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Con questo volume Sandra Puccini tenta un'operazione del tutto nuova, almeno per l'Italia: quella di ricostruire la storia delle discipline etno-antropologiche e demologiche attraverso le "istruzioni, le guide, le norme per la documentazione, l'osservazione e la ricerca sui popoli". La storia delle discipline è colta attraverso la storia e l'analisi di strumenti di indagine nati e inizialmente utilizzati per scopi tutt'affatto diversi da quelli che guidano l'attività dello storico delle scienze antropologiche. Nel primo capitolo, infatti, vengono riletti e reinterpretati dal punto di vista antropologico ed etnologico i risultati delle varie inchieste parlamentari che furono promosse nei primi decenni di vita dello Stato unitario (sulle condizioni economiche e sanitarie delle popolazioni agricole, sulle condizioni morali, sui costumi e l'abbigliamento, sulle superstizioni e i pregiudizi, sui divertimenti abituali e le feste, sulle differenze etnologiche, ecc.). E così i primi decenni di vita dello Stato unitario si trasformano in un "laboratorio" di programmi, di metodologie, di informazioni che interessano non solo gli storici della società, ma anche gli storici delle varie discipline, ivi comprese le discipline antropologiche. Nella parte dedicata ai caratteri fisici e alla "psicologia etnica" dei popoli italiani antichi e moderni, entrano in funzione non solo istituzioni come la Società di antropologia ed etnologia, ma anche personaggi chiave nella costruzione della scienza antropologica, in particolare Paolo Mantegazza (del quale viene analizzato criticamente il questionario per la raccolta dei materiali per l'etnologia italiana del 1871), Enrico Morselli (che curò la sezione delle Scienze antropologiche alla grande Esposizione di Torino nel 1884), e Leopoldo Pullé (del quale si rievoca la
recensioni di Landucci, G. L'Indice del 1999, n. 09
C'è poi un capitolo sulle Istruzioni per lo studio della psicologia comparata delle razze umane (1873) compilate da Mantegazza, Illyer Enrico Giglioli e Charles Letourneau. Si tratta di un testo, a parere di Puccini, ispirato a un marcato determinismo biologico, a una sopravvalutazione dei caratteri razziali e a un vero e proprio pregiudizio eurocentrico. Si parla inoltre delle Istruzioni curate da Giglioli e Arturo Zannetti, dove la distinzione tra antropologia (scienza dell'uomo) ed etnologia (discorso sulle genti) è ormai chiaramente delineata.
Alla luce di queste premesse l'autrice illustra da una parte la "forma" e le tipologie dei testi (questionari, guide, vademecum, manuali, promemoria), descrivendone la variazione nel corso del tempo, dall'altra il ruolo svolto dai singoli individui che utilizzano i questionari e dalla comunità scientifica.Lo sviluppo delle scienze antropologiche italiane viene così messo in relazione con taluni momenti significativi della storia delle scienze antropologiche al livello mondiale. I testi, elaborati per conoscere i popoli vicini e lontani, vivono di vita propria, non sono mai "oggettivi".Oltre ai contenuti della scrittura in cui si esprimono le norme per la ricerca, manifestano stereotipi e pregiudizi. Ma hanno sempre a che fare con il "corpo, la mente e le passioni" dell'umanità.
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