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«Andrea Frediani scrive romanzi affascinanti come film d’azione.» - Corriere della Sera
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È un po' troppo didascalico, come molti romanzi ambientati nell'antichità, ma è comunque il difetto minore. I personaggi sono surreali e a tratti grotteschi. I cristiani sono tutti dei fanatici: o vogliono distruggere tutto ciò che risalga ai tempi pagani, oppure sono degli incoscienti che confidano nel buon cuore altrui o nell'intervento divino. In ogni caso, quelli approfonditi sono tutti meschini, in qualche modo. L'unica un minimo sensata pare Livia, col sottinteso poco velato che ciò sia dovuto all'amore per Simmaco e alla di lui cultura. Il barbaro Wolfram viene presentato come gigante buono e sciocco, eppure nulla gli impedisce di escogitare piani e fare deduzioni notevoli, salvo tornare all'ottusità quando non serve più alla trama. Riesce pure a fare raffinate osservazioni sociologiche sul cristianesimo, nel frattempo, che pone alla base della sua fede pagana. Altri pagani non hanno molto spazio: quello più approfondito è Aviano, il padre di Simmaco, che lo costringe a imparare a memoria tutta la letteratura latina (tanti auguri) e sembra pronto a metterlo a morte (un'assurdità giuridica, prima che morale, nel IV secolo d.C.) per salvare la faccia del paganesimo e perciò Roma. L'unico pagano presentato in luce interamente negativa è Sossiano. Simmaco, ragazzo prodigio, non solo sembra effettivamente conoscere a memoria tutta la letteratura latina (e suppongo anche quella greca), ma riesce pure a improvvisare egregiamente la sua prima orazione in pubblico, per di più dinanzi all'imperatore stesso. Il suo ruolo principale, comunque, è deridere i cristiani; c'è da dire che, per come sono presentati, ci si prestano. Dulcis in fundo: l'unico personaggio ebreo fa l'orefice e ha il nasone. La trama, in sé, è abbastanza inconsistente ed è chiaro che serva solo a trasmettere il giudizio dell'autore, evidentemente negativo, sul cristianesimo e i suoi effetti sul mondo antico: intento legittimo, anche se obsoleto, ma si poteva fare in modo meno caricaturale.
Piacevole romanzo del miglior frediani, che, col pretesto dell' indagine su un omicidio apparentemente causato da conflitti religiosi,rivolge molte e giuste critiche ai cristiani del 357 d.c. già intolleranti allora , all' alba del loro sdoganamento, come lo sono stati poi sempre sino a pochi decenni orsono.
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