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Mimmo Franzinelli

Editore: Mondadori
Collana: Le scie
Anno edizione: 2007
Pagine: 291 p. , ill. , Rilegato
  • EAN: 9788804566700
"A settant'anni di distanza, il delitto Rosselli resta una storia italiana di giustizia mancata: crimine senza mandanti, inquinato da depistaggi di Stato per addossarne le responsabilità agli esuli politici, alla massoneria, ai servizi segreti sovietici…". Così Franzinelli sintetizza il senso della nota vicenda, chiarendo sin dalla prima frase che il suo volume, frutto di una lunga ricerca, giunta a maturazione nel settantesimo anniversario della morte di Carlo e Nello Rosselli, non si occupa tanto o soltanto della dinamica precisa del fatto in sé, chiarita, pur con qualche incoerenza di dettaglio, dall'inchiesta giudiziaria francese, quanto di delineare un affresco più ampio che, soprattutto per i risvolti del dopo Liberazione, diventa paradigma della storia oscura di un paese incapace di liberarsi dalle sue più torbide abitudini statuali.
Il libro è un grande affresco d'epoca, costruito con il sapiente ricorso a fonti note e inedite e attraverso l'intreccio, operato con straordinaria padronanza, della copiosa letteratura sull'argomento, nonché di tutto il materiale d'archivio a disposizione sia in Francia che in Italia, relativo non solo alla mera vicenda, ma anche ai personaggi del dramma e non esclusivamente a quelli principali. Anzi, è proprio da certi piccoli indizi, reperibili solo da chi ha un'esperienza pluriennale degli archivi e ne ha annotati nel tempo i documenti, a lato di altre ricerche (I tentacoli dell'Ovra, Bollati Boringhieri, 1999; Delatori, Mondadori, 2001; Guerra di spie, Mondadori, 2004; L'amnistia Togliatti, Mondadori, 2006), che talora improvvisi e vividi lampi di luce illuminano il racconto e ne rendono più affascinante la trama. Come quel "finora nessun nome italiano figura nei comunicati della Polizia" che Pietro Francolini, dirigente della rete informativa italiana a Parigi, scrive a Roma, nel gennaio 1938, lasciando intendere la preoccupazione che ciò possa avvenire in futuro e facendo presumere che il tuttora ignoto quarto uomo del delitto fosse appunto un italiano, conosciuto da Rosselli che, quindi, si sarebbe imprudentemente fermato a dar soccorso all'auto dei suoi assassini.
Ed è proprio in questo complesso e completo intreccio di piani che sta il valore di quest'opera. Infatti, dell'assassinio dei fratelli Rosselli le cose essenziali erano note. Sulla dinamica precisa dei fatti, gli atti del processo francese (ripresi dal bel romanzo di Sergio Anelli, 9 giugno '37. Uccidere Rosselli, Aragno, 2006) consegnano, fin dal novembre '48, un quadro più che attendibile. Sulle responsabilità politiche, le dichiarazioni e le opere di Garosci, Salvemini, Calamandrei, nonché la prima sentenza dell'Alta corte di giustizia, offrono giudizi inequivoci, nonostante l'immediato depistaggio operato dal fascismo. Sui mandanti italiani, infine, persino l'ultima sentenza assolutoria della Corte d'appello di Perugia (sulla quale Calamandrei ebbe a parlare di "sentenza suicida", perché conteneva "nella sua motivazione la spiegazione della sua stessa infondatezza") non lascia dubbi, inchiodando Santo Emanuele e Roberto Navale all'evidenza delle loro stesse dichiarazioni, pur ignorando le precise responsabilità di Anfuso e di Ciano. Ma nessuna opera aveva dato un quadro tanto completo dell'intero, vasto orizzonte in cui il delitto dei Rosselli è inseribile, prima e dopo il tragico evento.
C'è il Rosselli sorvegliato speciale in Francia, ove si aggiungono ulteriori dettagli al già impressionante quadro delle infiltrazioni tracciato recentemente da Mario Giovana; c'è il Rosselli combattente a Guadalajara, in quella vittoria ai danni del fascismo che l'autore fa intendere poter essere l'elemento scatenante della decisione di ucciderlo; c'è la ricostruzione della vicenda della Cagoule, l'organizzazione francese che trama per un rivolgimento politico di tipo fascista, protetta dai fascisti italiani, come dimostrano i diari di Corre e gli studi di Bourdrel e di Péan. E ci sono i processi che risentono pesantemente del clima politico in cui si svolgono. Mentre per l'Italia la cosa era già emersa, Franzinelli ci svela come anche in Francia (a differenza di ciò che si sostenne) l'andamento del processo prende o perde velocità a seconda della volontà politica del governo. Anche lì lo zelo iniziale del ministro Dormoy (per questo assassinato nel '41) non trova emuli degni. E dopo la liberazione, il sostegno dei cagoulards a De Gaulle o la loro amicizia con lo stesso ministro François Mitterrand chiuderanno le porte a ogni tentativo di risalire alla trama di connivenze e di responsabilità più ampie e diffuse.
Così, a pagare (lavori forzati a vita) resta solo uno dei sicari: Fernand Jakubiez. Filippo Anfuso sarà di lì a poco deputato del Msi; Santo Emanuele farà il pensionato di lusso e Roberto Navale sarà assunto alla Fiat come capo del servizio interno. Un epilogo amaro; una sorta di copione per molti altri casi che verranno.
  Sergio Soave

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    Massimiliano Griner

    14/04/2007 12.22.34

    Eccellente ricostruzione del convergere della morsa intorno a Carlo Rosselli e a suo fratello Nello: l'intenzione dei famigerati Cagoulards di liberare la Francia da "elementi insidiosi" (gli esuli antifascisti) e quella mussoliniana di eliminare una figura, quella di Rosselli, implacabile accusatore del regime - oltre a progettare a più riprese l'assassinio del tiranno, Rosselli era riuscito tra l'altro a dimostrare che in Italia le tasse venivano evase, e che il governo preferiva coprire gli evasori fiscali. Come sempre accade nei libri di Franzinelli, eccellente è anche il parco documenti a cui l'autore attinge, non di rado inediti. Da leggere.

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