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Dalla cripta - Michele Mari - copertina
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Descrizione


Finalista Premio Dessì 2019 – sezione poesia.

L'autore di Cento poesie d'amore a Ladyhawke torna a pubblicare un libro di poesia. Ma attenzione: il libro è completamente diverso.

«Michele Mari dà sempre prova di grande versatilità. Questi endecasillabi riescono nell'impresa di rispondere a voci che non risuonano più» - La Lettura

Passati invece siamo di diritto, passanti un giorno e trapassati poi senza tensione, senza piú tragitto; frammenti di memoria, noi e voi, precipiti nel nulla a capofitto perché il passato è tutto, e siamo suoi. L'autore di Cento poesie d'amore a Ladyhawke torna a pubblicare un libro di poesia. Ma attenzione: il libro è completamente diverso. Ci sono sonetti amorosi, omaggi alla tradizione poetica italiana (Dante, Foscolo, Leopardi), poesie oscene secondo il modello comico-realistico, scherzi, versi d'occasione e perfino un poema incentrato su un giocatore del Milan degli anni Ottanta (Mark Hateley). Un libro manieristico, dunque: sapendo però che il cimento con la lingua e le forme della tradizione attraversa gran parte dell'opera di Mari anche in prosa (si pensi a Io venía pien d'angoscia a rimirarti ). Ed è proprio nel lavoro sulla lingua letteraria che Mari riesce a esprimere con maggior forza le vertigini dolorose o gioiose della propria interiorità. Dunque, «dalla cripta» dove giace la tradizione poetica italiana che oggi appare piú desueta, Mari trae materiali che gli permettono di scendere nella cripta di se stesso e trarne deliziosi scheletri.

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Dettagli

2019
12 febbraio 2019
160 p., Brossura
9788806240042

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Cristiano Cant
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Sverseggiare scialando fra tremanti echi di nomi immortali, o forse diversare in bilico fra metriche di gioco amoroso, ripercorrendo di tra-verso tracce e istanti come dediche di presente. O chissà, pensiamola in modo più malato: attra/versare e attra/versarsi dentro soffici lame di specchio, riprendere vecchi timoni di linguaggio splendidi e aspri insieme, simili a un corso che si allunga per strade nuove, ma su secoli in verità mai conclusi. Leggasi a pagina trentuno mirabil rima qui copiata: "Forse perchè della fatal quiete/ soverchia e intolleranda è la contezza,/ né oblivio ci soccorre, nè incertezza,/ nè parola di sofo e non di prete;/ e giorno dopo giorno la tua rete/ c'invesca sì, che sola a noi salvezza/ è starsi immoti sotto la cavezza/ a brucar quattro cardi infra le crete;/ forse per questo, o tempo, ti pensiamo/ come un flutto indistinto in cui lo stare/ per via di confusion sia meno gramo./ Ma sol che venga l'estro di contare/ quant'esistenza avemmo e quanta abbiamo,/ allora non riman che il delirare". - Eccoci al punto allora infine giunti, il proseguir la nostra recensione,/ come son ardui è vero sti riassunti/ del commentar quest'opra con ragione. Celiando, si tenta d'accostare musica e note come a soffiare un'alleanza fra vero autore e rozza mano scrivana, più o meno come s'incapriccia il rivolo dandosi l'aria d'essere fiumana.Chi legga perdoni il menomato che qui imbratta, e rida se vuole e può di questa blatta, con ghigno che dica pari e patta. Concludere è troppo semplice, e ci si perda pure fra banalità essiccate. Fra l'uso del dileggio reso stima ed ammirato inchiostro a far da scorta, cognome migliore non poteva offrirsi in tale arena, e che immortal final [sciocchissimo, prevedibile] chiuda la porta: il naufragar m'è dolce in questo Mari. Mi dissocio dall'averlo scritto....

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Voce della critica

Michele Mari, un puzzle di immagini e di parole
di Andrea Gialloreto

I libri che in questo 2019 hanno arricchito il catalogo dell’opera di Michele Mari sono accomunati, pur nella diversità di genere e di destinatari, dalla rispondenza al dato biografico, in quanto rendono conto di esperienze personali, letture, ossessioni e (mal)umori dettati dall’arbitrario tracciato del «clinamine impuro della vita», come recita un verso di Dalla cripta. La raccolta pubblicata nella collana bianca di Einaudi rivela la “preistoria” artistica dell’autore, giacché antologizza componimenti scritti dal 1979 ad oggi. La storia degli esordi di Mari, in controluce nella produzione in versi, può essere ripercorsa in chiaro grazie all’intervista con Carlo Mazza Galanti pubblicata nel volume Scuola di demoniConversazioni con Michele Mari e Walter Siti per minimum fax. Infine, giungo al vero oggetto di questa segnalazione: la ristampa per i tipi di Corraini in nuova edizione accresciuta (e con una veste grafica smagliante) di Asterusher, l’autobiografia «per feticci» nata dalla collaborazione dell’autore milanese con il fotografo Francesco Pernigo. Il punto di vista “esterno” dell’artista plasma la materia fatta riaggallare da Mari dai giacimenti della propria memoria famigliare e la costringe in una gabbia formale, le conferisce ictu oculi un senso, attribuendo di diritto al fotografo il ruolo di regista e manipolatore «ora per la riduzione di un ente complesso a un particolare, ora per l’esaltazione di nascoste geometrie».

La vicenda biografica dello scrittore è ricostruita elusivamente mediante un viaggio per immagini negli spazi privati delle case di Nasca e di Milano: l’esplorazione degli anditi celati delle dimore, con un forte risalto concesso agli oggetti, la cui rete occulta dialoga a distanza con le pagine che a quei luoghi sono ispirate, dispiega en abîme una molteplicità di piani di lettura: «si tratta di case-libro – precisa Mari –, case in cui sono stati letti libri e altri libri sono stati scritti». Il modello astratto di dimora cui si rifanno quelle reali ci riporta allo schema consolidato della casa fissata per sempre al suo stadio originario e pertanto «discontinua al mondo», ricettacolo di spettralità solidali e protettive (si veda in proposito Fantasmagonia). L’opera di trascrizione (attraverso l’articolata ragnatela dei testi, brani dai libri editi e didascalie vergate a commento delle illustrazioni) e il gioco a decrittare la simbologia e le combinazioni delle riproduzioni fotografiche (non lontane dalle prerogative diegetiche dei tarocchi calviniani, non fosse che qui si seguono i cammini di un unico, ipertrofico, destino) vivono dell’intensità e della concentrazione di un atto medianico, la pietosa negromanzia di chi si attenti a regolare i conti con il passato e con l’Ade (quanto questa impresa sia “empia” è evidente, come ben manifesta il titolo di una delle recenti poesie: Su alcune fotografie estorte agli Inferi). L’effetto di saturazione e a volte persino di bric-à-brac che esala dal viluppo di memorie solidificate in carabattole e amuleti risponde perfettamente alla «fissità quasi minerale» delle case in cui abita lo spirito della morte come quella ricordata in Euridice aveva un cane.

Recensione completa su Alfabeta2

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Conosci l'autore

Michele Mari

1955, Milano

Michele Mari è nato a Milano nel 1955. I suoi libri sono Di bestia in bestia (Longanesi 1989), Io venía pien d'angoscia a rimirarti (Longanesi 1990; Marsilio 1998), La stiva e l'abisso (Bompiani 1992; Einaudi 2002), Euridice aveva un cane (Bompiani 1993; Einaudi 2004), Filologia dell'anfibio (Bompiani 1995; Laterza 2009), Tu, sanguinosa infanzia (Mondadori 1997; Einaudi 2009), Rondini sul filo (Mondadori 1999), I sepolcri illustrati (Portofranco 2000), Tutto il ferro della torre Eiffel (Einaudi 2002), I demoni e la pasta sfoglia (Quiritta 2004; Cavallo di Ferro 2010), Cento poesie d'amore a Ladyhawke (Einaudi 2007), Verderame (Einaudi 2007), Milano fantasma (edt 2008, in collaborazione con Velasco Vitali), Rosso...

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