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Alberto Manguel

Editore: Adelphi
Anno edizione: 2005
Pagine: 77 p. , Brossura
  • EAN: 9788845919695

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    alida airaghi

    21/10/2016 21.01.46

    Alberto Manguel rivela qui la sua dipendenza affettiva e culturale da J.L. Borges, di cui descrive tic e abitudini domestiche, abbigliamento e mobilio della casa, dopo averlo frequentato da adolescente con l'incarico di "lettore" serale. Il grande scrittore divideva un piccolo appartamento («ovattato, caldo, lievemente profumato») con la possessiva madre novantenne, con la premurosa domestica Fanny e con il gatto bianco Beppo. La sua era una casa piccolo-borghese, con la camera da letto spartana, le poltrone consunte, scarsi quadri di scarso valore, poche librerie ospitanti solo enciclopedie, dizionari, qualche classico ma nessun libro suo. Pressoché indifferente all'arte, «era singolarmente privo di interesse per il mondo fisico ... il suo mondo era interamente verbale: la musica, il colore e la forma vi entravano di rado». Borges leggeva in maniera anarchica e con un certo esibito snobismo, preferibilmente in lingua originale (adorava il tedesco) e mandando a mente, grazie a una memoria prodigiosa, poesia e interi brani narrativi. Nutriva grandi passioni e violente idiosincrasie letterarie. Si dichiarava spudoratamente sentimentale, e rivedeva molte volte lo stesso film, raccontato dall'accompagnatore di turno: prediligendo i western e i musical come West Side Story. Spietato nel commentare la stupidità e l'ignoranza altrui, beffardo e ironico nelle risposte, amante dei paradossi e dei nonsense, era tuttavia ottusamente irremovibile riguardo ad alcuni pregiudizi che rasentavano il razzismo e il luogo comune. Viveva l'amicizia, l'amore, la fede attraverso la lente acuta e disanimata della letteratura, sicuro che nei libri fosse possibile trovare il mondo intero, e che viceversa tutto il mondo fosse un libro da leggere. «Per Borges, il nocciolo della realtà stava nei libri: nel leggere libri, scrivere libri, parlare di libri. In maniera viscerale, era consapevole di continuare un dialogo iniziato migliaia di anni fa e che credeva non sarebbe mai finito».

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    Massimo Gatta

    23/05/2005 11.41.53

    Un libro dedicato a Borges, ogni nuovo libro, è uno sguardo sulla Letteratura, non su un singolo letterato. Questo opuscolo di Manguel, di cui non possiamo non ricordare il magico Una storia della lettura, è come un sogno: troppo breve, forse futile, ma impagabile perchè di Borges vorremmo sapere sempre di più. E' un testo che, paradossalmente, non può passare attraverso la griglia della critica letteraria perchè è un dono, dell'autore a se stesso e da lui a noi, e i doni non si criticano, si accettano. Manguel ci parla solo dell'uomo, non della Letteratura di quest'uomo, e parlando dell'uomo parla solo di Letteratura, per il motivo di cui dicevo all'inizio. E' poco più di un opuscolo, ma prezioso lo riporremo accanto ai tanti volumi del Borges che ognuno di noi ha letto a suo modo, seguendo il proprio ritmo interno, ci servirà da viatico in quella Letteratura che aveva un nome e un cognome che forse, nel labirinto borgesiano, non esistevano ed erano la memoria di qualcun'altro. Borges, del resto, negli utlimi anni scrisse proprio un racconto dal titolo La memoria di Shakespeare, su un uomo che eredita la memoria del Bardo; e la prodigiosa memoria dell'argentino si è diluita in ognuno dei suoi innumerevoli lettori. Peccato solo che Adelphi (e ci chiediamo il perchè) non abbia ristampato anche le fotografie che integravano l'edizione originale.

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