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Robert Graves

Traduttore: A. Pelissero
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2009
Formato: Tascabile
Pagine: 596 p. , Brossura
  • EAN: 9788845923593

Recensioni dei clienti

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    Davide Baretto

    10/06/2012 14.52.30

    Un libro fondamentale per chi voglia conoscere una interessante e suggestiva teoria sulle radici poetiche della civiltà mediterranea. Infatti la profonda erudizione del Graves, unita ad una curiosità che non si ferma alla superficie delle cose e dovuta ad una passione per la Poesia che traspare da ogni pagina, contribuisce a creare una cattedrale teorica, che per bellezza è superiore ai Miti greci. Nonostante questo elogio, vanno però segnalati alcuni limiti della Dea Bianca (1944), poiché l'antropologia ha confutato parte delle congetture del Graves, soprattutto perché non ci sono prove scritte né resti archeologici sull'evento cardine della teoria, ossia la Battaglia degli Alberi, che sarebbe avvenuta nel 400 a.C. in Britannia e avrebbe comportato una modifica dell'alfabeto. Inoltre, il Graves rifiuta l'idea junghiana che gli dèi siano archetipi, leggendo tutta la mitologia euromediterranea come la stenografia del conflitto tra la civiltà patriarcale e quella matriarcale. Ciò gli deriva dalla formazione positivistica, richiamandosi più volte nel corso del libro all'autore da cui trae l'impostazione teorica, cioè James Frazer(autore del celebre Ramo d'Oro), il quale è stato criticato per un metodo ben poco scientifico, che Evans-Pritchard definiva "se io fossi un cavallo", stigmatizzandone l'intellettualismo. Anche il Graves ha questo limite, ma lui lo riconosce fin dall'Introduzione, segnalando che il suo metodo non è scientifico ma poetico, nemico dichiarato di Socrate e dei suoi epigoni, che hanno prefetito conoscere la realtà attraverso l'intelletto apollineo invece che attraverso la Triplice Dea: Ilizia, Callone e Moira (Nascita, Amore, Morte). Pur con queste riserve, assegno comunque il massimo dei voti, anche per la coerenza dell'autore, che scelse di passare la vita in un villaggio rurale di Maiorca, per poter adorare la Dea, per rispetto dei suoi cicli Nascita-Vita-Morte-Rinascita, che la civiltà urbana non può cogliere.

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    Monica Jay

    19/01/2010 17.36.17

    Questo libro è praticamente uno dei più importanti per chiunque voglia sapere davvero come le antiche pratiche, credenze e leggende pagane si sono tramutate nei millenni pur rimanendo identiche a se stesse. Perché la porta in inglese si chiama "door" e la runa dei passaggi "duir"... così simili al termine "druido"? Chi era Cerridwen? e Merlino? Robin Hood è veramente esistito? Tutto questo e molto altro sulla Dea Bianca che tutti noi ha generato.

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    Giulio Rutigliano

    01/05/2009 18.15.56

    Nella mia vita di settantenne vissuto per la Scienza e per la conoscenza di quanto il novecento ha fornito all'umanità; con una autoformazione di filosofia della Scienza ho sempre rigettato l'idea che al di fuori del pensiero galileiano potesse esistere alcunché di utile all'umanità. Forte detrattore dell'influenza nefasta del freudianesimo sullo sviluppo della Psichiatria moderna, ho coltivato solamente sogni dove esistessero le particelle elementari e complesse della materia. Poi, scoprendo due scrittori la mia vita si è arricchita di una umanità precedentemente incognita. Costoro sono Robert Graves e Harold Bloom. Bloom mi ha fulminato per la "scientificità" della sua esegesi sulla redazione della Torà e del Vecchio Testamento ( Il libro di J e Gesù e Yahvè, la frattura originaria tra Ebraismo e Cristianesimo, in particolar modo) mentre Graves dapprima con Jesus Rex e successivamente con la Dea Bianca mi ha permesso di raggiungere un pensiero a me prima estraneo che è quello della bellezza della Poesia. Chiarisco che non intendo la Poesia dei Poeti classici, accademici e riconosciuti come rimatori ed evocatori di immagini più o meno affascinanti, bensì la Poesia che nasce da lontano: dalla cultura, dal bello scrivere, dal bene sapere riprodurre il proprio sapere senza indulgere a sentimenti di pseudosuperiorità. E' una poesia non facile da comprendere, paragonabile in musica ad alcune composizione di Bach, di Pergolesi o di Monteverdi, quindi non facilmente accessibile, ma intensa, rapuente ed insospettabilmente rasserenante e gratificante. Sto quindi parlando di un libro non adatto a tutti (lo stesso autore avverte che non è adatto a chi vive solo di pensiero scientifico), ma straordinariamente utile alle persone aperte a tutte le emozioni che il sapere ed il desiderio di conoscenza pongono a scopo dell'esistenza. Sono d'accordo con Zolla e con Citati che fanno la loro critica in quarta di copertina. E' un libro straordinario.

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