Il «Crucifige!» e la democrazia

Gustavo Zagrebelsky

Editore: Einaudi
Anno edizione: 1995
Pagine: VIII-124 p.
  • EAN: 9788806136703
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Fatti di casa (rubrica) Papuzzi, A., L'Indice 1995, n. 7

I contenuti di questo istruttivo testo sono stati in parte divulgati su quotidiani e riviste: il processo a Gesù viene riletto come esempio delle contraddizioni della democrazia. O meglio, delle contraddizioni in cui si può cadere quando la democrazia è interpretata come mero appello a una volontà del popolo, dietro la quale si nascondono in realtà gli interessi di chi al populismo fa ricorso e del popolo vuole servirsi.
La pilatesca scelta fra Gesù e Barabba non è una primitiva forma di democrazia assembleare, ma è una lotta fra poteri che ricorrono alla democrazia per servirsene. A parte i riferimenti a questioni di attualità dall'idea di democrazia dell'Unto del Signore all'inflazione di referendum -, il saggio sul "Crucifige!" applica a un evento storico l'ipotesi d'un diritto mite e la necessità d'una democrazia critica, oggetto di un precedente saggio di Zagrebelsky. Fra Pilato e Gesù, non il primo ma il secondo è un esempio di democrazia.

Chi serve la democrazia e chi se ne serve? La 'parola' democrazia non divide più, ma la 'cosa' provoca opposte interpretazioni come non avveniva dai tempi della guerra fredda. Se osservato con nuove luci, il processo di Gesù Cristo è anche in questo senso figura esemplare. Nel momento dell'appello al popolo, che deve decidere fra Cristo e Barabba, sembra delinearsi infatti un primordiale procedimento democratico. Ma ciò non deve trarre in inganno: in quell'episodio sono a confronto due poteri che ricorrono alla democrazia soltanto per servirsene. Da una parte Caifa e il Sinedrio, rappresentanti in una 'democrazia' dogmatica che si ritiene in possesso di una verità indiscutibile; dall'altra Pilato, campione di una 'democrazia' scettica, a cui tutto è indifferente tranne la consevazione del potere. Il popolo sobillato che si sgola nel 'crucifige!' non è altro che il 'paradigma della massa manovrabile', che non agisce, ma reagisce, che non vota, diremmo oggi, ma è sondata. L'autore ricostruisce quel processo come emblema delle contraddizioni che ci sono contemporanee, ma avanza anche una proposta e un'ipotesi: quella della democrazia critica. 'Regime inquieto, circospetto, diffidente nei suoi stessi riguardi sempre pronto a riconoscere i propri errori, a rimettersi in causa e a ricominciare da capo': nella democrazia critica il 'popolo', termine di facile equivoco in ogni regime plebiscitario, detiene un potere supremo, ma non illimitato, non viene demonizzato nè divinizzato ed è ritenuto in grado di agire per il meglio, ma non è stimato migliore di alcuni dei suoi componenti. Una democrazia critica non transige sull'idea di reciproca mitezza.