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Michael Gregorio

Traduttore: M. Marchetti
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2006
Pagine: 445 p. , Brossura
  • EAN: 9788806180300
Un'avvertenza: chi ama Kant potrà patire questo romanzo, dove il filosofo ormai senescente – e se ne vedrà la morte – appare una figura sgradevole se non un rimbambito. Ma, più in generale, la lettura di Critica della ragion criminale lascia un sapore strano: e non solo per il senso di malessere (colpa, orrore, inadeguatezza) che accompagna l'intero corso dell'indagine del giovane magistrato Hanno Stiffeniis, strappato all'autoesilio nella tranquilla Lotingen per una misteriosa convocazione regia e la caccia a un demoniaco assassino nella città di Königsberg. Opera di "Michael Gregorio" (che il tam-tam del web svela per pseudonimo di una coppia di Spoleto, l'inglese Michael Jacob e l'italiana Daniela De Gregorio), il libro può vantare una scrittura fluida e una certa originalità, e nonostante la relativa mole galoppa in un continuo ribollire di sorprese, delitti, mostruosità. Mentre Napoleone minaccia la Prussia e Königsberg sembra travolta dal panico e dalla sragione, Stiffeniis avanza a tentoni nell'indagine, causando nuove vittime con le proprie goffaggini e trovando sostegno solo nel pensiero dei cari lontani, nel buon senso dell'assistente Koch e in un nuovo approccio criminologico varato nientemeno che dal veneratissimo Kant. Dovrà confrontarsi con trame giacobine e stregonerie, omertà militaresche, torbide curatrici e spie, cannibali, profezie, farfugliamenti di morti; non manca neppure un manoscritto favoloso (quello del titolo, appunto), che emerge all'improvviso dalle pieghe più imbarazzanti della vicenda.
In scena è la Germania paleoromantica di Hoffmann, e tuttavia i deliri e le ombre recano qui il peso della carne violata dal delitto o da atrocità esistenziali altrettanto devastanti; ci sono gli sfondi di Caspar David Friedrich, ma la loro serenità crepuscolare lascia il posto a un inverno livido di degradazione, tra la cupa e labirintica fortezza, i boschi innevati percorsi da lupi e una marina maleodorante coi carcerati pronti alla deportazione. In effetti, Critica della ragion criminale è più un convulso, compiaciuto gioco fantastico – l'avrebbero, pare, ispirato i Grimm – che un vero thriller: una storia alla Tim Burton con il solito cast un po' sopra le righe (compreso Christopher Lee nei panni dello swedenborghiano dottor Vigilantius), ma di ironia assente o almeno diversa, metatestuale. Il romanzo avvince per trama e qualità di scrittura: il problema è che, da un certo punto in poi, all'indubbia suggestione d'atmosfera e alle attese accumulate non risponde uno sviluppo convincente. I misteri che costellano la storia (dal principale legato ai delitti alle pagine oscure della vita di Stiffeniis) tendono a sgonfiarsi in soluzioni forzate o assurde, ben oltre il gioco sulla fragilità della ragione e le debolezze delle verità ufficiali, oppure in scoperte un po' deludenti. Il lettore condivide con il protagonista il senso di contaminazione e di male, ma anche perché lo spettacolo tanto insistito e disinvolto della devastazione fisica, all'insegna della necrofania più modaiola, lascia addosso una certa inquietudine sul crescendo necessario a stimolare emozioni. E l'equivoco di scambiare (e magari far scambiare) un onesto prodotto fantastico di genere per un thriller filosofico, finisce con il nuocergli persino immeritatamente – mentre nell'ombra, a quanto pare, già si macchina un sequel.
  Franco Pezzini

Recensioni dei clienti

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    Luigi Casa

    07/10/2015 15.31.00

    leggere le recensioni dei lettori è sempre interessante, a patto di non usarle per farsi un'idea del libro... Ad esempio, in questo caso, un romanzo che viene definito tra le altre cose "Giallo" o "thriller", meriterebbe se non altro che nei commenti non venisse svelato il finale o il nome dell'assassino, cosa che ho letto più di una volta proprio qui. Accetto e rispetto opinioni anche molto diverse dalle mie fintantochè non impediscano di farsene una propria, distogliendo il potenziale lettore dall'acquistare o leggere il romanzo, dato che qualcuno racconta come va a finire... Dò il voto massimo per compensare nella media tante immotivate stroncature.

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    Francesco

    10/04/2014 17.06.17

    Questo libro è brutto e deludente sotto tutti i punti di vista. Ambientazione: una fredda e stereotipata rappresentazione della Prussia dell'epoca, con alcuni riferimenti eruditi messi un po' lì un po là a caso nel goffo tentativo di dare un po' di colore alla descrizione asettica e piatta di Koenigsberg e della società prussiana. Kant: come Koenigsberg, una rappresentazione non veritiera, macchiettistica e dati i risvolti finali del libro, a dir poco infamante. Avevo preso il libro nella speranza di vedere un Kant detective, sulla falsariga dell'opera di M. Doody (anzi le mie aspettative erano ancora più alte) e invece vedo la sua figura stereotipata, umiliata e ridicolizzata mentre il ruolo di protagonista è affidato all'imbarazzante e insipido Hanno Stiffenis. La trama è anch'essa irritante: personaggi che compaiono e scompaiono senza alcuna evoluzione, altri che sono completamente inutili. Una trama che non regge e che zoppica faticosamente dall'inizio alla fine. Niente che possa far considerare questo libro come un giallo ben riuscito. Ultimo punto: la filosofia. Chi dice che questo è un libro pregno di filosofia evidentemente non ha mai letto un libro filosofico, nemmeno il manuale di storia di filosofia più adottato nelle scuole d'Italia. In questa opera la filosofia kantiana e il rapporto di Kant con il male non ci sono neanche marginalmente. Tutte le volte che è il momento di entrare, scendere nel dettaglio (e anche di entrare nel merito della spiegazione del titolo) gli autori non approfondiscono e liquidano tutto con frasette del tipo "non me la sento di ricordare" o "non mi piacciono i sofismi", come già fatto notare da altri recensori. Allora che senso ha il libro? Che senso ha lo stesso titolo? Grossissima delusione, un caso editoriale all'epoca ma montato davvero sul nulla. Sono contento solo del fatto che il libro l'ho comprato a prezzo stracciato (e questo non è di certo merito degli autori).

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    Raffaele Pascali

    04/09/2013 10.00.08

    Un libro bello e molto buono in parte deturpato da un eccesso di horror. Risente in più frasi del fascino goduto di Milton. Pone inquietanti interrogativi (su l'assassinio senza motivo, pari alla forza e al fascino irrefrenabile della natura) su cui forse, nemmeno con generico riferimento all'inconscio freudiano, possiamo 'puntualmente', esaustivamente rispondere.

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    massimo marazio

    02/08/2013 13.26.20

    Un errore aver acquistato questo mediocre romanzetto che non riesce a tener sveglia l'attenzione neppure sotto un ombrellone estivo, adatto forse - per il suo indulgere in modo ingenuo ad un orrore guignolesco e infantile - ad un preadolescente in vena di emozioni forti. Il racconto è stirato, noioso, i personaggi paiono disegnati per una di quelle fiction televisive di serie d, mandate nelle serate di agosto e che nessuno vede.

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    marcostraz

    20/04/2013 09.15.41

    Romanzo così così, interessante in alcuni passaggio, un pò scialbo e un pò confuso in altri...direi senza infamia e senza lode, anche se le premesse sembravano quelle di un libro interessante, invece non si è rivelato granchè...

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    mrk

    13/09/2010 09.44.12

    tenebroso, originale, un po' spiazzante (che strano ritrovare kant nel mezzo di un thriller). tutto tiene, ma fino ad un certo punto.

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    Gozer

    13/07/2010 14.16.41

    Un bel giallo-gotico-storico immerso nelle brumosa, tetra e fredda atmosfera del Baltico invernale. Il personaggio di Kant è molto immaginario e poco storico, forse. E allora? Non si può neanche avere un po' d'immaginazione?

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    JOE

    08/01/2009 16.30.47

    VORREI CAPIRE QUALI CAPOLAVORI DELLA LETTERATURA MODERNA LEGGONO COLORO CHE HANNO DATO VOTI COME UNO A QUESTO LIBRO. FORSE NON SARA' UN CAPOLAVORO, MA ONESTAMENTE E' SCRITTO MOLTO BENE, UNA BELLA STORIA CON CONTINUA SUSPANCE, UN BEL AFFRESCO DELL'EPOCA, BELLISSIME LE DESCRIZIONI DELLE LOCANDE CON I LORO ODORI, LEGGENDOLE MI SEMBRVA DI SENTIRLI. PER ME UN GRAN BEL LIBRO!!

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    federica

    17/10/2008 16.31.11

    Sinceramente non capisco i giudizi negativi che sono stati dati a questo libro...ho trovato molto più interessante e coinvolgente questo libro che molti altri,definiti i "classici"!!secondo me è un gran libro che lo si legge davvero tutto d'un fiato!!trama intrigante,luoghi tetri che non fanno presagire nulla di buono,personaggi oscuri e imprevedibili!!un 10 a gregorio!!

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    hellen

    06/06/2008 15.29.01

    Onestamente sono rimasta parecchio delusa:sembrava una storia intrigante rievocante i paradigmi della filosofia, invece si è rivelato un racconto lento, senza punti forti e che incolla alle pagine solo alla fine, quando finalmente si legge qualcosa di interessante.

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    Lavinia

    03/02/2008 11.32.06

    Non sono una grande patita di gialli o thriller, perciò la lettura di questo libro (che ho comprato per un lavoro scolastico) mi gravava molto. Non mi piacciono i romanzi storici, e le ambientazioni tetre e lugubri di Konisberg sono state molto pesanti. Ho iniziato dunque a leggere questo libro con estrema riluttanza, e devo ammettere che i primi capitoli mi hanno scoraggiata a continuare; ma andando avanti, scoprendo la figura di Kant (che prima d'allora non conoscevo... ho quattordici anni) la trama è divenuta più appassionante e coinvolgente. Mi sono documentata sulle vere teorie kantiane, scoprendone la diversità da quelle presentate nel romanzo; il finale, il "movente", la riflessione che ne consegue mi ha portata ad apprezzare questo libro molto più di quanto mi sarei aspettata. Particolarmente interessanti le figure della lussuriosa Anna Rostova e, ovviamente del Kant criminale che abbandona la Ragione. Sebbene sia un po' troppo pesante per i miei gusti, questo romanzo è da leggere.

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    falusio71

    10/01/2008 15.57.13

    Comprendo chi lo ha stroncato, il titolo può averlo fuorviato ed esposto ad aspettative poi deluse. Kant rappresenta in effetti solo una piccola citazione colta, un rimando al nascente metodo logico-deduttivo, che è alla base di tutti plot gialli. Il libro va a mio avviso valutato per quello che è: un giallo; e personalmente l'ho trovato un gran bel giallo. Ambientazione cupa e insolita sotto i plumbei cieli della Germania del nord, personaggi intriganti, prosa incisiva, descrizioni vivide di immagini, odori, colori, che permettono una buona 'immersione'; intreccio intricato ma scorrevole e avvincente. Un lavoro originale, assolutamente consigliabile per gli amanti del genere.

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    Alessandro R

    01/01/2008 20.03.38

    sinceramente non ho ancora finito di leggere il libro!! E' circa un anno che ci provo, forse anche un anno e mezzo! Concordo con coloro che reputano inesistente la figura filosofica di Kant al quale viene solamente data un'impronta di un qualsiasi personaggio/detective! Questo è per dirvi che non ho apprezzato il libro! Lo definirei "moscio" e che induce al sonno!Non è possibile che a 3/4 del libro, non ci siano risvolti decisivi nell'indagine!!! non è possibile!!! definirei il codice da vinci nettamente migliore sebbene sia stato accusato di plagio!

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    nadia

    25/12/2007 19.22.41

    Non capisco tutta la sequela di giudizi negativi sul libro,dove si deve percepire solo la brumosita' ed il mistero legato ai romanzi gotici.Kant nella fattispecie e' solo da prendere come uno dei personaggi del racconto non certamente come il filosofo che noi tutti conosciamo!Chi cerca il pensiero di Kant in questo libro, credo che voglia solo trovare il modo di conoscere le sue opere in modo semplicistico ed e' chiaro che ne restera' deluso! Per conoscere Kant, si deve leggere "Kant"! Tuttavia, a mio avviso il libro riesce a generare alquanto bene tutti i dubbi legati al concetto bene-male qualita' purtroppo intrinseche ed imprescindibili di ogni essere umano.

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    rosita

    21/11/2007 12.20.11

    Avevo tante aspettative in questo libro ma sono rimasta delusa. Pensavo di trovare in qualche modo la nascita del metodo scientifico e razionale (data la presenza di Kant) nelle indagini pliziesche. E invece non ho capito bene che tipo di romanzo sia. E la storia è talmente inverosimile da risultare quasi comica in certi punti. Ho letto cose molto molto molto migliori.

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    Alisa Mittler

    27/08/2007 22.43.44

    Come molti personaggi storici redivivi, pure Kant diventa detective, ma ad indagare potrebbe anche essere Paperino: il risultato sarebbe lo stesso. Del grande filosofo sono riportati solo i tic e le abitudini stravaganti, nessun accenno al suo pensiero o al suo acume di giudizio. La trama é lenta, priva di mordente, con tanti spunti che finiscono per perdersi nel fango e nel freddo di uno scenario prussiano kitsch, posticcio come un paesaggio nella boccia della neve.

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    luca

    31/07/2007 15.56.59

    bello l'inizio, accattivante l'idea: pessima la parte finale, specialmente per un romanzo che vuole essere un giallo. Se Kant è il mandante, e Lampe è l'esecutore del delitto perfetto - perché senza movente - ci doveva essere una trama un poco più complessa ed evoluta rispetto a quella scritta. Comunque apprezzabile lo stile ricercato ed il frasario puntuale della traduzione.

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    Isabella

    19/06/2007 09.42.12

    è una buona narrativa, non è uno romanzo filosofico o storico eccezionale ma si legge volentieri.

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    paola pirri

    01/06/2007 18.07.46

    Il tempo speso a leggere questo libro è stato per me tempo che avrei potuto impiegare meglio. Sono un'appassionata di Margaret Doody, che opera con la figura di Aristotele, così pensavo di trovare nel libro un analogo connubio fra giallo, filosofia e immersione in un contesto storico significativo. Invece Kant è un'ombra morente, peraltro piuttosto inquietante, il metodo investigativo è di un'ingenuità sconcertante, il momento storico è un debole sfondo, i personaggi sono sfuggenti e incomprensibili. Forse può essere interessante come spunto per confrontare il metodo investigativo del primissimo 800 con quello attuale? Debole salvataggio. No. Decisamente da non leggere.

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    gianluca

    24/05/2007 21.56.59

    Leggendo le recensioni precedenti ho notato che alcuni hanno dato un'interpretazione fuorviante al romanzo, che rimane un romanzo giallo più che un saggio filosofico. La figura di Kant è un pretesto per innestare in una splendida cornice prussiana -splendidamente descritta - un classico intreccio da giallo storico. Il paesaggio prussiano brumoso e inquietante, le tecniche investigative innovative di Kant-Hanno antesignani di Dupin (Edgar Allan Poe) sono senza dubbio i punti positivi del romanzo che consiglio senza riserve.

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