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Biancamaria Frabotta

Editore: Mondadori
Collana: Lo specchio
Anno edizione: 2012
Pagine: 158 p. , Brossura
  • EAN: 9788804620358
  Da mani mortali riprende e rinnova Gli eterni lavori (2005) e I nuovi climi (2007), aggiungendo una cospicua terza parte. Il libro non si limita a introdurre varianti estetiche e morali, ma reinterpreta le due pubblicazioni precedenti come tappe di un itinerario nella vita attiva e dunque nell'inquietudine. In Gli eterni lavori una quotidiana espressione da cantiere si intrecciava con gli "eterni patti" virgiliani e forse con il "perpetuo lavoro" petrarchesco, come il racconto della coltivazione di un campo, con dietro il grande modello delle Georgiche, si unisce a una laica meditazione sul Secretum, a un'interrogazione sui rimedi. Notevole è il pendolarismo fra città e campagna, fra il luogo della storia e della norma, di una normalità anche alienante, e il luogo di una natura lavorata con fatica, dunque tutt'altro che evasiva: "Città, infelicità di confondere i tagli / degli anni precedenti" recita un attacco a cui si contrappone una chiusa come "E lontano / dalle selve m'inselvatichisco". Mentre, diversamente che in Virgilio, l'ostinato lavoro non vince mai del tutto, quel pendolarismo fra Roma e la Maremma può rendere il passo un poco claudicante: "So da quale piede zoppichi" sono le parole pronunciate da Agostino contro Francesco, scelte come unica epigrafe del libro e capovolte al suo interno ("Non sa da quale piede / zoppico, il nutrimento che a tutti noi è cortese"). Alla zoppia morale di Petrarca, causata dal dissidio fra la gloria e la virtù, si sostituisce un'infiammazione sentimentale, dovuta al conflitto fra stoicismo e nostalgia. I nuovi climi, seconda parte del libro, segna il rovescio della vita attiva, una sua sospensione desiderata o forzosa: alla natura lavorata subentra la contemplazione delle fasi lunari, l'ascolto delle lingue non umane nello "scarso dirsi di Dio", la violenza di una natura storicizzata e il sentimento di inermità di fronte a tanta sopraffazione. Da mani mortali si chiude con la parte eponima, compiendo un movimento dal lavoro all'opera che in qualche modo inverte quello dall'opera al lavoro compiuto in Quartetto per masse e voce sola (2009) e tiene anche presente Vita activa di Hannah Arendt. Come staccarsi dalla propria ombra è una sezione di addestramento all'accettazione della mortalità. Segue Il gesto più gentile dell'amicizia, le cui lasse sembrano segnare un ritorno ai modi di La viandanza (1995), a una difficoltà che non è mai oscurità, perché la poesia di Frabotta mostra sempre una montaliana disponibilità alla parafrasi. Carmelo Princiotta

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    alida airaghi

    17/02/2012 15.39.49

    In quest'ultimo libro,Biancamaria Frabotta sembra prendere le distanze da quello che è stato finora il suo procedere poetico,finalizzato soprattutto alla ricerca e alla sperimentazione linguistica-talvolta anche provocatoria-comunque sempre innovativa,e di non facile interpretazione.Qui la complessità dello stile e l'oscurità formale si sciolgono in una discorsività più piana e comunicativa,benché il dettato dei versi non si possa definire "semplice". Ma è il contenuto,il messaggio,che ora balza in primo piano,più che il gioco e il collaudo sulla lingua:un interesse più partecipe a ciò che ci circonda,alla natura,agli uomini,alle cose.Ed è proprio nella prima sezione del volume che la poetessa tocca il vertice più alto della sua scrittura,in questo rapporto riscoperto con la vegetazione,osservata con ammirato stupore,quasi con religiosa contemplazione e solidarietà:"udire il mormorio della terra che dorme/quando sibila la sofferenza delle piante./Potessi,ospite impensierita,dal pietrisco salvare la salvia../accorrere dove il ramerino implora una sponda..".Allora la missione del poeta diventa quella di guardare la vita dal basso,collaborando con la misteriosa divinità positiva che protegge l'innocenza delle sue creature ("Il fieno/dorme senza diffidenza"),opponendosi all'artificiosità cittadina e metropolitana,alla freddezza delle sue convenzioni.Ed è alla voce dei poeti ("acquattati nel pelo del mondo..//scovarli,stanarli/dai loro nascondigli/i pochi (troppo pochi!)poeti") che Biancamaria Frabotta demanda il compito di uno sguardo più puro sull'esistente:li nomina,li ringrazia,i suoi amici poeti,se ne circonda nelle pagine e nella vita.Personale e politico si intrecciano:cronache cittadine e storia ufficiale,siccità naturali e terremoti distruttivi,citazioni omeriche e ritratti severi del mondo intellettuale e politico,versi d'occasione e poemetti-testimonianze,con l'unico rischio che al lettore vengano presentati troppi stimoli,troppe emozioni da rielaborare.

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