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Il liberalismo non è una concezione politica riconducibile a una matrice unica. È piuttosto il risultato di differenti visioni dei rapporti politici che, muovendo da premesse a volte anche distanti, si incontrano nell'idea comune della limitazione del potere e della difesa dei diritti individuali. Una conferma della varietà e della molteplicità delle ascendenze che sono a monte del liberalismo la offre questa antologia storico-sistematica. Il volume raccoglie brani di ventiquattro autori dal XVII al XX secolo. I curatori non hanno però un atteggiamento ecumenico e delineano, nell'introduzione, la loro interpretazione del liberalismo secondo due direttrici di fondo, fra loro strettamente legate: il rispetto dei diritti dell'individuo e il rapporto con la democrazia. L'esperienza del totalitarismo del XX secolo ha reso più attenti alla salvaguardia dei diritti personali. La democrazia, per rispondere agli imperativi della nostra coscienza civile, ha cioè bisogno del liberalismo, il quale va inteso soprattutto come costituzionalismo, come tecnica di limitazione dei poteri e di garanzia dei diritti. Tuttavia, tale scelta non porta a una chiusura interpretativa. Gli autori presentati esprimono infatti posizioni non coincidenti, a far meglio risaltare le sfaccettature che i principi liberali hanno conosciuto nelle loro diverse determinazioni storiche. Questo discorso ci porta al tema del criterio selettivo che la necessità editoriale ha imposto. Più che la presenza di autori classici (Locke, Montesquieu, Constant), converrà segnalare alcune scelte meno consuete. Ovvia l'inclusione di McIlwain, che fu principalmente uno storico del diritto e delle istituzioni, cui si deve la definizione della nozione di costituzionalismo, cioè di una concezione non formalistica dell'idea di costituzione. Interessante la decisione di inserire il giudice Marshall, che orientò la corte suprema americana verso il sindacato di costituzionalità delle leggi. Non meno opportuna quella di accogliere Condorcet, le cui istanze democratiche non sopravanzano mai la necessità di salvaguardare i diritti. Ci lascia perplessi, invece, la presenza di Arendt e di Popper. Arendt, infatti, se fu tra le prime ad adoperare la categoria di totalitarismo, non è ascrivibile alla tradizione liberale. Popper, infine, per quanto sia stato uomo di radicati sentimenti liberali, è però soprattutto un epistemologo e un filosofo della scienza più che uno scrittore politico originale.

Maurizio Griffo