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Verso la fine del Settecento, in Inghilterra, alcuni termini di uso corrente nelle pagine di romanzieri e saggisti - come industria, democrazia, classe, arte, cultura -, acquistarono in maniera sorprendente nuove sfumature e nuove risonanze. Era questa una delle conseguenze del profondo rivolgimento sociale, politico ed economico suscitato dalla "rivoluzione industriale".In questo saggio, Raymond Williams studia appunto i rapporti tra la nuova età (che nella sua indagine si estende dal 1780 sino alla metà del nostro secolo) e l'idea di cultura, esemplata nell'opera di filosofi e teorici (Edmund Burke, John Ruskin, William Morris), critici letterari (come Matthew Arnold), poeti e narratori (da Coleridge a Dickens, da Mrs Gaskell a George Eliot, da Shaw a D. H. Lawrence, da Orwell a T. S. Eliot).Folto di citazioni e solidamente documentato, il libro di Williams finisce per assumere un carattere esemplare, il cui interesse va ben oltre l'orizzzonte inglese per investire tempi e problemi validi in generale e di perdurante attualità.