La conoscenza del peggio

Manlio Sgalambro

Editore: Adelphi
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 4 aprile 2007
Pagine: 171 p., Brossura
  • EAN: 9788845921483
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Descrizione
"All'uomo non conviene considerare, riguardo a se stesso e riguardo alle altre cose, se non ciò che è l'ottimo e l'eccellente; e inevitabilmente dovrebbe conoscere anche il peggio, giacché la conoscenza del meglio e del peggio è la medesima" dice Platone in un passo del Fedone. Tuttavia, aggiunge Sgalambro in questo libro ad alta temperatura speculativa, la filosofia si è invece legata strettamente solo al "meglio", tanto da identificarvisi, e lo stesso Platone non ha affrontato minimamente la conoscenza del peggio che raccomandava. Vi è stato, certo, un "pessimismo che si è assunto il compito di trattare del pessimum, ma passando attraverso la sofferenza", e facendoci pagare i "lugubri stati d'animo del pessimista", mentre "solo dopo il dolore compare il vero pessimismo". Verso quest'ultimo, dunque, non può che condurci un "fanatico della verità" come Sgalambro: il metodo che Sgalambro utilizza assomiglia molto a un libero flusso di un pensiero erratico che si sviluppa attraverso contrappunti capaci di suscitare inattese accensioni nella mente del lettore. Ma per tornare sempre, lungo un percorso le cui diversioni compongono in realtà un disegno di mirabile coerenza, al tema dominante, fulcro di un'opera filosofica fra le più notevoli dei nostri tempi. E non senza un sentimento di contagiosa euforia.

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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Cristiano Cant

    21/05/2014 11:15:05

    Avere nelle tasche la miseranda moneta del negativo, dell'orrido, del malefico, averla in un naturale atteggiamento verso la vita che forse è il più riuscito, il più sapiente, e da lì cominciare pian piano a svuotare quel fagotto di orrore e trarne, gradualmente, attentamente, umilmente, il senso di un dolore via via orientato verso piccole confortanti lame di luce. L'uomo che pensa non può che disporsi in tal modo nel confuso ginepraio del molteplice, del tragico in ogni sua fattezza, quasi agognando quelle spine taglienti sulle sue guance incolumi. Sgalambro sorprende e invita a un peggio che è salvezza, disegnando un pensiero ai bordi del nulla che è tuttavia impronta di conforto, quiete, persino sorriso.

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    matthias blasi

    29/09/2009 17:47:38

    L'uomo attardato confonde passato e futuro in uno stesso rimpianto

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