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Don DeLillo

Traduttore: S. Pareschi
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
Pagine: 180 p. , Brossura
  • EAN: 9788806180805

Recensioni dei clienti

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    paolo

    23/09/2014 21.07.50

    A me questo glaciale e folle principe del male ha ricordato il Kurtz di Cuore di tenebra (o di Apocalypse now se si preferisce), quell'insieme di rigore e di pazzia, di oscurità e vitalità. In un giorno eccezionale (come tutti i suoi giorni) attraversa Manhattan da est a ovest, dalla prima all'undicesima avenue, nascondendosi l'inevitabile appuntamento col destino dietro al più banale e nostalgico degli impegni, un taglio di capelli dal vecchio amico barbiere. E il piccolo guerriero della notte che lo abbatterà, un ex sottoposto nelle folli imprese finanziarie del principe, da lui vessato con superiore noncuranza, farà giustizia con un crescente senso di colpa di fronte a quell'apparente superuomo che, con somma delusione, e' volgarmente mortale come chiunque altro. Ancora una New York costretta a far da metafora alla follia dell'esistere e del dover morire, ancora una scrittura acutissima, cesellata, attentissima, ma talvolta ostica e inafferrabile.

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    Michele

    16/01/2014 23.45.59

    Non mi ha convinto. Non sono riuscito nemmeno a finirlo.

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    egnik egnak

    30/06/2013 14.17.32

    consiglio ai lettori di questo libro bellissimo, anche la versione film di Cronenberg, altrettanto interessante, anche se l'attore Pattison rovina tutto, non è proprio indicato, anche se giovane e belloccio come i "business-boy" di oggi. Questo libro è il nostro futuro prossimo.

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    Giuseppe Russo

    14/10/2012 18.15.03

    Tagliente, affilata, premeditatamente iperbolica, la narrazione di DeLillo in «Cosmopolis» procede con un'efficacia strepitosa nel delineare la crudeltà con cui il mondo della speculazione finanziaria ha svuotato la nostra specie della sua umanità trasformandoci in masse di zombie. Come accade in altri suoi lavori, anche «Cosmopolis» è caratterizzato da una modalità narrativa peristaltica: esiste una guideline che inanella in clausole molto paratattiche la progressione del delirio dissociativo del protagonista Eric Packer, l'ambiente sul quale lui regna sovrano in virtù del suo potere economico e linguistico, ma che ogni tanto subisce come un singhiozzo l'irruzione di un livello della realtà esterna, che nella sua non-linguistica solidità, appare in grado di mostrare tutta l'inadeguatezza del tentativo di fuga costante del protagonista. È anche per questo che Eric ha un bisogno disperato di nascondersi dal reale trascorrendo tutto il tempo possibile nella sua limousine, che infatti è «non solo smisurata, ma lo era in modo aggressivo e sdegnoso, metastatizzante, un enorme oggetto mutante che sovrastava ogni obiezione» (p. 11). Intorno a questa specie di astronave che vaga fra le costellazioni formate dalle strade di Manhattan, gli zombi cui sono ridotti gli uomini restano muti, incapaci perfino di vedere gli spostamenti dei capitali che li stanno distruggendo, dato che in questo post-mondo «il denaro ha perso la sua qualità narrativa» (p. 67) e quindi la possibilità di dare significati.

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    marcostraz

    03/10/2012 09.19.01

    Sono rimasto un pochino deluso da Cosmopolis...mi aspettavo un libro più coinvolgente, invece non sono riuscito ad entrare nelle sue corde...sicuramente scritto bene e con una buona strutturazione, ma sinceramente l'ho trovato piatto e abbastanza noioso...

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    Maria Vittoria

    12/06/2012 11.04.45

    La prima parola che mi viene in mente per descrivere questo libro è "STRANO". L'ho letto per poi guardare il film ma spero che il film mi piaccia più del libro. Probabilmente non è il mio genere.

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    lucioluc

    03/04/2011 09.19.28

    Folgorante romanzo. Entriamo nel cuore più vivo e dolente della modernità. La giornata di un supermanager della finanza che vaga nella sua automobile sempre più spettrale mentre intorno scoppiano apocalittiche rivolte, incendi, tracolli finanziari e morali. Il più potente ritratto del nostro mondo che la letteratura ci abbia regalato. Immenso.

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    Patroclo

    04/01/2010 10.27.18

    Dopo il passo falso di Body Art, De Lillo non aumenta le ambizioni e va di nuovo sulla misura breve. Questa parabola sull´aviditá é comunque "romanzescamente" abbastanza riuscita e peraltro ampiamente profetica visto quanto successo nella crisi finanziaria del 2008 e 2009 di cui il protagonista del libro potrebbe essere o essere stato benissimo uno degli attori. De Lillo quindi nuovamente minore, ma apprezzabile

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