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Dovevamo creare un corpo adatto alla danza, e per crearlo dovevamo per prima cosa distruggerlo.
«In un gioco di specchi l’autrice, con la sua scrittura accurata nel sezionare pensieri e situazioni, conduce il lettore nella tenebra di un corpo che ragiona per assenza» – La Lettura
Anita e Miriam sono le due ballerine di punta di un'importante compagnia di danza classica. Hanno lo splendore e l'energia dei vent'anni, ma hanno qualcosa in più delle loro coetanee: la leggerezza, la capacità di spiccare il volo. E qualcosa in meno: la danza fagocita le loro vite e spazza via tutto il resto. Si allenano molte ore al giorno, e il tempo che rimane è dedicato alla cura del corpo e alla ricerca di nuovi modi per rendersi impermeabili al cibo. Le uniche incursioni del mondo esterno nel loro appartamento sono le visite notturne del ragazzo di Miriam e di un suo amico strambo con la fissa per la scrittura, oltre ai messaggi degli ammiratori che Miriam ha collezionato sui social network pubblicando le sue foto. Anita considera Miriam talentuosa e carismatica, è convinta che sia una ballerina migliore di lei, ne è sedotta e al tempo stesso non può fare a meno di invidiarla, di sentirsi sottilmente in competizione con lei. L'estate è appena cominciata, insieme alle prove per Ondine , il nuovo balletto che la direttrice della compagnia – un'ex ballerina ossessionata dalla perfezione e dalla magrezza delle sue allieve – ha deciso di mettere in scena. Gli allenamenti sono massacranti, Anita è sempre più stanca, sotto pressione, gelosa della palese predilezione dell'insegnante per Miriam. Un giorno che sembra uguale agli altri, mentre le ragazze fanno la spesa dopo una lunga sessione di prove, Miriam si accascia al suolo e perde i sensi. Questo evento è destinato a cambiare per sempre la vita di Anita, mandando in frantumi tutte le sue certezze, a cominciare dal rapporto col proprio corpo. È l'inizio, per lei, di un cammino accidentato di ricostruzione della propria identità. Nel mondo della danza le leggi che valgono là fuori si annullano, la parola perfezione ha un significato diverso, che si avvicina molto al concetto di sparizione: "Quando si balla si azzera la distanza tra la vita e la morte, ci si innalza al di sopra dell'ovvio e del normale, e per farlo occorre ridursi a meno corpo possibile". È quello che Francesca Marzia Esposito riesce a fare con la sua scrittura leggera, plastica, delicata – a tratti cruda, feroce: ci porta lì dentro con sé, e di quel mondo ci fa sentire la fame, la violenza, l'assoluta vertigine.Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
La storia di due ballerine professioniste che vengono selezionate dalla loro insegnante per uno spettacolo, una talentuosa ed egocentrica, l'altra (la voce nerrante) gran lavoratrice, pronta ad annullarsi per aderire a ciò che gli altri si aspettano da lei. Ciò che ne esce è una storia asciutta ma crudele nella sua essenzialità. Bello!
"Corpi di ballo" di Francesca Marzia Esposito (Mondadori) è un libro che parla della distruzione dei corpi e della loro ricostruzione. I protagonisti di questo romanzo sono molteplici, da una parte troviamo, Anita e Miriam, le due ballerine di punta della K.H. Ballet, la scuola di danza della Holmes, ex ballerina ossessionata dalla magrezza delle sue ballerine, un personaggio talmente eccessivo da risultare credibile per chi ha in qualche modo frequentato l'ambiente della danza classica; dall'altra la danza stessa, e i corpi. I riferimenti al corpo sono sempre esatti, i corpi sono un luogo, che si modifica in funzione del modo in cui si sceglie di vivere, in funzione dell'obiettivo. In questa storia, i corpi si smaterializzano, tendono alla leggerezza, mettono in scena l'irreale. "I corpi delle ballerine non c'entrano con quelli delle donne, non sono una variazione sul tema "femminilità", anzi lo azzerano; i corpi delle ballerine non confondono la grazia con l'identità sessuale, derivano da tutt'altra cosa, sono disumani, iperarticolati, e hanno fattezze da insetti." Leggendo il romanzo, si avverte una tensione latente, amplificata dalla scrittura dell'autrice, nuda, razionale e ritmica. Un libro certamente strutturato, come lo sono alcune coreografie di cui si percepisce un disegno. Un libro che parla dei limiti, del confine sottile che esiste sempre tra tutto. La danza è piena di grazia e di ferocia. La danza è questione di educazione.
Recensioni
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