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Aldo Busi

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: 143 p. , Brossura
  • EAN: 9788804510789


"Alla mia età vuoi tutto, come l'ultima delle serve dal cuore semplice e idiota, perché sai... so... che ormai anche il tutto alla mia età è molto meno di quando sei giovane."

E all'improvviso un romanzo d'amore imprevisto: autore Aldo Busi, scrittore del dolore e della solitudine e della rabbia. Un amore immaginato, ricordato, un duplice rifiuto e una presenza interiore che viene coltivata, accarezzata con la malinconia di un sentimento reale che non ha potuto avere vita. Ma insieme all'amore c'è l'orgoglio, la dignità che ha disgusto nel vedersi equiparata alla banale grettezza dei comportamenti umani più diffusi. Che cosa importa che il sentimento si sia etero o omo? Che cosa importa il perché gli esseri umani vadano sempre e comunque alla ricerca di un rapporto se questo è inevitabilmente fittizio, superficiale, banale? Come, invece, è diverso il sentimento che lo scrittore/narratore ha vissuto: un amore che ha l'esigenza di essere raccontato a un interlocutore forse poco adatto, ma stranamente prescelto come depositario di pensieri intimi, tenuti segretamente chiusi nella memoria. Palcoscenico della vicenda è un Centro Antistress che seleziona i suoi ospiti col censo, i prezzi alti del servizio garantiscono che solo uomini e donne abbienti possano permettersi un periodo di "ristrutturazione" fisica e psicologica. Lo scrittore in questione, frequenta il Centro due volte l'anno per recuperare un po' di benessere e un'immagine fisica meno sciupata: insomma quel tanto che gli consenta di essere ospite a trasmissioni televisive dedicate alla cultura, in genere trasmesse nottetempo, mettendo a disposizione del pubblico un viso ancora gradevole e giovane. La storia che viene raccontata è relativa a un incontro dell'anno precedente: un uomo, sposato e indisponibile, incontrato in quel luogo, è stato capace di provocare un sentimento forte, un amore vero, qualcosa che forse si pensava ormai impossibile. "Ormai...": la maturità ha cambiato l'approccio che l'uomo ha con il sesso e con l'amore, le pretese si alzano, non ci si può più accontentare di un rapporto puramente fisico, magari prezzolato, si vuole di più, molto, molto di più, ed è per questo che non lo si ottiene mai.

Chi ascolta le confidenze è un nuovo ospite del Centro, prescelto non si sa bene perché dallo Scrittore, costantemente dichiarato "non all'altezza". In realtà Menes, questo è il nome del temporaneo amico del narratore, conosceva già i fatti. Ma come era stato possibile? Chi aveva capito e diffuso un segreto tenuto così attentamente nascosto? La superficiale grettezza di un altro ospite, un omosessuale con i capelli tinti e il viso rifatto dal chirurgo, aveva rivelato un sentimento che nemmeno poteva capire, e in questa rivelazione lo aveva trasformato: da profondo impulso dell'anima in banale avventura omo.

Intorno alla narrazione, che è il centro del romanzo, ruota un'umanità varia, ricca e ignorante, reazionaria e volgare. Nelle vicinanze, il bosco: le castagne che nell'autunno lombardo, sono motivo di passeggiate e di festa, qui diventano quasi simbolo di una dolcezza caduta, di un abbandono e di gioia che si "raccoglie" ma che è destinata a essere "buttata via".

Questo scrittore, che ha spesso giocato con la sua immagine pubblica sa, da raffinato intellettuale qual è, ben interpretare il compito che deve essere assolto da uno scrittore: produrre opere letterariamente significative ma non dimenticare di offrire la propria capacità di riflessione critica su ciò che avviene nel mondo e Aldo Busi è oggi uno dei riferimenti per chi non accetta né la piattezza culturale né l'arroganza del potere.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del libro:

La lezione, gli insegnamenti che incidono indelebili nel tuo carattere... che, data l'età avanzata e le poche novità nel sentimento dell'esistenza, credi ormai inalterabile come una roccia in una teca... e che danno una vera svolta al tuo modo di pensare, di sentirti, e di concepire le tue esperienze e tanto più tue quanto più sai di averle prese in affitto dagli altri... per esempio dal Monte di Pietà dell'amore che usuri... ti cadono in testa senza che te l'aspetti.
La lezione autentica non ti eleva, ti atterra, e pialla la fantasia del tuo sentire; è un'illuminazione che ti fa sprofondare nella tenebra, una guarigione che ti prostra, un premio che ti sottrae anche quel poco... reale... che credevi di esserti meritato.
Credevo io di non avere grosse convinzioni ma meri convincimenti sì, insomma un punto da cui partire per raccontare una certa storia che mi ha coinvolto con qualcuno... un uomo... che non racconterà mai il suo punto di vista a nessuno e che, innanzitutto, non l'ha raccontato a me, che pure ne devo ora tenere conto per raccontare la storia a un conoscente... a uno spettatore che sta prendendo posto per ascoltarmi... da un punto di vista qualsiasi, che è purtroppo solo il mio, e invece, per chi ascolta la mia storia... d'amore?... per lo spettatore ormai costretto a ascoltarla... non stanno in piedi neppure questi miei convincimenti vaghi, incerti, sempre lì con l'aria di chiedere servilmente "Con permesso..."... eppure, col senno di poi e vista la bella morale della favola, fin troppo sicuri di... sé, il che, il sé in questione, sarebbe poi un concentrato di me e dell'altro, l'assente totale, di cui racconto la parte avuta con me... oh, come vorrei essere obiettivo! non m'importa fare un figurone con chi mi sta per ascoltare, ma so in effetti così poco dell'uomo di cui sono stato... stato?... innamorato.
"Ci hanno sempre insegnato che l'unica parola che contiene tutte le vocali è 'aiuole', ma non è vero. Ci sono tutte anche nella voce verbale eiaculare, tipo 'io eiaculo', eia eia e", buttai lì in mezzo agli ospiti radunatisi al bar per il caffè d'orzo del dopo pranzo, e c'era anche questo Menelao Vattelapesca, anzi, era diretta a lui la mia battuta, chissà perché avevo deciso in quell'istante che la mia storia l'avrei raccontata a lui o a nessun altro, "Inoltre, in 'io eiaculo' c'è tutto l'uomo, il davanti e, nascosto, il vero protagonista, il didietro", e sono scoppiati tutti a ridere e uno, un satiro invecchiato dietro a "Ninfette da sogno, sa com'è, il vizio in erba, l'innocenza sfrenata della vitellina..." come aveva appena sottolineato, ha detto, "Tutta propaganda pro domo sua, veh, poeta Subi dei miei marroni", altro scoppio di risa, e il sorriso a me, di stima, di questo Menelao con in pugno l'assurdo bastone dal puntale d'argento, prima che rispondessi, "Ma no, per niente, quale propaganda. E qui con voi ometti, stremati dall'insonnia da stronzaggine capitalista spacciata per stress da superimpegno per salvare la patria, o vado a donne o ritorno vergine, al massimo faccio delle opere di carità, altro che poeta cantore dei maschi come se il bell'originale fossi solo io. L'uomo ha l'uccello troppo attaccato al culo perché l'apparente piacere dell'uno non sia il vero piacere dell'altro. Anche tu", e lì gli uomini si sono azzittiti un istante e una che aveva saltato il pranzo, arrivata con ancora una cispa di mascara agli occhi, tale Fiorella, ha gridato alla cameriera, "Solo mezzo orzo, signorina, a me, perché mi fa battere il cuore anche quello e dopo mezzogiorno mi rallenta il sonno anche dopo mezzanotte, che già è una mezza veglia funebre" e poi si è avvicinata a questo Menelao e gli ha detto, "Mi sarò addormentata all'alba, alle sei e qualcosa. Ho fatto una dormita di sette ore filate con solo mezza pastiglia. Mi dai la mezza bustina di zucchero che ti è avanzata?, "Ma prego", ha detto lui, ma gliel'ha data in mano, lo zucchero non gliel'ha versato nella tazzina, non è stato cavaliere più di tanto, e questa Fiorella, che è una stratificazione di gioventù passate a distendersi le rughe incombenti, ha detto, prendendo a girare nella tazzina col cucchiaino come se fosse una matita che traccia ghirigori automatici ma con una sua logica comprensibile, "Tu ne metti sempre quasi due bustine? A te quante pastiglie ti hanno prescritto?" e lì ho arguito che stavano parlando di tutt'altro, lei di sicuro. Non era neppure del tutto sveglia e già pensava a sedurre il primo manico di scopa a tiro come se fosse la prima delle sue faccende domestiche.

Recensioni dei clienti

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    clemente

    13/02/2013 23.04.33

    Una lirica eccellente, una potenza narrativa straordinaria, carica di "scottante" introspezione.

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    emma

    13/02/2013 08.07.00

    Difficile non dare commenti entusiastici a questo romanzo: potente, efficace, coinvolgente nel racconto. Il monologo del protagonista, che praticamente occupa tutto il romanzo, scava con chirurgica precisione nell'animo di umano.

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    Romano De Marco

    03/05/2007 09.57.05

    Fare letteratura parlando di se stessi può sembrare un esercizio di vanità e presunzione intollerabile, nonostante lo si faccia attraverso quello che, probabilmente, dal punto di vista stilistico, è il miglior italiano scritto, nel panorama degli autori contemporanei. Eppure, leggendo UN CUORE DI TROPPO si percepisce una grande onestà intelelttuale, una estrema rigorosità che scaturisce proprio dal mettersi in gioco completamente, dalla evidente volontà di fare letteratura sulla propria esperienza e i propri sentimenti semplicemente perchè sono gli unici argomenti dei quali possiamo raccontare in piena sincerità, gli unici che davvero conosciamo così a fondo da poterne fare argomento di divulgazione e comunicazione intellettuale. Busi, a tratti, cade nella trappola della propria vanità, ergendosi ad esempio e contrapponendosi con orgoglio a personaggi che incarnano una visione dell'esistenza opposta alla sua. Sono le parti meno riuscite e meno convinte del romanzo, come lo stesso autore ammette sottolineandole con espressioni tipo "che sonno...". Commovente e convincente, invece, il Busi indifeso, colpito dall'indifferenza e dalla involontaria, naturale crudeltà propria degli uomini capace di calpestare i sentimenti o la presunzione che talvolta facciamo di essi.

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    Massimo Sannelli

    19/09/2005 14.33.07

    Esiste una disgrazia ironica della perfezione, che in quanto perfezione non avrebbe bisogno di specchi ustori e critici: si ustionerebbe a sufficienza da sola, autocriticamente, ringraziandosi della colpa e della pena, e liberandosene. Nel suo fondo più buio, chi ama pretende solo due cose, quasi simboliche: dall’amato, che esponga se stesso in una risposta contemporaneamente fisica e metafisica, di corpo-senza-corpo e di parole senza corpo, e poi di corpo donato e di silenzio, e poi il contrario del contrario (per il religioso l’amore è divino e in Dio; per l’ateo consapevole l’amore è l’unico Dio, insieme alla Morte – Leopardi docet) – in ogni caso sempre con una responsabilità assunta con abbandono e con intelligenza; dall’amico-confidente, come Menes-Menelao, una simpatia che vada oltre la barriere della formalità o dell’informalità: un sì pieno di no, e un no avvolgente come un sì, umanamente carico, pietoso nella laicità che lo dovrebbe ispirare. Invece anche il confidente è una maschera, e in questo caso Totò docet: Menelao perché me-ne-lao le mani, Filatterio perché si protegge. Subi perché subisce: «A che mi servo se non sarò mai reale, se sono o ciò che subisco o un nome storpiato o niente?» (p. 128). Mentre il Grosso Salumaio & Piccolo Porco è tale perché non c’è, non sa, non può e non vuole (ma, per convenienza, c’è, sa, può e vuole, come faccendiere e pater familias): quando chiede un ultimo appuntamento, per la prima volta sessuale, Subi si rifiuta (p. 103), e si vendica punendosi. Ed è ovvio che il rifiuto avvenga: accettare ora sarebbe troppo schematico, troppo conforme ad uno schema di azione-reazione e do-ut-des («un fra-di-noi omertoso»: p. 40), troppo fuori tempo. L’amore è più grande di queste imperfezioni, ma ne è sempre ferito. Alla fine, nemmeno i marroni raccolti da Aldo e Menes possono assomigliarsi. La perfezione e l’imperfezione che li segnano a prima vista sono anche il criterio che li differenzia per sempre.

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