La custode di libri

Sophie Divry

Traduttore: G. Barbiani
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2012
Pagine: 65 p., Brossura
  • EAN: 9788806209209
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Recensioni dei clienti

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    Emanuele

    08/05/2013 23:17:00

    allegro,diretto, sembra scritto come fosse un tema un tema molto lungo di scuola. Molto ben articolato...Io frequento le biblioteche pubbliche da troppo poco tempo e me ne pento amaramente.Questo libro mi fa capire a pag. 47 "ora,quando entriamo in una biblioteca e contempliamo queste distese di libri, in che stato d'animo siamo se non di grazia?In definitiva, spiritualmente possiamo colmare l'atroce sensazione di lacunosita' che fa di noi dei lombrichi in questo triste mondo..... L'inesauribile latte della cultura umana messo alla nostra portata. Si serva pure è gratis"... consigliato.

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    Rita

    12/09/2012 10:17:43

    Mi lascio sempre affascinare dai libri che parlano di libri..peccato che la realtà non superi mai le aspettative! Romanzo carino, si lascia leggere..ma niente di più! Le storie che restano nel cuore sono altre.

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    Fulvio Cortese

    08/08/2012 21:02:16

    Tolto l'unico profilo che senz'altro è poco convincente - ossia la coltivazione quasi masochistica e nevrotica, da parte dell'impiegata narrante, di una condizione di solitudine sofferente e affettivamente "monca": è lo stanco stereotipo, per l'appunto, del "topo" di biblioteca? - l'esordio della scrittrice francese è decisamente brillante. La Biblioteca (con la B maiuscola, anche se si tratta di una biblioteca di provincia) vi assume i connotati di un'immagine del mondo: a volte così fedele, nello smascherare le tante piccolezze e volgarità delle comuni relazioni sociali; a volte capace di ergersi a metafora di un'alternativa ideale e assolutamente democratica, nella quale rendere accessibile a tutti le chiavi per progettare la propria vita e promuovere, con ciò, tutte le doti e le virtù che all'esterno paiono tanto trascurate; altre volte, ancora, fruibile come luogo di rifugio, di protezione, di conservazione e di "alimento", per uomini e idee che non vogliono adeguarsi al paradigma del consumo letterario.

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    Roberta

    13/05/2012 11:02:52

    Piacevole, da leggere in una sera senza avere grandi pretese.

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    Adelaide

    20/04/2012 18:38:05

    Nulla di particolare. Non ha nulla da dire. É banale. I libri Belli sono altri, sono quelli che lasciano dentro di noi qualcosa. Questo lascia il vuoto. Per fortuna che é breve!

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    jane

    05/04/2012 14:02:39

    L'idea non era male, ma il monologo a ruota libera non è semplice da gestire, se non si è smaliziati come la Barbery o geni come Hrabal(per limitarsi a 2 libri che parlano di libri): resta il bla-bla ininterrotto. Speriamo che col tempo migliori...

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    Letizia

    30/03/2012 00:30:28

    Monologo un po' lento all'inizio, ma piano piano coinvolge; soprattutto chi come me è un amante dei libri cartacei, il profumo delle pagine, il fruscio di quando volti pagina..... Lo definirei una "campagna" pro lettura che comunque, visto anche le poche pagine, tutti dovremmo leggere.

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    hellenztv

    12/03/2012 18:38:25

    Un libretto di poche pagine, breve ma arguto, ben scritto: il monologo di una bibliotecaria, o meglio di una custode di libri (cosa diversa...infatti basta con le bibliotecarie sole e fustrate: chiedo un po' di rispetto per la mia categoria!) Rilevo anch'io che Sophie Divry parte in sordina per poi a metà libro delineare gli aspetti psicologici del personaggio. Opera prima molto francese. Voto basso anche perchè non ha una vera e propria trama è un monologo di troppe poche pagine: 65! Credo che in Italia nessuno scrittore esordiente sarebbe stato pubblicato con così poco!

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    Eliana

    06/03/2012 13:18:08

    Un libro piacevole. Le prime pagine sono un po' stentate ma poi sale di tono. Lo definirei molto delicato.

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    alida airaghi

    08/02/2012 17:29:07

    Il monologo che la trentenne scrittrice lionese Sophie Divry mette sulle labbra della protagonista del suo romanzo parte in sordina, un po' rampognoso un po' sentimental-confidenziale, per alzare il tono e gli obbiettivi di polemica man mano che si procede nella lettura. La voce che si confessa in queste pagine è quella di una matura signora che da venticinque anni cataloga libri nel reparto destinato ai testi geografici della biblioteca pubblica di una città di provincia, con devozione al suo lavoro ripetitivo, metodico, quasi rassegnato: "catalogare, riordinare, non disturbare, è tutta la mia vita". Lo scantinato in cui lavora diventa un osservatorio privilegiato per commentare sia le abitudini di chi frequenta le sale di lettura, sia i modelli e i limiti culturali del pubblico e dell'editoria, sia i rapporti umani e professionali di chi lavora all'interno dell'edificio. Lettrice onnivora ma scaltrita e dai gusti raffinatissimi, esprime giudizi taglienti e controcorrente sia sulla storia e sulla letteratura francese, sia sul progressivo imbarbarimento di quello che dovrebbe rappresentare per la comunità l'amore per il sapere. "Mi sento la linea Maginot della lettura pubblica...Di tutti quei libri che ti saltano addosso a centinaia, il novantanove per cento serve solo ad avvolgerci le sardine. Per le biblioteche sono una calamità. I peggiori sono i libri espresso, quelli d'attualità: ordinati, scritti, stampati, presentati in televisione, comprati, ritirati e mandati al macero in men che non si dica. Di fianco al prezzo, gli editori dovrebbero mettere anche la data di scadenza..." Una lettura piacevole, disincantata e amara, che potrà essere apprezzata soprattutto da chi ama la lettura e i silenzi delle biblioteche pubbliche.

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