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Gabriele Profita, Giovanni Sprini

Editore: Franco Angeli
Anno edizione: 1990
Pagine: 184 p. , ill.
  • EAN: 9788820437046
PROFITA, GABRIELE / SPRINI, GIOVANNI, La conoscenza magica

MARKIDES, KYRIACOS C., Il mago di Strovolos

INTROVIGNE, MASSIMO, Il cappello del mago
recensione di Macioti, M.I., L'Indice 1991, n. 4

Diceva Jean Lacroix nei suoi studi e commenti a "La sociologie d'Auguste Comte" che il positivismo è la filosofia che, con lo stesso gesto, sopprime Dio e clericalizza il pensiero. Da allora molto tempo è trascorso e molti mutamenti sono avvenuti se la nostra epoca vede una fioritura di segni diversi, quasi una rivincita dell'immaginario simbolico di contro al realismo un po' riduttivo e mortificante di certe impostazioni. Antropologi, psicologi e sociologi si sono resi conto dell'esistenza di "atmosfere pesantemente impregnate di misticismo, di amore per l'occulto che va al di là di ogni ragionevolezza" (sono parole di Profita e Sprini); al di là della razionalizzazione sul diritto di cittadinanza di alcuni fatti e stati d'animo, una certa difficoltà ad accettarli pienamente, un certo giudizio negativo, qua e là affiora.
Ma studiosi di scienze giuridiche sembrano ad esempio affascinati dalle mille forme che viene assumendo ai nostri giorni il desiderio di spiritualità e di abnegazione giovanile, il fascino del mistero, l'avventura dell'autoperfezionamento. Potrebbero sembrare fatti residuali, fenomeni del passato: si tratta invece di istanze e pulsioni che caratterizzano decisamente il presente, come tempo addietro aveva notato Ferrarotti parlando della insufficienza e riduttività delle categorie dicotomiche razionale/irrazionale (in Aa.Vv., "Forme del sacro in un'epoca di crisi", Liguori, Napoli 1978). Viviamo in un clima di rinnovato interesse rispetto a forme di tipo mistico e magico, il che rimanda, come sottolineano gli autori de "La conoscenza magica", all'inadeguatezza dei codici culturali preposti all'interpretazione e alla spiegazione di questi stati d'animo.
Massimo Introvigne da parte sua esamina in forma ampia e documentata, seguendone i difficili e a volte contorti percorsi, i nuovi movimenti magici, dallo spiritismo alla New Age, dal culto dei dischi volanti agli ordini rosacrociani, dal martinismo ai templari e alle chiese gnostiche. Si sofferma sulla magia cerimoniale, offre una panoramica attenta dei principi teorici ma anche delle diramazioni concrete dei gruppi, ordini culti, circoli, filiazioni. Arriva a trattare dell'esoterismo cristiano, dal più noto Ordine del Santo Graal-Società del Graal fino a meno conosciute accademie. Approda quindi al neopaganesimo e alla neostregoneria e al satanismo, nelle sue molteplici forme, a partire dal "satanismo razionalista", di tipo largamente simbolico, in cui Satana rappresenta la trasgressione, la ragione, "tutto quanto l'oscurantismo, la 'superstizione' religiosa e la morale giudeo-cristiana hanno vietato" (p. 383). In questi casi, spiega Introvigne, messe nere, profanazione di simboli cristiani e atti analoghi hanno la funzione di psicodramma, di liberazione da un pesante retaggio di tipo religioso-morale cristiano.
L'autore segue tracce e intrecci, ricostruisce scissioni, descrive il risveglio gnostico e occultista, in cui la messa nera è una puntuale inversione del rito cattolico anche se rifugge da alcuni eccessi. Esiste anche, apprendiamo, una "Bibbia di Lucifero", sorta di "nuova rivelazione" che risente delle teorie di Crowley ma anche del satanismo contemporaneo e della teosofia. Particolarmente sfuggente e clandestino è il satanismo "acido", che sale a tratti alla consapevolezza del pubblico in occasione di qualche fatto di cronaca nera, come nel caso di Charles Manson e della sua Famiglia. Lo schema proposto da Introvigne al riguardo è il seguente: "dieci-quindici giovani fra i quattordici e i venticinque anni... che si associano principalmente per procurarsi e consumare droga; la lettura di testi di satanismo e l'ascolto di musica rock 'satanica'; l'inizio in segreto di riti rudimentali...; la scoperta, in seguito a reati che vanno da casi relativamente meno gravi di profanazione di chiese e cimiteri o sacrifici di animali fino a episodi francamente raccapriccianti" di sacrifici umani: forse, uno dei gruppi più aberranti in una galassia complessa e dai molteplici aspetti.
Al di là del valore documentario il testo di Introvigne ha a mio parere il merito di sottolineare le assonanze, in varie epoche, fra immaginario magico e tendenze razionalistiche, la sua esistenza tipicamente moderna, che in alcune forme quali lo spiritismo e i culti ufologici ha assunto colorazioni decisamente radicaleggianti in politica si è posto come mezzo di rigenerazione sociale, si è richiamato alla libertà di pensiero e al socialismo utopistico. Un punto, questo, che meriterebbe ulteriori ricerche e approfondimenti e che non trova per ora riscontro ne "La conoscenza magica", dove pure esistono assonanze e convergenze, se dai risultati del questionario gli autori concludono che "il pensiero magico... non solo è una vera e propria organizzazione cognitiva del mondo esterno", ma ristabilisce un ordine, un posto ad ogni fatto" e "consente anche per la sua caratteristica rituale, di ritrovare un ordine interiore" (p. 149). Cade il mito, intanto, del monadismo della magia, della mancanza di persone che non siano "clienti": al contrario si sottolinea il ruolo essenziale del gruppo, la sua importanza per l'esplicitazione dei carismi.
Questo appare anche ne "Il mago di Strovolos", opera di un sociologo greco, docente all'università del Maine. Markides ha scelto di riportare i colloqui avuti nel corso delle sue ricerche con un mago, Daskale, noto soprattutto per le sue guarigioni sia fisiche che spirituali. Il testo risulta vivido in alcuni parti, ma nel contempo appesantito da una terminologia particolare e da una sovrastruttura magico-religiosa proposta dal mago stesso come verità assoluta. Sentiamo così parlare di "elementari", pensieri cioè e sentimenti proiettati da un individuo ma che sembrano poi vivere di vita propria, o di "exomatosi" o fuoriuscita dal corpo. Al di là delle teorizzazioni un po' farraginose e che appesantiscono la lettura, molti fenomeni di cui si tratta ben si sposano con altri che trovano cittadinanza nei gruppi descritti da Introvigne. Così vediamo il mago spostarsi in astrale o muoversi pur lasciando fermo il corpo, dare descrizioni di luoghi lontani e mai veduti con gli occhi fisici, percepire turbamenti e dolori di persone care, a distanza. Lo ascoltiamo raccontare (e i testimoni confermano) di avvenute guarigioni, ma anche di diagnosi cui si fa seguire un unico consiglio: il ricorso al medico. Anche nelle sue contraddizioni, il personaggio rimanda a problemi generalmente presenti in questo universo: si ritiene profondamente cristiano, ma ha continue difficoltà con il clero, ritiene più facile avere a che fare con un ateo che non con un fanatico religioso: gli inferni e i purgatori, a suo parere, sono creati dai singoli a seconda del proprio modo di vita, del proprio carattere: ci puniamo da soli; non c'è punizione eterna ma solo "l'acquisizione dell'esperienza della materia che sviluppa per noi la nostra autocoscienza" (p. 134).
Forse, per una migliore comprensione sarebbe stata opportuna una rilettura dello studioso, che marginalizza invece la propria presenza per lasciare spazio alla figura di Daskale: con il risultato di imporre al lettore un faticoso lavoro di cernita e di estrazione di linee e di possibili doti eccezionali dal coacervo di sovrastrutture e costruzioni che rischia di offuscare l'interesse del caso. Forse per questo la versione italiana non ha raggiunto la fortuna di quella inglese, uscita da Routledge & Kegan Paul.
Al di là delle difficoltà e dei limiti di questi testi, mi sembra che essi rimandino comunque all'impossibilità di ignorare il risveglio del magico, alla rivendicazione di spazi legati all'emotività, al rifiuto dei dogmi, alla sperimentazione, pur con tutti i rischi che questo comporta. Rischi, infatti, ce ne sono: le parti sul satanismo e anche altre, in Introvigne, sono chiare al riguardo, n‚ da questo punto di vista è casuale che fra gli studiosi di questi culti ci siano ormai noti giuristi: sarebbe però davvero fuorviante leggere questi ricchi e complessi movimenti principalmente dal punto di vista della devianza.