tra i finalisti ala LXXI edizione del Premio Strega. Questa è la prima volta che mi accosto alla Marasco e la trovo veramente una scrittrice interessante! Il suo ultimo romanzo, ha come protagonista non una singola persona (Rosa o Vincenzina o Rafele o....), ma una condizione comune a tutti i personaggi che abitano la collina di Capodimonte: la miseria! Una condizione da cui ci si vuole riscattare con tutti i mezzi.... proprio tutti, anche usando la rigidità che spesso è scambiata con la cattiveria. La superstizione confusa con devozione, come nel caso del ricorso a Madre Flora. Tutti i mezzi, anche quelli illeciti, prima subiti e poi inflitti, come l'usura. Una condizione, la protagonista miseria, in cui anche le cose belle diventano orribili, come la scoperta e l'utilizzo della sessualità. Trovo interessante anche l'espediente letterario usato dalla scrittrice: far dialogare Rosa con la mamma Vincenzina ormai ridotta cadavere. Da questo dialogo emergono fatti impressi nella memoria, i ricordi di una vita, vissuta attraverso diverse generazioni!

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    Chiara

    06/10/2017 19:14:19

    Il tono epico che l'autrice sceglie per questa storia familiare la porta ad utilizzare un linguaggio potente, che a volte, però, risulta al limite del virtuoso e quasi infastidisce. Questo lo penalizza.

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    virginio

    25/09/2017 18:28:29

    Titolo difficile, lettura difficile. Il romanzo è di contenuto, è ricco di profonde osservazioni e di personaggi ben definiti. Non mi è piaciuto lo stile della narrazione parecchio contorto e con un uso di forme dialettali non a tutti accessibili- Libro che comunque merita di essere letto.

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    Chiara

    10/08/2017 13:24:23

    Come una compagnia teatrale, le anime presenti nelle memorie della protagonista mettono in scena la vita dei bassi napoletani. Scrittura un pò ricercata, a volte non di semplice comprensione proprio a causa della ricchezza delle parole e di uno stile non proprio scorrevole ma che rende preziosa una storia molto toccante, tutta al femminile nella rievocazione del rapporto madre/figlia. Non autobiografico, ma così sentito da sembrare tale.

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    Dario A.

    09/08/2017 03:26:18

    Un'opera ipnotica. Una forza narrativa senza pari; una prosa elegantissima, calibrata in ogni singola parola. Wanda Marasco è, senza dubbio, una alchimista delle parole. Una gemma da custodire nella mente e nel cuore.

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    Beppe68

    19/07/2017 15:27:05

    Appena finito di leggere. Storia tristissima, tristemente vera per i molti che questa realtà l' hanno vissuta veramente e la vivono. Un bel libro da leggere senza dubbio.Ben scritto. Mi è piaciuto.

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    Piero

    05/07/2017 17:29:11

    "cerco la realtà nella miseria" scrive Rosa e partendo da questo concetto di base ci racconta la storia di quattro agonie (il padre, la madre, la suocera e lei stessa) con una descrizione attenta di effluvi maleodoranti, piaghe, mutande sporche di urina e talco e tutto ciò che un corpo che non ha più il controllo dei propri muscoli può lasciarsi andare. La stessa descrizione della prova del vestito da sposa che dovrebbe essere un momento di gioia viene oscurata dal moscone che gira intorno. La realtà non è solo tristezza e miseria. Ho 82 anni, con tanti acciacchi ma la gioa di vivere e la speranza non possono essere cancellate.

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    Livia

    28/06/2017 12:16:48

    Un libro con una grande forza interiore, che trascina il lettore e lo "cattura" letteralmente nella storia di queste grandi donne, protagoniste di vicende difficili. Indimenticabile.

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    Mario

    24/05/2017 22:28:27

    Un libro trascinante, in cui la vita quotidiana viene raccontata con lirismo epico. Da tanto tempo non venivo così travolto da una lettura, avevo quasi dimenticato i fuochi d'artificio interiori che un buon libro può regalare. Meraviglioso.

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    Ciro D'Onofrio

    19/05/2017 22:06:19

    Con una prosa elegante e raffinata "La Compagnia delle anime finte" racconta la storia di tre generazioni di donne superbe, impietose, meschine e profondamente mamme. Donne soprattutto vittime di degrado e disparità sociale in una Napoli dei vicoli lungo gran parte del novecento che le porterà a rimanere a galla, a sopravvivere con qualsiasi mezzo: la difesa dell'amore contro le convenzioni sociali del tempo, l'usura, l'amore saffico,la malattia mentale, la guerra.Un romanzo dove un fortissimo fil rouge lega i vivi ai morti, in un sistema di mutua assistenza e di eterni specchi riflessi tra la vita reale e la vita oltre.Una storia di luci ma anche di grandi ombre, un libro di grande forza che semifinalista al prossimo premio Strega spero davvero possa farsi largo ulteriormente come merita.

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    Sergio

    09/05/2017 07:57:38

    Ho appena iniziato a leggere questo romanzo, consigliatomi da più parti e anche sul sito IBS. Devo dire che avete tutti ragione: se prosegue con la stessa forza che ho trovato nelle prime cento pagine, si tratta di uno dei romanzi migliori che io abbia letto negli ultimi anni. Voglio dirlo subito a tutti - anche prima di terminarne la lettura -, perché è un libro da non perdere.

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“Ma’, ti devo dire una cosa”. Non sono io che parlo. È la paura. Sta passando un respiro impaurito tra il suo corpo e il mio. “Fa’ ampressa, sto murenno”. Forse non se n’è accorta. Non ha sentito che è già morta, che mi sta rispondendo da un letto di foglie, che la sua voce scivola sotto le riggiole e poi risale come un alito asserragliato lungo il muro.

L’opera di Wanda Marasco (già finalista al Premio Strega con Il genio dell’abbandono nel 2015), candidata al premio Strega 2017, è un gioiello di narrativa.
La storia di un’infinità di anime finte che vivono un’esistenza misera nella città di Napoli tra la fine dell’Ottocento e gli anni Sessanta del Novecento.

È la storia di una famiglia, lungo tre generazioni di donne e uomini, la storia della miseria, della disperazione, della povertà. La voce narrante è quella di Rosa, la donna che fa da collante a queste generazioni, ma la vera protagonista dell’epopea familiare è sua madre, Vincenzina. Mentre quest’ultima è sul letto di morte, Rosa ripercorre con la memoria il proprio passato e quello della propria famiglia, ricordando ogni particolare sordido e deprimente, confessandosi a quella madre così forte e così debole allo stesso tempo.

Ripercorre le tragedie familiari, rivede gli amori nascenti, tra Vincenzina e suo padre, Rafele, e prima ancora tra le loro madri e i loro padri. Rivive ogni dolore inferto alla madre dal marito e dalla sua famiglia, rivive la fanciullezza e le morti dei cari, rivive una vita tragica e drammatica, arricchita dalle descrizioni di personaggi secondari (come il femminiello Mariomaria, protagonista di un capitolo carico di tensione e frustrazione) magistralmente presentati dalla scrittrice.

L’infanzia povera di Vincenzina nelle campagne di Napoli, la storia d’amore con Rafele, il matrimonio, la costruzione di una famiglia tra mille difficoltà, la scomparsa del marito e il lavoro da usuraia. Tutto è imperniato di dolore, velato da un sottile tulle grigio che ne distorce la visione e ne incupisce ogni aspetto.

È un romanzo che tocca il cuore, fa commuovere, entra nelle viscere e le fa contorcere. Toccante, assurdamente drammatico ed impreziosito dalla scrittura di Wanda Marasco; scrittura che è poetica, misto di italiano ed espressioni napoletane, dolce nel descrivere violenze atroci, dura nel raccontare i legami di sangue. 

Recensione Eros Colombo

 

Si chiamava Vincenzina Umbriello e aveva portato questo nome come un boato nella casa sul vico Unghiato, al terzo piano del civico 53. «Bevi, ma', bevi». Le ultime parole gliele ho rivolte nell'accanimento di sistemarle una cannuccia all'angolo intorpidito della bocca. Ma ora spio. Comincio a spiare sulla carne le tracce di tutte le azioni finite. Quel piccolo scarabocchio di zucchero indurito, che sta sul bavaglio dall'ultima colazione, la punta dei piedi scolpita sotto il lenzuolo in maniera da sembrare un artiglio reclinato, l'orlato delle clavicole, forse ancora tiepido, la lue della stanza, costretta a reclutare alcune particelle cieche, senza un vero slancio, il crollo generalizzato del panico sopra la carne con cui ha vissuto, gli incisivi che sporgono con una piccola cresta giallastra, i capelli impigliati a un perfetto silenzio, gli occhi carichi di un'acquerugiola sbarrata, le labbra pinzate tra due canaletti di pelle, le mani affondate nell'inazione, una dritta, l'altra lievemente ritorta come in un errore di manovra. «Ma' ti devo dire una cosa».