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Eckhart

Curatore: M. Vannini
Editore: Adelphi
Edizione: 3
Anno edizione: 1999
Pagine: 242 p. , Brossura

12 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Filosofia - Storia della filosofia occidentale - Del Medioevo e del Rinascimento

  • EAN: 9788845913945

recensioni di Valtolina, A. L'Indice del 1999, n. 10

Chi già conosca la potenza retorica delle prediche e dei sermoni eckhartiani troverà in queste pagine una più coerente e composita esposizione dei principi teologici che, in quei brevi testi, erano lasciati fra le righe oppure sintetizzati in frasi tanto fulminanti quanto, a volte, apodittiche. Non solo. Troverà anche il fulcro di un pensiero che, lungi dal dissiparsi in visioni, riesce con incredibile coerenza a far coincidere misticismo e intelletto, fede e ragione in una filosofia che scardina perfino i presupposti tomistici da cui attinge e, proclamando l’esse est deus, finisce per annunciare la morte di Dio molto tempo prima di Nietzsche.

Mentre le Istruzioni spirituali e Il libro della consolazione divina si mantengono però ancora nell’ambito di quel registro oratoriale tipico delle prediche e dei sermoni, esaminando con esempi e citazioni le regole di una vita nella fede capace di conciliare le vicissitudini dell’uomo esteriore con la pace imperturbata dell’uomo interiore, è soprattutto nei trattati Del distacco e Dell’uomo nobile che si rivela l’originalità del pensiero echkartiano.

Non è una novità, è ben vero, che l’uomo debba distaccarsi dal mondo per congiungersi a Dio – questo già era stato asserito prima di Eckhart. Ma che quest’uomo distaccato si faccia uguale a Dio – anzi costringa Dio a venire verso di lui –, questo suona ancora oggi come uno scandalo. "Sappi per vero" – sentenzia Eckhart ispirandosi ad Avicenna – "che lo spirito libero, quando permane in un autentico distacco, costringe Dio a venire al suo essere, e, se potesse permanere senza forma e senza accidente alcuno, assumerebbe l’essere proprio di Dio (...) Questo distacco immutabile conduce l’uomo alla più grande uguaglianza con Dio". È nel segno del Nulla sorto dal completo distacco che Dio e l’uomo diventano uno, in quel "silenzioso deserto della divinità" che ancora a Gottfried Benn appariva come supremo ideale etico ed estetico – sicché l’essere, così concepito, si rovescia nel suo contrario, il nulla.

È implicita, in questo pensiero echkartiano, anche la svalutazione delle opere esteriori come strumento di fede e salvezza a cui darà voce altrettanto eretica Lutero, ma vi è soprattutto implicita una trasvalutazione di tutti i valori che tanta parte avrà nella filosofia moderna. E se il suo uomo nobile che conquista il regno della propria anima è il predecessore del superuomo nietscheano, la fascinazione del nulla che trapela dal suo pensiero continuerà a sopravvivere in forma diversa nelle opere di Heidegger – il quale, fin dai tempi della tesi di dottorato con a margine una citazione di Eckhart sul tempo e l’eternità, continuerà a confrontarsi e scontrarsi con questo straordinario mistico –, come pure nei versi di Paul Celan, che molto trasse dallo stile delle sue prediche, da quell’uso estremamente plastico di parole potenziate di sensi ulteriori con l’ausilio liberissimo di prefissi e suffissi.