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Georges Simenon

Traduttore: L. Frausin Guarino
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2012
Pagine: 158 p. , Brossura
  • EAN: 9788845926815

Da più di un anno Joseph e Edmonde hanno una relazione, e sebbene il loro non sia né un rapporto amoroso né sentimentale, quelli che trascorrono insieme sono momenti irrinunciabili poiché permettono ad entrambi di trovare sollievo al senso di frustrazione che li perseguita e di attutire la mediocrità della propria esistenza: brevi incontri occasionali che tuttavia non hanno ripercussioni sulle loro vite private. Fino a che, una sera, rientrando in macchina con Edmonde, Joseph, distratto da lei, non si accorge dell’arrivo di un pullman, e sordo al richiamo del clacson, lascia che la tragedia si consumi. Né lui né la donna si voltano a guardare indietro, ignorando tacitamente l’accaduto, anche se il riflesso dell’incendio nello specchietto retrovisore lascia intuire le proporzioni dell’incidente. Intanto, in città, la notizia dell’accaduto e il bilancio delle vittime – tutti bambini di ritorno da una colonia estiva – hanno sconvolto l’opinione pubblica e scatenato una vera e propria caccia all’uomo. I due amanti tuttavia non sembrano prestarvi troppa attenzione.
La sicurezza ostentata da Joseph inizia a vacillare solo di fronte alla possibilità che una bambina, unica superstite, e un pastore che si trovava vicino al luogo dell’incidente possano averlo visto ed essere in grado di identificarlo. La paura lo spinge a cercare di nuovo Edmonde: ormai la sua vita è divisa in due e tornare alla normalità è impossibile, così, l’unica alternativa per dimenticare la realtà è sprofondare in un mondo altro, quello caldo, avvolgente e appassionato, dove contano solo i sensi. Ma stavolta l’incontro dove essere diverso: insieme, lui ed Edmonde devono raggiungere l’abisso, per spingersi lontano, in uno spazio-tempo da cui non è più possibile tornare indietro. La posta in gioco è molto alta: provare ad entrambi che non c’è nulla di male nel darsi piacere, convincersi che niente e nessuno, neanche una tragedia, può scalfire la gioia autentica degli attimi vissuti insieme. Sarà così anche per Edmonde?
I complici è un romanzo che ricostruisce la personalità torbida e controversa, inquieta e turbolenta, di un uomo di mezz’età, realizzato nel lavoro ma profondamente insoddisfatto nella vita privata: un matrimonio deludente e un vuoto incolmabile, da cui trova sollievo solo negli istanti di piacere con Edmonde, la donna che in realtà rappresenta il suo doppio speculare. Per questo la complicità fra loro non è solo fisica, bensì assoluta, totale, una complicità che li vede uniti anche nella consapevolezza della colpa.
Joseph è cinico, meschino e spietato, ma non interamente. Nel corso della narrazione emerge il travaglio interiore dell’uomo: la coscienza della mostruosità del proprio gesto lo induce a provare odio nei confronti dell’amante rimasta apparentemente impassibile di fronte alla tragedia, lo spinge a cercare di capire se l’indifferenza della donna è reale o nasconde qualcos’altro. In tal modo l’autore restituisce al lettore il ritratto di un personaggio quanto mai complesso e lo induce a riflettere sulla labilità del confine fra bene e male, giusto e sbagliato. Ciò è possibile grazie ad una scelta stilistica ben precisa: in questo romanzo infatti Simenon parte dalla fine, presentando in apertura la tragica conseguenza di un legame travolgente, passionale e a tratti quasi demoniaco, per poi ricostruire la controversa personalità del personaggio, mostrare le pieghe irrisolte del vissuto e le molteplici sfaccettature degli eventi.
Se è vero che, a differenza dello storico, il narratore ha una maggiore autonomia nella costruzione dell’intreccio ed è libero di disporre gli eventi che costruiscono l’intero come meglio crede, è altrettanto vero che la cosa più importante per uno scrittore è scegliere il punto di attacco giusto, poiché spesso a fare di un romanzo un buon romanzo è proprio l’incipit. E anche nel caso dei Complici è così.

Recensioni dei clienti

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    luciano

    26/10/2015 23.35.37

    Joseph il costruttore, Edmonde la segretaria. Due complici. Non ci sono parole tra di loro e neppure sorrisi, e "pur non essendosi mai comportati da innamorati, c'è tra loro un'intimità di altro tipo, molto simile alla complicità". C'è solo sesso e quel sesso, per qualche istante, diviene il centro della loro esistenza. Un muratore chiama Edmonde "bestia", che quando va in calore pare una morta. Con Edmonde Joseph sprofonda " in un universo dove contano solo i fremiti dei sensi... e l'universo appare lontano, una pallida e insignificante nebulosa,... e tutto ciò a cui di solito si dà peso diventa assurdo". Joseph è spezzato per l'incidente da lui causato e in cui sono morti trentacinque bambini; disperato cerca Edmonde, " ha fame di Edmonde, fame del suo sesso e delle fasi del suo piacere..." Lei non risponde, non è complice fino in fondo e per Joseph è la tragedia. Ancora una volta Simenon indaga a fondo nell'animo umano e, con questo racconto, aggiunge un altro tassello alla sua " Commedia umana".

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    silvia

    29/01/2013 21.13.23

    Ammetto di non aver mai letto Simenon e adesso so che non lo leggerò più..noioso ,la complicità di cui si parla nel titolo e nella trama assolutamente assente..tutto è così surreale..per niente coinvolgente..a meno che non adoriate questo autore io non ve lo consiglierei..

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    PAOLO

    15/10/2012 20.47.33

    Bel documento di come il senso di colpa possa travolgere l'animo di un uomo fino all'estreme conseguenze.Il racconto ha notevole forza interiore e riesce a rappresentare l'inquietudine umana,la psiche di un uomo votato alla disperazione e che viene travolto dall'evolversi degli eventi.E' un racconto che ci dice molto su come pochi secondi possono cambiare radicalmente il destino dell'uomo e che il pericolo e' in agguato in ogni momento della nostra vita e che quando piu' ci sentiamo sicuri il fato puo' riservarci spiacevoli sorprese.Ma anche davanti all'avverso destino siamo solo noi i decisori finali della nostra esistenza.E solo noi possiamo salvarci o dannarci x l'eternita'.

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    lina

    29/06/2012 16.40.05

    parlar male di Simenon è impossibile, tuttavia questo romanzo non è certamente tra i suoi migliori. come in tutti i "non-Maigret" l'essenza del racconto non è tanto nell'intreccio ma nella sensazione di angoscia, di pericolo imminente che vive il protagonista. stavolta, però, quell'attesa statica di ciò che è inevitabile rende appunto l'inevitabile troppo prevedibile... resta il magistrale ritratto della miseria umana che si nasconde dietro gli affanni quotidiani.

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