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La conoscenza personale. Introduzione alla fenomenologia
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La conoscenza personale. Introduzione alla fenomenologia - Roberta De Monticelli - copertina
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La conoscenza personale. Introduzione alla fenomenologia Roberta De Monticelli
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2
2000
1 gennaio 2000
202 p.
9788878028746

Voce della critica


recensioni di Spinicci, P. L'Indice del 1999, n. 10

«I filosofi hanno nostalgia dell'individuale» - in quest'espressione felice è forse racchiusa la chiave della complessa unità dell'ultimo libro di Roberta De Monticelli: una riflessione sulla conoscenza personale, che è anche un'introduzione al metodo fenomenologico e una riproposizione - e non solo a livello stilistico - della forma filosofica della meditazione.
Questa nostalgia determina innanzitutto la scelta dell'oggetto: non si parla delle cose, che sono individuali pur senza avere un'individualità, ma delle persone. La nostalgia dell'individuale ci riconduce così dall'oggetto all'atteggiamento della ricerca: una riflessione filosofica sul concetto di persona chiede che il filosofo si disponga in un atteggiamento meditativo che sia insieme espressione del significato esistenziale della prassi filosofica e strumento per ricondurre l'analisi dei concetti all'esperienza soggettiva da cui hanno tratto origine.
Di qui il richiamo a Husserl e in particolar modo a quel "principio di fedeltà" - l'esperienza non va spiegata ma descritta - che viene proposto come il principio fondamentale della riflessione fenomenologica. Di una filosofia che si attenga a questo principio si avverte oggi il bisogno: le si chiede infatti di sanare la frattura "fra l'esperibile e il pensabile a proposito di noi stessi". Per l'autrice, ciò che di noi pensiamo nel linguaggio ufficiale della riflessione teorica è dettato dalle filosofie naturalistiche della mente. Ma il linguaggio dell'obiettivismo nega proprio ciò che di noi stessi esperiamo: il dialogo tra l'io e la mente, che occupa la quarta meditazione e che dà voce a questo dissidio, si conclude così osservando come dalle "neurofilosofie" non possa che derivare una radicale cancellazione del significato delle parole necessarie per parlare di me e degli altri - una radicale negazione del principio di fedeltà, dunque.
La posta in gioco è tuttavia più alta e il lettore non deve credere che si voglia soltanto difendere la sensatezza di parole come "persona", "libertà", "io": si vuole anche sostenere che la psicologia come scienza deve adattarsi alla natura del suo oggetto - all'ontologia della persona. Al principio di fedeltà deve affiancarsi il principio di trascendenza: fare fenomenologia, si legge, significa "lasciarsi guidare oltre le apparenze dalle apparenze stesse". Ora, che ogni persona sia di più di ciò che ci si mostra è un fatto su cui il libro insiste, e a ragione: le persone hanno un'interiorità, ed è possibile approfondire la loro conoscenza, cogliendone i lati nascosti. E tuttavia sul senso preciso di queste metafore le considerazioni proposte mi sembrano troppo rapide. Al lettore si impone fin da principio un modello - che trae la sua legittimità dall'ambito delle cose materiali: se la percezione degli aspetti parla della trascendenza dell'oggetto spaziale, l'irriducibilità della persona a ciò che ora ne colgo parlerà di una realtà personale. Altri modelli tuttavia sono possibili.

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Conosci l'autore

Roberta De Monticelli

1952, Pavia

Ricopre la cattedra di Filosofia della persona presso la Nuova Facoltà di Filosofia dell’Università Vita Salute San Raffaele di Milano. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni di carattere filosofico. Con Garzanti ha pubblicato: Le preghiere di Ariele, L’ordine del cuore, Le novità di ognuno. Persona e libertà. Con Raffaello Cortina: La questione morale, 2010; La questione civile, 2011; con il Gruppo editoriale L’Espresso: Roberta De Monticelli racconta Agostino, Tommaso e la filosofia medievale (Capire la filosofia), 2011. Nel 2015 è prevista l'uscita, con Einaudi, di Il valore e l'indifferenza.

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