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Augusto Graziani

Collana: Temi
Anno edizione: 1997
Pagine: 252 p.
  • EAN: 9788833910147

recensione di Gattei, G., L'Indice 1998, n. 2

A mio parere in questa raccolta di note economiche pubblicate tra il 1980 e il 1996 non è stato opportuno separare la parte dedicata a "Industria, salari, lavoro" da quella dedicata a "Lira, moneta, finanza", perché i due argomenti fanno talmente tutt'uno che certe vicende della prima non si spiegano senza quelle della seconda. Ne sarebbe uscita una cronaca utile come materiale d'archivio per la storia, ancora tutta da venire, della "controrivoluzione monetarista" in Italia di cui Carlo Azeglio Ciampi è stato il grande (e defilato) manovratore. Infatti gli articoli di Graziani, scritti (come si dice) sul tamburo, permettono di cogliere i retroscena delle scelte politico-economiche di allora, e siccome "una politica economica incisiva deve partire da lontano, individuare i ceti meritevoli di sostegno e divisare azioni di carattere generale volte a rafforzare la loro posizione nella compagine sociale", essi ci aiutano a comprendere negli interessi di chi quelle scelte sono state, di volta in volta, adottate.
Che non sono stati di certo i lavoratori e i loro sindacati, in cui fin dall'inizio della controrivoluzione si individuarono i responsabili del "nemico economico n. 1": l'inflazione. E a nulla valse che Graziani ammonisse da subito che "il sindacato, ben lungi dall'essere al timone dell'inflazione, è se mai la vittima degli attacchi disgregatori che l'aumento dei prezzi porta contro la sua compagine". A quel timone c'erano piuttosto "una esplosione di disavanzi pubblici e una politica monetaria accomodante" (Franco Spinelli, Michele Fratianni, "Storia monetaria d'Italia", Mondadori, 1991) e quindi ministri del tesoro e governatori della Banca centrale impegnati, a colpi di carta moneta e spesa assistenziale, a salvar l'Italia dal "sorpasso elettorale" del Pci sulla Dc. Che poi non ci fu, sicché quei ministri e governatori hanno ben meritato dal paese.
Ma questo è l'antefatto delle cronache di Graziani, che prendono il via con la promozione del "castigamatti" Ciampi a governatore. E con lui tutto cambiò: la nuova politica economica si giocò sul presupposto (ricopiato dalla "reaganomics" d'oltreoceano) che si potesse "governare un'economia tenendo il corso dei cambi a un livello irrealistico, purché al tempo stesso i tassi d'interesse siano tenuti a livelli superiori a quelli degli altri paesi". Avemmo così il "capovolgimento della politica valutaria rispetto al decennio precedente": la lira sempre più forte nello Sme. E che ne sortì? Che il sindacato ha dovuto subire la più "trionfale restaurazione dei profitti" che sono passati, secondo un'indagine di Mediobanca, dal 7 per cento del valore aggiunto del 1975 al 45 per cento del 1995. Dunque ben meritato anche Ciampi!
Però la manovra aveva un prezzo, che il paese accettò di buon grado di pagare anche perché per alcuni non era da pagare bensì da incassare. Quel prezzo erano gli alti tassi di interesse necessari a chiamare in patria i capitali stranieri utili a "puntellare la bilancia dei pagamenti", che però penalizzavano oltremodo il governo, costretto a pagare un maggiore onere finanziario appetibile per il cosiddetto "Bot-people". "Oggi è di moda affermare che alle radici del debito pubblico si troverebbe la finanza allegra voluta dalla nostra classe politica. Non sarà quindi male ricordare che ormai da diversi anni il disavanzo di parte corrente del bilancio pubblico è dovuto unicamente ai pagamenti per interessi, e che sono stati proprio gli oneri finanziari a produrre l'accumularsi vorticoso del debito". E "a questo punto verrebbe voglia di dire che la politica monetaria messa in atto dall'Italia a partire dal 1979 ha creato un autentico guazzabuglio. Contro tutte le regole della politica economica, le autorità monetarie, manovrando uno strumento solo, quello del cambio forte, sono riuscite a realizzare almeno quattro obiettivi (tutti negativi): inflazione interna, penalizzazione dell'industria esportatrice, debito estero crescente a spirale, debito pubblico interno alle stelle".
La controrivoluzione monetarista ha trovato un momento di sosta nel 1992 quando l'Italia è stata costretta a uscire dai cambi fissi e svalutare la lira (in mezzo al cordoglio dei più) a seguito della guerra dei tassi d'interesse tra Stati Uniti e Germania. Ciampi si era provato a difendere la parità (e Graziani: "L'ostinazione con la quale il governo e le autorità monetarie si accaniscono a difendere il cambio della lira è sempre più difficile da intendere. Le poche occasioni per effettuare una manovra a freddo sono state lasciate cadere e oggi il governo, rinviando ulteriormente la svalutazione, non fa che accordare agli speculatori tutto il tempo che desiderano per mettere in salvo i loro capitali"), con l'unico risultato di far perdere 32.000 miliardi di riserve valutarie alla Banca d'Italia. Ben meritato allora Ciampi?
Invece "per fortuna che abbiamo svalutato", aveva subito intitolato "L'Espresso" che vedeva più lontano. Perché all'ombra dei cambi flessibili e della lira debole gli imprenditori del Nordest si sono precipitati in una "guerra di corsa" commerciale che ha consentito di rendere attivo il saldo dello scambio delle merci per una cifra che, fino al 1996, ha superato nel complesso i 275.000 miliardi di lire. A loro volta i governi Amato e Ciampi, "spietatamente saggi", hanno dato loro una mano "perché, attraverso una manovra di riduzione della spesa pubblica e di aumento delle imposte, provocarono, per la prima volta nella storia dell'Italia repubblicana, una caduta non solo degli investimenti ma anche dei consumi; ed il crollo della domanda contribuì ad evitare l'aumento dei prezzi. Si realizzò così un miracolo che nessun esperto aveva previsto: una crescente svalutazione esterna della lira senza un'inflazione interna corrispondente". Bravi allora Amato e Ciampi (e Berlusconi? e Dini?) ma, come al solito, nell'interesse di chi?
Fin qui la lettura di Graziani dei nostri ultimi anni d'economia comparsa, a suo tempo, in gran parte su giornali a larga diffusione come "l'Unità", "il manifesto", "Liberazione" o il "Corriere della Sera". Eppure, a leggerla oggi tutta d'un fiato, sorprende per la novità dissacratoria. Perché mai? Perché Graziani è stato lasciato solo a fare il "grillo parlante"; perfino quegli economisti "critici" d'un tempo, così abili a far le bucce a Lorsignori quando (per esempio) era Carli governatore, oggi preferiscono fare i maestri del coro. Ma il loro era un destino che lo stesso Graziani aveva previsto in una memorabile relazione del 1978 (apparsa sui "Quaderni Piacentini", 1979, n. 70-71 e poi nel volume "Scelte politiche e teorie economiche in Italia 1945-1978", a cura di Giorgio Lunghini, Einaudi, 1981, che dispiace non aver visto qui ripubblicata): sarebbero stati fagocitati dal regime per la loro obbedienza al rispetto delle compatibilità: allora della stabilità monetaria o dei conti con l'estero, oggi del bilancio dello Stato o dei parametri di Maastricht.


ALTRI LIBRI DI POLITICA ECONOMICA

Charles P. Kindlerbeger, "I primi del mondo. L'egemonia economica dalla Venezia del Quattrocento al Giappone di oggi", Donzelli, Roma 1997, ed. orig. 1996, trad. dall'inglese di Maria Baiocchi, pp. 351, Lit 35.000.
Paul Bairoch, "Economia e storia mondiale", Garzanti, Milano 1996, trad. dall'inglese di Paolo Barile, pp. 238, Lit 34.000.
Tommaso Padoa-Schioppa, "Il governo dell'economia", Il Mulino, Bologna 1997, pp. 95, Lit 10.000.
Nicola Rossi, "Meno ai padri più ai figli", Il Mulino, Bologna 1997, pp. 92, Lit 10.000.
Michele Salvati, "La sinistra, il governo, l'Europa", Il Mulino, Bologna 1997, pp. 98, Lit 10.000.
Cepr, "Moneta unica europea", Il Mulino, Bologna 1997, ed. orig. 1997, trad. dall'inglese di Fabio Masini, pp. 111, Lit 25.000.
M. Guglielmina Tenaglia Ambrosini, "La moneta e l'Europa da Bretton Woods a Maastricht, e oltre", Giappichelli, Torino 1996, pp. 245, Lit 32.000.
Federico Rampini, "Germinazione. Come cambierà l'Italia", Laterza, Roma-Bari 1996, pp.142, Lit 18.000.
"Lo scenario mondiale e il futuro dell'economia italiana", a cura di Paolo Onofri, Il Mulino, Bologna 1997, pp. 170, Lit 30.000.
"La disoccupazione nel lungo periodo. Cause e conseguenze", a cura di Luigi Frey, Il Mulino, Bologna 1997, pp. 215, Lit 35.000.
"Lavoro e non lavoro. Analisi, controversie e questioni aperte", a cura di Domenico Certosino, Donzelli, Roma 1996, pp. 130, Lit 30.000.
"La disoccupazione italiana. Rapporto del Centro Studi Confindustria", a cura di Sergio de Nardis e Giampaolo Galli, Il Mulino, Bologna 1997, pp. 323, Lit 48.000.
Giorgio Bodo, Gianfranco Viesti, "La grande svolta. Il Mezzogiorno d'Italia degli anni novanta", Donzelli, Roma 1997, pp. XI-176, Lit 35.000.
Daniele Checchi, "La diseguaglianza. Istruzione e mercato del lavoro", Laterza, Roma-Bari 1997, pp. XV-196, Lit 28.000.
Sebastiano Brusco, Giovanni Solinas, "Competitività e partecipazione", Il Mulino, Bologna 1997, pp. 165, Lit 24.000.
"L'evoluzione delle industrie ad alta tecnologia in Italia", a cura di Camillo Bussolati, Franco Malerba e Salvatore Torrisi, Il Mulino, Bologna 1996, pp. 283, Lit 34.000.
Bruno Anastasia, Giancarlo Corò, "Evoluzione di un'economia regionale. Il Nordest dopo il successo", Nuova Dimensione Ediciclo, Portogruaro (Ve) 1997, pp. 326, Lit. 34.000.
Laura Pennacchi, "Lo Stato sociale del futuro. Pensioni, equità, cittadinanza", Donzelli, Roma 1997, pp. 181, Lit 22.000.
"La finanza pubblica italiana. Rapporto 1997", a cura di Luigi Bernardi, Il Mulino, Bologna 1997, pp. 348, Lit 45.000.
"Promozione della concorrenza e politiche anti-trust. I fondamenti teorici e l'esperienza italiana", a cura di Alfredo Del Monte, Il Mulino, Bologna 1997, pp. 338, Lit 50.000.