Traduttore: G. Pannofino
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 13 luglio 2017
Pagine: 592 p., Brossura
  • EAN: 9788845931772
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Descrizione
"Il delitto del secolo" nel primo dei romanzi-verità americani, dieci anni prima di "A sangue freddo".

Oggi ricostruire fatti di sangue è diventato un intrattenimento di massa – più o meno l'unico, si direbbe. Ma c'è stata un'epoca non lontana, e peraltro abbastanza sanguinaria, in cui l'assassinio gratuito di un ragazzo da parte di due suoi coetanei veniva presentato, sulle prime pagine di tutti i giornali, come «Il delitto del secolo». Accadde a Chicago, negli anni Venti. Due ricchi studenti ebrei, Nathan Leopold e Richard Loeb (che qui si chiamano Judd Steiner e Artie Straus), avevano progettato un delitto perfetto, ma come chiunque indulga a questo genere di fantasticheria finirono per commettere un imprevedibile errore, che li mise rapidamente al centro di un clamoroso processo. Fu un caso che affascinò per decenni i migliori appassionati del crimine, ispirando a Hitchcock Nodo alla gola, e a Meyer Levin questa travolgente indagine, che diventa via via una superba costruzione romanzesca, dove, come in un grande film classico, protagonisti e comprimari – avvocati, reporter, psicoanalisti – fanno fino in fondo, come meglio non si potrebbe, la loro parte. Mentre a noi, per una volta, non resta che leggere.

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Recensioni dei clienti

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    Lambert Domi

    23/09/2018 10:13:28

    Truman Capote nel suo "A sangue freddo", cronaca del crimine Clutter del 1959, a parte qualche indiscutibile analogia, non rende con l'efficacia di Levin, l'abisso insondabile dei due natural born killers in Compulsion. Erano due bravi e brillanti ragazzi ebrei, studiosi e intelligenti proiettati verso un futuro prestigioso e radioso di sicura e considerevole affermazione sociale. Provenivano da famiglie sane e per bene, ma nulla in loro era sano o per bene oltre l'apparenza: covavano l'inferno dentro; l'essenza stessa del Male. È questo che sconcerta: il perché e il percome certi vuoti si possano formare nelle vite e nelle menti di certuni e vengano colmati nel peggiore dei modi. Possiamo archiviare la pratica con il timbro 'Pazzia' per minimizzare il senso di disorientamento o per lo meno per levarci l'espressione crucciata e dubbiosa dalla faccia, ma rimane il fatto che la consapevolezza che esistano questi esseri e che si aggirino fra di noi ignari, fa paura; la stessa paura che ho provato sapendo, a 43 anni di distanza, che il demoniaco branco di Izzo* si aggirava fra i miei boschi come un gruppo di turisti qualsiasi, e che Rossella si poteva benissimo chiamare Claudia, Maria, Anna o Adriana T. Da leggere perché - anche se un po' lungo e dettagliato nell'analisi psicologica, nelle fasi e cavilli procedurali - , è ricchissimo, cinematografico e smuove dentro; sceneggiato e costruito benone, da leggere per cercare di capire, e forse anche per imparare a difendersi.

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    Giulia A.

    21/09/2018 15:33:58

    Compulsion è considerato uno dei primi esempi di true crime o romanzo-verità, e a mio parere è proprio un eccellente esempio letterario del genere. È un libro completo sotto tutti i punti di vista, sviscera gli eventi, i protagonisti e i dettagli risultando sempre scorrevole e mai prolisso. Una lettura appassionante che ci fa addentrare nei recessi profondi della psiche, portando a galla le più oscure domande sulla natura umana. Consigliatissimo!

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    Ambra

    19/09/2018 17:19:38

    Romanzo controverso, appartenente al genere “true crime”, in cui viene analizzato l’omicidio di un quattordicenne da parte di due ragazzi ebrei e il processo che ne è conseguito, nella Chicago degli anni ‘20. La parte forte del libro è sicuramente la magistrale bravura dell’autore nell’approfondimento della psiche dei due ragazzi e della loro visone del mondo. Libro consigliato caldamente, il ritmo della scrittura colpisce e cattura il lettore, instillando in lui un sentimento di inquietudine che persiste anche a lettura ultimata.

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    Gabriele Fabbri

    31/08/2018 07:23:07

    Libro denso e complesso. Si configura come un romanzo, ma è anche un giallo, un poliziesco e soprattutto si fa apprezzare per il profilo psicologico e psichiatrico dei due protagonisti, che sono legati anche da un rapporto di omosessualità oltrechè da altre esperienze maturate negli ambienti familiari di alta borghesia e nelle scuole frequentate. A tutti questi ingredienti che rendono estremamente interessante la trama del libro, occorre aggiungere la palpitante disputa processuale e la dialettica giuridica fra la difesa dei due imputati, impersonata da un vecchio, umanissimo e dotto Avvocato, e un procuratore di Stato duro e spietato. Tutti questi temi sono descritti con maestria dall'autore Meyer Levin che non perde mai il filo conduttore della vicenda fino alla conclusione della stessa.

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    salvatore

    22/06/2018 07:23:21

    Talvolta ci si trova a leggere dei libri che ci danno la sensazione che siano proprio per noi, che siano perfetti per noi, quando la scrittura ci ammalia, la storia ci assorbe totalmente e la lettura nel suo complesso ci offre un evidente godimento, ecco possiamo dirci grati all’autore per averci regalato questa esperienza. Compulsion di Meyer Levin è per me uno di questi libri. Innanzitutto bisogna dire che il romanzo di Meyer è precedente a quell’altro grande capolavoro che è a sangue freddo di Capote, al quale è tipologicamente assimilabile. Qui viene raccontata la vera storia di un crimine che in America fece tremendamente scalpore, siamo nel ricco Est americano degli anni venti e due giovani rampolli appartenenti alla più ricca aristocrazia dell’Illinois diedero vita per un gioco atroce e perverso ad un crimine tanto incredibile quanto inutile e Compulsion ne è il resoconto dettagliato attraverso lo strumento della grande letteratura che talvolta ancor di più della saggistica è in grado di scandagliare gli antri più reconditi dell’animo umano. Attraverso l’abile penna dell’autore che, bisogna dirlo, fu protagonista di quegli eventi quale giovane reporter alle prese con un caso più grande di lui, ci vengono presentati i fatti ma anche i pensieri più bui di queste due anime divorate da una sete di potere, di malvagità gratuita e di rivalsa contro la società che li portò a realizzare un delitto senza movente, loro, due primi della classe, due geni intellettualmente super dotati, volevano realizzare il delitto perfetto e alla fine hanno commesso una serie così esagerata di errori marchiani che se non fosse tutto vero rasenterebbero il ridicolo. Basta, non voglio dire di più, se ne avete voglia godetevi questo viaggio nell’America degli anni vanti e nella mente contorta di due sciagurati che sono entrati a far parte, loro malgrado, della storia criminale americana e vedrete che non ve ne pentirete.

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    n.d.

    19/02/2018 17:10:24

    Una storia davvero unica ed elettrizzante per quanto oscura e densa di drammaticità

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    Cristiano Cant

    28/12/2017 08:46:01

    Erano anni che non mi sentivo immerso in una tale voracità di lettura, in quel vizio nobilissimo e mai interamente chiaro che tuttavia avvolge la mente come in una strana coltre necessaria allo spirito. Può arrivare da tratte impensate, muoversi da sentieri oscuri, ma tutto questo finisce alla fine per provare che sono i libri a venire da noi, a chiamarci, a sfiorare le nostre tempie curiose, perché essi sanno cosa può smuoverci, cosa strabiliarci, ravvivarci il sangue e la gioia in un tempo sottratto a cose che senz'altro sarebbero peggiori. La nostra bussola può guastarsi, da un chissà dove misterioso arriva la direzione. Un libro ce la fa naturalmente, senza bisogno di sostegni. Siamo nell'America del ricco Est dei primi decenni del secolo scorso, e qui parte il gioco perverso, incredibile, sordido di due aristocratici ragazzi dell'Illinois a dar vita a un delitto incredibile. Chi avrà visto Nodo alla gola di Hitchcock, memorabile capolavoro tutto d'interni, può già intuire di cosa sto parlando. Ma qui c'è la vera storia di quel caso celeberrimo, l'analisi dei caratteri, delle trame e dei pensieri più bui di queste due anime divorate dalla loro segreta volontà di potenza, di male, di gioco e sfida a un'intera società, due fuoriclasse degli studi laureati a soli diciotto anni. La fine e morbosa segretezza degli intenti colliderà con gli errori pacchiani scoperti durante le indagini, ma l'elemento devastante in tutta la vicenda è la deliberata leggerezza che agita le volontà per giungere a un omicidio privo di movente. E' proprio qui la matassa autentica, un labirinto che smuoverà un processo epocale nel quale alla fine entrerà anche la psicanalisi, una voluttà emotivamente infantile del senso del male, pruriti ingegnosamente malati, vertigini d'inspiegabile aperte sotto gli occhi di tutti. Letteralmente affascinato, incatenato per tre notti su questo libro pesante e lieve come una piuma la cui punta emana veleno. Un lavoro superbo che consiglio senza esitazioni.

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    Vladi

    15/10/2017 17:51:36

    Un professore mi disse una volta che una faccia della luna è sempre al buio. Anzi è più corretto dire che non la vediamo. È ignota. Con il tempo, i libri e i giornali letti, capii che la stessa cosa accade per gli esseri umani, non saprei dire se sia così anche per gli animali. C’è una parte di noi che vive nel buio, che non conosciamo, che non sappiamo di avere fino a quando non la incontriamo per la prima volta. E il primo incontro ti cambia per sempre. Può avvenire per paura, per rabbia, per desideri mai provati prima o perché al tuo fianco c’è qualcuno che riesce a farti sentire invincibile e pronto a tutto. Forse è proprio quello che è successo ad Artie e Judd, erano insieme, ed è bastato questo a cancellare in un colpo solo tutte le leggi dello stato dell’Illinois. Mentre il proibizionismo stava regalando fortuna e prosperità ad Al Capone e ad altri gangster come lui, due ragazzi fecero quello che nessuno aveva fatto prima, fecero quello che non doveva essere fatto per nessun motivo… già il motivo. Qual era il motivo? Grande Meyer Levin, è il mio primo incontro con questo scrittore, e grande romanzo o forse è meglio dire documentario. Sì, perché si ha sempre la netta impressione di seguire gli eventi dal vivo senza finzioni, prima con gli occhi dei due protagonisti poi con quelli del cronista che li osserva da vicino, che parla con loro e li conosce personalmente e cerca di capirli anche se la comprensione gli causa sofferenza. Levin racconta ed analizza quello che succede quando la pazzia prende il sopravvento e non sei più padrone delle tue azioni. O forse no, non ho capito nulla, è proprio quando il lato oscuro regna che sei il padrone del tuo destino.

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