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Karen Blixen

Traduttore: B. Berni
Editore: Adelphi
Anno edizione: 1995
Pagine: 354 p. , Brossura
  • EAN: 9788845911255

Karen Blixen, che diceva di se stessa «io sono una cantastorie e nient'altro che una cantastorie», era anche una trascinante conversatrice: ne sono prova questi saggi – o piuttosto divagazioni – spesso scritti per essere letti davanti a una platea, visibile o invisibile, nel corso di conferenze e trasmissioni radiofoniche. Passiamo dall'Africa alla Berlino nazista, descritta in un memorabile reportage (prima e unica esperienza giornalistica della Blixen, interrotta dall'invasione tedesca della Danimarca), o dall'ornitologia ai motti, tema, quest'ultimo, ricchissimo per un essere così naturalmente fedele a una visione aristocratica del mondo. E ogni volta è come se la Blixen estraesse da un cassetto, adagio e con delicatezza, un dagherrotipo e, prendendo spunto da quell'immagine che pochi saprebbero far parlare, ci trasmettesse qualcosa di prezioso appreso un giorno – qualcosa che ora, come un vecchio marinaio, vuole far giungere a noi.I dieci saggi che qui presentiamo coprono un arco cronologico che va dal 1938 al 1959.

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    Løve

    11/03/2013 14.35.58

    Gli altipiani attorno a Nairobi dove a oltre duemila metri sul livello del mare sorgevano la fattoria e le piantagioni di caffè; la Germania nazista tra il mese di marzo e il mese di aprile del 1940, con la chiara percezione di un alone tragico attorno al Terzo Reich (una massa che si spinge fino al cielo con tutta la sua tetra monumentalità e che toglie la luce a se stessa; le strade fangose di Berlino che ha già perduto tutto il suo splendore); la perfezione dell'elefante provvisto di coda davanti e dietro; la persuasività e icasticità del motto (programma e sommario, bussola e destino), con un elenco dei preferiti; la dialettica dei generi sessuali et cetera: sempre stimolanti gli argomenti di Karen Blixen, sempre perspicue le sue osservazioni in queste 350 pagine di scorrevolissima lettura. La Blixen non pretende troppa cultura dal suo lettore. Ma queste pagine non raccolgono storielle, raccontini o barzellette. Il lettore che legge con la pancia, che vuole fagocitare piccole o grandi occasioni di grossolana emozione, qui font bouger les tripes, se ne tenga lontano e ci risparmi i commenti. Tanto più che leggere non costituisce un dovere. Chiude il florilegio un equilibrato saggetto di Hannah Arendt.

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    gabriella

    26/11/2009 17.51.02

    Un consiglio per i lettori: fate valere anche voi il diritto del lettore di cui parla Pennac, il diritto di saltare le pagine quando non ci va di leggerle; io non posso nascondere di averlo fatto perché talvolta l'alternativa era non finire di leggerlo.

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