La cultura del nuovo capitalismo - Richard Sennett - copertina

La cultura del nuovo capitalismo

Richard Sennett

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Traduttore: C. Sandrelli
Editore: Il Mulino
Collana: Intersezioni
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 3 marzo 2006
Pagine: 145 p., Brossura
  • EAN: 9788815108852
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Nato da una serie di conferenze, questo nuovo libro di Sennett si fa particolarmente apprezzare per la leggibilità, la comprensività dello sguardo, la capacità di ricapitolare i diversi filoni di analisi che l'autore ha sviluppato negli ultimi anni, suscitando interesse e considerazione crescenti. La sua attenzione si sofferma sulle differenze tra le forme tradizionali di capitalismo industriale e quelle più globalizzate, febbrili e mutevoli del "nuovo capitalismo". Il volume si chiude sul tentativo di tratteggiare possibili "contromisure" - personali e istituzionali - capaci di limitare le conseguenze perniciose di questo cruciale passaggio storico.
Tradotta a pochi mesi dall'edizione originale l'ultima fatica del noto sociologo statunitense raccoglie tre conferenze tenute a Yale nel 2004. Ne sono oggetto sia le modificazioni organizzative e culturali delle grandi imprese di punta nell'età della globalizzazione (e le loro ricadute nel settore pubblico e nella vita politica) sia i profili degli "individui ideali" che in conseguenza delle modificazioni suddette la società secondo l'autore oggi cerca. Nel primo capitolo Sennett esamina con la consueta acutezza l'emersione di strutture sempre più orientate alla fluidità e al breve periodo rispetto al "capitalismo sociale" (grande impresa temperata dalla progressiva crescita dello stato sociale) affermatosi nel corso del Novecento. Nel secondo ricostruisce lo "spettro dell'inutilità" che serpeggia fra i lavoratori. Nel terzo e ultimo individua "consonanze" fra la sfera del consumo e quella della politica. Nella conclusione Sennett contrappone all'"individuo ideale" attuale dal breve orientamento temporale e dall'incessante e distruttiva adattabilità tutto proiettato sul "potenziale" e con una totale svalutazione dell'esperienza le ragioni critiche dell'utilità sociale e della riflessività individuale e collettiva. Ma mancando di un ancoraggio profondo nelle dinamiche di potere sostanziali all'opera oggi nei rapporti fra economia società e politica la brillantezza dell'indagine non si traduce in un quadro organico come quello del precedente lavoro di Sennett L'uomo flessibile (Feltrinelli 2001).

Ferdinando Fasce

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