Dalla parte dei vinti. Memorie e verità del mio Novecento

Piero Buscaroli

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2010
Pagine: 521 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788804585992
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Recensioni dei clienti

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    Franco

    26/03/2013 17:05:05

    Già dal titolo del libro di Piero Buscaroli, uno dei più importanti musicologi del Novecento, si può capire di essere di fronte a un'opera, che con i parametri del "politicamente corretto" ha ben poco a che fare. Dai primi capitoli del volume di memorie, l'Autore, tramite i ricordi della sua lunga vita, spesso fissati su taccuini e lettere, propone una lettura alternativa della storia del Novecento, partendo dalla prospettiva dei vinti del Secondo conflitto mondiale, dei quali si fa paladino affatto non pentito. Vengono così rievocati i massacri partigiani dopo la fine della guerra, taciuti dalla storiografia ufficiale prona al volere dei vincitori e una serie di episodi noti a pochissimi per il medesimo motivo. Il libro però non è soltanto un atto di accusa di un "nemico tra i nemici", Buscaroli rifiutò un'importante onorificenza concessa dalla Repubblica Italiana in sprezzo verso di essa, ma anche una galleria di ritratti di personaggi storici da lui conosciuti: il dittatore portoghese Salazar, Dino Grandi, il console Hidaka che svela importanti retroscena sul 25 luglio 1943, Mishima e il Giappone che fu piegato dalle bombe atomiche, appunti di viaggio nel Sessantotto parigino e praghese, e quello tedesco, Ezra Pound, vinto tra i vinti. Non mancano anche invettive contro i crimini dei vincitori, Alleati e Sovietici e rivelazioni sugli anni '70 e la strategia della tensione. Si tratta insomma di un volume che non può lasciare indifferenti, sia per gli argomenti trattati che risultano scottanti per la mentalità perbenista di una certa sinistra ancorata al mito resistenziale, sia per la raffinatezza e la ricercatezza della prosa di Buscaroli. Consigliato vivamente a tutti coloro che non si accontentano delle verità ufficiali preconfezionate dal sistema "democratico" postresistenziale. Un libro indispensabile per chi vuol conoscere la Storia del Novecento al di là delle semplificazioni propagandistiche, scritto stupendamente, come solo i vinti dalle armi sanno fare.

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    Rossella

    29/05/2011 23:55:12

    Comunque la si pensi, vale la pena di lasciarsi condurre lungo il personalissimo percorso all'interno della vicenda novecentesca che Piero Buscaroli ricostruisce in questo libro a metà fra il giornalismo e la memoria autobiografica, attingendo agli innumerevoli appunti, taccuini, articoli raccolti nel corso della sua lunga esistenza. E' un libro che non teme di essere sgradevole, e forse anche se ne compiace, ma che dichiara senza infingimenti le ragioni di una scelta politica, morale, culturale che vede Buscaroli definirsi anti-antifascista non pentito, "cittadino coatto", per sua stessa ammissione, di un paese nel quale non si riconosce. E se pure non si riesce a condividere la prospettiva "revisionista" del racconto, va riconosciuta l'onestà intellettuale del suo autore. La rievocazione di cinquant'anni di personaggi, eventi, luoghi prende le mosse dal crollo del fascismo, e dalle tragiche vicende personali che ne seguirono, e vede Buscaroli testimone di esperienze cruciali della storia del Novecento, dalla guerra in Vietnam, al viaggio in in Cecoslovacchia, compiuto poco prima dell'invasione russa nell'agosto 1968, alle oscure trame che hanno segnato la vita italiana negli anni del terrorismo. Fra le pagine più belle quelle dedicate all'incontro con un ormai anziano Ezra Pound, conosciuto a Ravenna nel 1966. Il ritratto del poeta, il cui volto "seghettato... ricordava certi tipi da Cappella Sistina" occupa i due capitoli conclusivi di questo libro controverso e discutibile nelle sue tesi ma senza dubbio pregevole.

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    diablo

    07/09/2010 10:25:22

    le tesi esposte non sarebbero neanche tutte così campate in aria, da tempo a livello storico si sta rivedendo la figure di churchill, piuttosto che le azioni sconsiderate della "resistenza". quello che ho trovato sconclusionato è tutto l'impianto del libro, dalla prosa pesante e barocca alle farneticazioni sull'olocausto e similia.

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    Fabrizio

    13/04/2010 19:25:50

    Dall intervista a Tuttolibri de La Stampa del 6 febbraio 2010 di Bruno Quaranta a Piero Buscaroli. Domanda: «Lei si sofferma a lungo sull’"Olocausto dell’aria", come chiama i bombardamenti angloamericani. Ma l’olocausto di terra?». Risposta: «Ritengo che Hitler non sapesse...». File under: Throw it in the dust, please!

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    johnny

    24/02/2010 16:35:30

    E così, eccoci alle nuove vociferazioni di Pierpontefix maximus contro tutti:ad esempio, versus Indro Montanelli, che lo chiamò a IL GIORNALE, non ostante la sua ideologia neofascista, e lo protesse. Ma che Piero malripagò, abbandonanolo, quando Indro se ne andò non volendo accodarsi all'operazione di fare de IL GIORNALE un foglio di partito. Come ha scritto Marcello Staglieno, "con gli anni si è accentuata irreversibilmente in Buscaroli quella ferma convinzione di detenere il VERO". Si, è vero come hanno scritto altri commentatori, che Buscaroli non si smentisce. E' rimasto abbarbicato alle macerie del suo passato, come la Signorina Havisham del romanzo di Charles Dickens, incurante della propria inattualità. Basti leggere l'intervista faziosa che il Buscaroli ha concesso a LA STAMPA. Dal suo alto Magistero, non leggerebbe MAI Primo Levi o Anna Frank. A che pro? Demolirebbero il castello incantato del suo pensiero incrostato, sublimato in una prosa letteraria senza incertezze.

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    Francesco Palmieri

    23/02/2010 20:46:56

    Da leggere. Consigliabile qual benefica purga soprattutto a quanti son diventati grandi con abbondanti porzioni di 'Vulgata del Vincitore', tra i cui ingredienti Buscaroli pesca gli errori, gli orrori, le menzogne e i luoghi comuni. L'umore, il calamo impietoso, un po' d'arsenico nell'inchiostro risulteranno eccessivi per i buonisti postveltroniani, per le Cariatidi del Catalogo posteinaudiano e per molti, moltissimi Baronetti dell'attuale 'destra' - e si badi alle virgolette - sul tipo degli ex missini che hanno paura di ungersi più mai col crisma dei loro maestri... A ogni modo varrebbero la pena, da sole, le pagine su Furtwangler, su Pound, su Mishima. Per non parlare dei capitoli sui crimini di guerra, dei racconti dal Giappone degli anni sessanta. Eccetera. Eccetera. Non un filo narrativo, ma un bandolo biografico tiene tutto il testo. Biografia dell'individuo ma anche - lo diciamo? - di una patria o ex patria imbrattata dalle croste di sangue che ancora restano rapprese sul tricolore della rep italiana nata nel modo in cui è nata. Buscaroli la racconta tutta, ma il volume nelle librerie, nonostante sia uscito da poco, già lo trovi un po' nascosto, decentrato... E chissà perché? In fondo non c'è da meravigliarsi mentre meraviglia piacevolmente che questo libro abbia superato le maglie censorie di una Casa dove - per bontà brianzola e liberista, per legittimo amor di profitto ma pure per lieta distrazione del Padrone - la governance postbolscevica, la sinistrella anni '80/2000, pende tutta da un lato. Che non è quello di Buscaroli. Perciò, lodata sia la sua Opera perché è come quando in una covata di uove d'anatra si schiude un uovo ch'è di cigno (beh, nero, ovviamente).

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    gianantonio calderara

    14/02/2010 16:00:27

    in questa sua opera Piero Buscaroli non si smentisce: si supera. Un libro che è un tesoro, un libro di testo.

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