Categorie

Nicola Lecca

Editore: Marsilio
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
Pagine: 151 p. , Brossura
  • EAN: 9788831792882

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Laura

    16/01/2009 14.55.32

    Re: L’Imperatore. Racconto di introspezione, profondo ed analitico. Anch’esso si avvale della musica colta. La preparazione ad un importante concerto fa riemergere dal subconscio del protagonista una paura irrazionale, incomprensibile al celebre musicista, che teme di affrontare il Quarto e il Quinto Concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven. Parigi sussurra in sottofondo, il maestro vive un’attesa inquieta ed inquietante, attorniato da profumi di fiori e ambienti ricercati sino a che un violento incubo lo pone di fronte ad un’antica angoscia, una patologia dell’infanzia, mai veramente rimossa. Solo affrontando i due concerti di Beethoven, riuscirà a risalire al dramma che lo aveva profondamente segnato. Potrà così sciogliere il dolore e le sue mani si muoveranno agili e libere sulla tastiera. Il concerto sarà un successo. Interessante analizzare tale percorso. Subito, balza all’occhio la fantasiosa e pregiatissima composizione di rose gialle striate di nero, vero e proprio mistero della natura. Le loro tonalità visive diventano sfumature profumate. I lettori non possono avvertirne il profumo e Nicola Lecca, con maestria da vero artista, ce lo impone visivamente con un’immagine originalissima basata su un improbabile e vivacissimo contrasto squarciante gli interni con la violenza dei colori. Lo sfondo, anche qui, si fa scuro per lasciar risaltare l’affiorare di un pensiero unico, ancora indecifrabile e non attinente alla realtà. Queste strane rose si ripresenteranno a scadenze regolari e lo attenderanno anche nella sua camera d’albergo. La loro essenza, in questo racconto, sostituisce la nebbia ed il gelo presenti quasi sempre nella letteratura dell’autore: “…il loro profumo si era diffuso per tutte le stanze e mi accompagnò sino a che presi sonno”. Si direbbe una fragranza materna...

  • User Icon

    Laura

    09/01/2009 18.22.52

    ...L’artista è solo. A riportarci nell’epoca contemporanea sono i suoni volgari e prepotenti di una radio. Dal Barocco pittorico al Romanticismo musicale, siamo scaraventati impietosamente nella mediocrità. Meglio fuggire, lasciarsi di nuovo avvolgere dal freddo e dalla nebbia (anima) per calmare i tumulti dei nostri cuori. E, ad appagarci, ecco un nuovo grandioso concerto nascere dai rumori notturni ovattati dalla nebbia. Delicato, felice e rivelatore, accompagna la solitudine dell’uomo nei meandri e nei misteri del tempo. Grigio della nebbia, bianco del pallore della pelle, rosso fuoco sprigionante improvviso e violento calore dal gelo, essi hanno, in realtà, uno sfondo oscuro, addirittura nero. Fantastiche visioni di colori e musiche uscite dalla notte grazie allo sforzo creativo dell’artista. Se in Pirandello la Natura o Dio usano l’artista come mezzo per continuare l’Opera creatrice, in Nicola Lecca queste forze arcane sono celate dietro uno sfondo invalicabile sul quale si muove, appare e talvolta svanisce la nebbia (o il gelo dominante). Le vicende umane, strettamente condizionate da queste presenze, riescono talvolta ad emergere in veri e propri atti artistici: gioielli che fioriscono all’improvviso con colori forti, in gesti pittorici e musiche dirompenti, ritmati dalle riflessioni delle menti e dagli accadimenti umani

  • User Icon

    Laura

    08/01/2009 12.25.14

    Do: Angoscia di un genio In questo racconto, il cui titolo ne è già essenza, tutto è genialità, musica ed arte: il preludio, partendo da un misterioso dipinto, probabilmente del Seicento, racchiude in sé lo svolgersi angosciato della composizione ed i colori dominanti che squarciano talvolta il freddo e la nebbia come note di uno spartito in un crescendo altissimo che poi cala quando l’elemento grigio avvolge, attenua o addirittura paralizza le azioni per poi riprendere a far vibrare emozioni e pensieri. Vorrei essere musicologa per poter paragonare ogni parola alle note di una sinfonia, saperne analizzare la struttura e descrivere la bellezza delle immagini che ogni passaggio fa nascere nella mia mente. Ma capisco meglio le arti visive, per cui cercherò di approfondire questo aspetto, anch’esso sempre presente nella letteratura di Nicola Lecca, colta ed ampia che, per la capacità di toccare ogni espressione artistica, la rende originale e vitalissima. Splendida la descrizione del giovane aristocratico del dipinto, emaciato e femmineo. Attorniato dalla nebbia, egli risalta nel suo pallore sul rosso fuoco del sedile. La profonda proprietà linguistica descrive con efficacia ogni dettaglio del suo corpo e dell’ambiente in cui è immerso. Dalla nebbia egli esce ed il ricordo di quel momento estatico ci accompagna in sottofondo. Non possiamo dimenticarci di lui: egli, sottilmente, si fa personaggio, diviene forse narratore e, attraverso le nebbie del tempo, è nostro contemporaneo. Se nel dipinto le sue labbra sembravano intente a baciare l’anima di ognuno, nel musicista esse baceranno la nebbia. Il colore rosso fuoco del sedile diromperà nuovamente come musica violenta e altissima nell’immagine delle pesanti tende di velluto rosso chiuse con decisione come il movimento veloce delle mani di un direttore d’orchestra. Ci siamo persi nella musica e nello spazio temporale. La nebbia continua a dominare la scena, divenuta teatrale...

Scrivi una recensione