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Rosa Matteucci

Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2016
Pagine: 167 p. , Brossura
  • EAN: 9788845930577

Recensioni dei clienti

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    Cristiana

    20/08/2016 20.22.39

    Condivido completamente la descrizione del libro fornita da IBS, ma io non sono un critico e leggo per piacere, perciò non mi è piaciuta troppo la cifra dell'ironia o piuttosto del grottesco per descrivere uno struggente dramma personale. E poi non amo i cani che considero troppo sudici e dipendenti dalla specie umana: le descrizioni di tutto il "trucidume" legato alla loro cura lo ho trovato davvero opprimente. Sicuramente se si fosse trattato di gatti mi sarebbe piaciuto di più.

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    sabrina

    28/06/2016 12.04.03

    Mi chiedo sempre perché certi scrittori in Italia non abbiano il successo che meritano. E' il caso di Rosa Matteucci. Bravissima e originale scrittrice che fa delle parole musica per il lettore. La storia è quella sua personale, il legame con la madre apparentemente poco affettuosa, i cani della sua vita. Per leggere questo libro forse bisognerebbe leggere il precedente, ma non è poi così necessario per entrare in certi meccanismi mentali. Ho pianto alla fine pensando al cane Leporì abbandonato ad estranei e al "ti voglio bene" alla madre, messaggio questa volta arrivato al destinatario. Bravissima. Da leggere.

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    Stefano

    26/02/2016 11.34.37

    Dopo la rapida lettura di questo romanzo sono andato di corsa a prendere la puntata precedente condensata nel libro Tutta mio padre che mia madre aveva acquistato qualche anno fa. Cosa dire? La mattina o la sera non vedevo l'ora di prendere il treno per e da Roma (tratta ben conosciuta in altri tempi dall'autrice) per procedere tranquillamente nella lettura della storia. Quest'ultimo libro segna forse il punto d'arrivo della maturità della scrittrice, in termini di stile e linguaggio, anche se il precedente romanzo forse risulta più accattivante per la quantità di vicende interessanti raccontate. Sono orgoglioso che dalla mia città (Orvieto) sia emersa una scrittrice di questo livello e, d'ora in poi, sarà difficile che - passando con la mia mountain bike per la strada che attraversa l'abitato di Canale di Orvieto - non mi soffermerò a guardare le case o il cimitero ripensando all'epopea della famiglia della protagonista ed alle sventure vissute, più o meno stoicamente, tali da cambiarla per sempre senza però mai perdere il grande amore per i suoi genitori. Lo ammetto, sono entrato parecchio in empatia con la scrittrice protagonista che nell'adolescenza e nella giovinezza ha provato sulla sua pelle numerose delusioni così da esprimere una sincera soddisfazione per i suoi meritati successi di oggi.

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