Traduttore: L. Frausin Guarino
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 27 giugno 2012
Pagine: 158 p., Brossura
  • EAN: 9788845926815
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Descrizione
Sin dalla prima volta in cui Joseph Lambert ha scoperto la faccia di Edmonde nel momento del piacere (pallida come quella di una morta, con le narici contratte e il labbro superiore rialzato a scoprire i denti), lei non è stata più soltanto una florida, efficiente, taciturna segretaria: è diventata la sua complice. Tra loro è nata un'intesa che non è né amore né passione, ma piuttosto la condivisione di un gioco segreto. E quando, una sera, guidando a zigzag con la sinistra mentre tiene la destra tra le cosce di lei, Lambert sente dietro di sé il claxon disperato di un pullman e lo vede poi schiantarsi contro un muro, non pensa neppure a fermarsi. Si limita a gettare un'occhiata, nello specchietto retrovisore, all'immenso rogo che ha provocato. Solo più tardi saprà che, fra quei quarantasette bambini che tornavano dalle vacanze, c'è un unico sopravvissuto. Ma chi può sapere che è lui il colpevole? Colpevole di che cosa, oltretutto? E agli occhi di chi? Di suo fratello, di sua moglie, degli amici con cui gioca a bridge la sera? Esseri mediocri, che disprezza. Come disprezza la sua stessa vita. Se cercherà di sviare da sé i sospetti sarà solo per salvare quei momenti in cui, insieme a Edmonde, si rifugia in un universo altro, che lo attrae in modo enigmatico: così come enigmatico, e misterioso, è il piacere della donna.

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Recensioni dei clienti

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    Niccolo' la Candia

    23/11/2018 11:30:28

    Romanzo scritto come al solito molto bene...(i complici) forse non rispecchieranno i protagonisti del romanzo ma credo che tutto sommato sia una lettura gradevole!!!

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    Renzo Montagnoli

    25/08/2017 03:06:29

    Due amanti in auto, intenti a un gioco erotico, il suono disperato di un clacson, l’auto che procede incontrollata e che solo in extremis il conducente riesce a raddrizzare, un autobus che la sfiora e va a finire contro un muro, prendendo fuoco. Quarantasei saranno i morti, quasi tutti bambini al ritorno da una colonia; l’uomo e la donna, un po’ per la frenesia del gioco erotico, un po’ per paura non si fermano a prestare soccorso, ma si preoccupano solo di eclissarsi. Da quel momento, e solo per l’uomo (si tratta di Joseph Lambert, titolare, con il fratello, di una nota ditta di costruzioni edili), comincia un periodo in cui cerca di sviare ogni sospetto, comportandosi come sempre, ma c’è qualche cosa che finisce con il gravare come un macigno, e cioè il rimorso, che rode lentamente e senza rimedi, e con il rimorso la coscienza di essere colpevole, e da questo ad avere la sensazione di essere braccato il passo è breve, mentre cresce la paura di essere scoperto. I due, per quanto in apparenza diversi, si assomigliano non poco, con lei, di cui ignoriamo sentimenti e modi di pensare, enigmatica come una sfinge, ma altamente appassionata in un rapporto erotico quasi bestiale; lui è un tipico rappresentante di quella borghesia tanto detestata da Simenon, un uomo che conduce una vita piatta e noiosa e che cela un irrefrenabile e mai soddisfatto desiderio di libertà. Il rapporto con Edmonde poteva lasciar presagire il raggiungimento di una libertà senza limiti, ma nelle battute finali si scoprirà che la donna, in fondo, è inferiore alle aspettative di Joseph e che in effetti non è in grado di assicurare quella complicità indispensabile per il raggiungimento del fine. Ormai braccato, con il cerchio che si stringe intorno a lui, Lambert riuscirà tuttavia a trovare una via di fuga, l’unica ormai possibile a un uomo cinico che, nel fare i conti con la propria vita, non ha trovato nulla di soddisfacente.

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    luciano

    26/10/2015 23:35:37

    Joseph il costruttore, Edmonde la segretaria. Due complici. Non ci sono parole tra di loro e neppure sorrisi, e "pur non essendosi mai comportati da innamorati, c'è tra loro un'intimità di altro tipo, molto simile alla complicità". C'è solo sesso e quel sesso, per qualche istante, diviene il centro della loro esistenza. Un muratore chiama Edmonde "bestia", che quando va in calore pare una morta. Con Edmonde Joseph sprofonda " in un universo dove contano solo i fremiti dei sensi... e l'universo appare lontano, una pallida e insignificante nebulosa,... e tutto ciò a cui di solito si dà peso diventa assurdo". Joseph è spezzato per l'incidente da lui causato e in cui sono morti trentacinque bambini; disperato cerca Edmonde, " ha fame di Edmonde, fame del suo sesso e delle fasi del suo piacere..." Lei non risponde, non è complice fino in fondo e per Joseph è la tragedia. Ancora una volta Simenon indaga a fondo nell'animo umano e, con questo racconto, aggiunge un altro tassello alla sua " Commedia umana".

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    silvia

    29/01/2013 21:13:23

    Ammetto di non aver mai letto Simenon e adesso so che non lo leggerò più..noioso ,la complicità di cui si parla nel titolo e nella trama assolutamente assente..tutto è così surreale..per niente coinvolgente..a meno che non adoriate questo autore io non ve lo consiglierei..

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    PAOLO

    15/10/2012 20:47:33

    Bel documento di come il senso di colpa possa travolgere l'animo di un uomo fino all'estreme conseguenze.Il racconto ha notevole forza interiore e riesce a rappresentare l'inquietudine umana,la psiche di un uomo votato alla disperazione e che viene travolto dall'evolversi degli eventi.E' un racconto che ci dice molto su come pochi secondi possono cambiare radicalmente il destino dell'uomo e che il pericolo e' in agguato in ogni momento della nostra vita e che quando piu' ci sentiamo sicuri il fato puo' riservarci spiacevoli sorprese.Ma anche davanti all'avverso destino siamo solo noi i decisori finali della nostra esistenza.E solo noi possiamo salvarci o dannarci x l'eternita'.

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    lina

    29/06/2012 16:40:05

    parlar male di Simenon è impossibile, tuttavia questo romanzo non è certamente tra i suoi migliori. come in tutti i "non-Maigret" l'essenza del racconto non è tanto nell'intreccio ma nella sensazione di angoscia, di pericolo imminente che vive il protagonista. stavolta, però, quell'attesa statica di ciò che è inevitabile rende appunto l'inevitabile troppo prevedibile... resta il magistrale ritratto della miseria umana che si nasconde dietro gli affanni quotidiani.

Vedi tutte le 6 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Da più di un anno Joseph e Edmonde hanno una relazione, e sebbene il loro non sia né un rapporto amoroso né sentimentale, quelli che trascorrono insieme sono momenti irrinunciabili poiché permettono ad entrambi di trovare sollievo al senso di frustrazione che li perseguita e di attutire la mediocrità della propria esistenza: brevi incontri occasionali che tuttavia non hanno ripercussioni sulle loro vite private. Fino a che, una sera, rientrando in macchina con Edmonde, Joseph, distratto da lei, non si accorge dell’arrivo di un pullman, e sordo al richiamo del clacson, lascia che la tragedia si consumi. Né lui né la donna si voltano a guardare indietro, ignorando tacitamente l’accaduto, anche se il riflesso dell’incendio nello specchietto retrovisore lascia intuire le proporzioni dell’incidente. Intanto, in città, la notizia dell’accaduto e il bilancio delle vittime – tutti bambini di ritorno da una colonia estiva – hanno sconvolto l’opinione pubblica e scatenato una vera e propria caccia all’uomo. I due amanti tuttavia non sembrano prestarvi troppa attenzione.
La sicurezza ostentata da Joseph inizia a vacillare solo di fronte alla possibilità che una bambina, unica superstite, e un pastore che si trovava vicino al luogo dell’incidente possano averlo visto ed essere in grado di identificarlo. La paura lo spinge a cercare di nuovo Edmonde: ormai la sua vita è divisa in due e tornare alla normalità è impossibile, così, l’unica alternativa per dimenticare la realtà è sprofondare in un mondo altro, quello caldo, avvolgente e appassionato, dove contano solo i sensi. Ma stavolta l’incontro dove essere diverso: insieme, lui ed Edmonde devono raggiungere l’abisso, per spingersi lontano, in uno spazio-tempo da cui non è più possibile tornare indietro. La posta in gioco è molto alta: provare ad entrambi che non c’è nulla di male nel darsi piacere, convincersi che niente e nessuno, neanche una tragedia, può scalfire la gioia autentica degli attimi vissuti insieme. Sarà così anche per Edmonde?
I complici è un romanzo che ricostruisce la personalità torbida e controversa, inquieta e turbolenta, di un uomo di mezz’età, realizzato nel lavoro ma profondamente insoddisfatto nella vita privata: un matrimonio deludente e un vuoto incolmabile, da cui trova sollievo solo negli istanti di piacere con Edmonde, la donna che in realtà rappresenta il suo doppio speculare. Per questo la complicità fra loro non è solo fisica, bensì assoluta, totale, una complicità che li vede uniti anche nella consapevolezza della colpa.
Joseph è cinico, meschino e spietato, ma non interamente. Nel corso della narrazione emerge il travaglio interiore dell’uomo: la coscienza della mostruosità del proprio gesto lo induce a provare odio nei confronti dell’amante rimasta apparentemente impassibile di fronte alla tragedia, lo spinge a cercare di capire se l’indifferenza della donna è reale o nasconde qualcos’altro. In tal modo l’autore restituisce al lettore il ritratto di un personaggio quanto mai complesso e lo induce a riflettere sulla labilità del confine fra bene e male, giusto e sbagliato. Ciò è possibile grazie ad una scelta stilistica ben precisa: in questo romanzo infatti Simenon parte dalla fine, presentando in apertura la tragica conseguenza di un legame travolgente, passionale e a tratti quasi demoniaco, per poi ricostruire la controversa personalità del personaggio, mostrare le pieghe irrisolte del vissuto e le molteplici sfaccettature degli eventi.
Se è vero che, a differenza dello storico, il narratore ha una maggiore autonomia nella costruzione dell’intreccio ed è libero di disporre gli eventi che costruiscono l’intero come meglio crede, è altrettanto vero che la cosa più importante per uno scrittore è scegliere il punto di attacco giusto, poiché spesso a fare di un romanzo un buon romanzo è proprio l’incipit. E anche nel caso dei Complici è così.