La congiunzione dei due oceani

Muhammad Dara Sikoh

Editore: Adelphi
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 23 marzo 2011
Pagine: 169 p., Brossura
  • EAN: 9788845925597
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Descrizione
È noto che il pensiero indiano fece irruzione sulla scena filosofica europea grazie all'entusiasmo suscitato in Schopenhauer dalla lettura della prima traduzione occidentale delle Upanisad ad opera di Anquetil-Duperron, uscita nei primissimi anni dell'Ottocento. Meno noto è che per la sua versione latina Anquetil-Duperron si era basato su una traduzione persiana, realizzata nel 1657 e patrocinata dal principe moghul Muhammad Darà Sikòh (1615-1659). La dinastia musulmana dei Moghul, che regnò sull'India a partire dal 1526, aveva già mostrato grande apertura e interesse per il sapere indiano, in particolar modo durante il regno dell'imperatore Akbar, ma il suo pronipote, Dara Sikoh, si spinse ben più in là. Affiliato alla confraternita sufi della Qadiriyya e seguace delle dottrine del grande mistico musulmano Ibn 'Arabi, attraverso l'assidua frequentazione di yogin e sapienti indù giunse alla conclusione che rispetto al sufismo non vi era "differenza alcuna, fuorché divergenze lessicali, nel loro modo di percepire e comprendere il Vero". A sostegno di tale tesi nel 1655 scrisse "La congiunzione dei due oceani", in cui si sforzò di mostrare la puntuale corrispondenza fra i princìpi della tradizione spirituale indù e quella musulmana. Posizione tanto audace quanto pericolosa: pochi anni dopo, quando il fratello Aurangzeb si impadronì del trono e pose fine alla lunga tradizione di tolleranza religiosa dei sovrani moghul, l'illuminato sincretismo di questo libro gli costò la testa.

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    Luca Lucatello

    14/05/2016 19:40:10

    Questo testo è stato una magnifica sorpresa!...da leggere, ri-leggere, gustare in ogni sua parte... uno straordinario esempio di dialogo interreligioso e una luce di sapienza che ci viene dall'India del XVII secolo.

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