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Elie Wiesel

Traduttore: G. Lupieri
Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2008
Pagine: 267 p. , Rilegato
  • EAN: 9788811665960

«Noi sopravvissuti alla Shoah siamo inchiodati: vorremmo liberarci dal peso insopportabile di ciò che è stato e invece siamo costretti a riviverlo ogni volta. Delegati a testimoniare da chi avrebbe avuto il dovere di evitarcelo: quest'Europa che cancella i suoi sensi di colpa per lo sterminio degli ebrei non parlandone, e scaricando su noi vittime la responsabilità e il dolore della memoria. Una vera follia.» Questo scriveva Edith Bruck. E con lei molti altri autori che hanno attraversato questo dramma hanno poi in modo diverso tentato di raccontarlo. Uno dei massimi narratori dell'orrore è stato Elie Wiesel insignito del Premio Nobel per la Pace nel 1986.

Recensioni dei clienti

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    chiara

    28/09/2011 07.48.34

    Mi sembra interessante, questa ennesima prova di Elie Wiesel, che indaga il rapporto fra la memoria e la vita, il presente e il passato. Una storia che ha un messaggio finale catartico, di speranza. Sono contenta di averla letta.

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    gianni

    01/03/2009 13.17.54

    il mio commento alla fine del libro è stato il seguente: "Come se la follia avesse una risoluzione nel riconoscere le vicinanze?”

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    Mara Marantonio Bernardini

    25/11/2008 10.56.03

    Un aspro scontro con la realtà della follia; un corpo a corpo verbale tra Doriel Waldman, un sessantenne ebreo polacco che vive a New York, e la psicanalista Thérèse Goldschmidt, pure lei ebrea e figlia di deportati. Tutta l'esistenza di Doriel è marchiata dalla tragedia della Shoah, che lo ha reso un uomo sradicato, la cui lucida follia nasce come estrema reazione al male del mondo e all'impotenza di D-o di fronte all'orrore. Se il Creatore ha permesso lo sterminio di un milione e mezzo di piccoli innocenti, ciò significa che Egli preferisce un mondo senza di loro. L'A. si esprime in un linguaggio spesso arduo, sempre sofferto, intervallando i dialoghi sia con le riflessioni del protagonista, sia con gli appunti scritti dalla dottoressa, che vede le proprie sicurezze professionali ed esistenziali messe in crisi dall’ostinazione del paziente di aggrapparsi alla malattia. Una follia lucida con la quale le tradizionali armi della terapia sono spuntate in partenza. Che fare? Il medico decide di chiudere il rapporto "Le affido degli appunti che la riguardano:non le ho dato il sostegno e l'aiuto ai quali aveva diritto. Adesso tocca a lei giocare. E con un poco di fortuna, si guarirà da solo". Doriel, dopo una vita costellata da dolori , una mattina si trova a camminare lungo la Madison Avenue innevata. Si ferma davanti alla vetrina della sua pasticceria preferita e...

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