Democrazie senza memoria

Luciano Violante

Editore: Einaudi
Collana: Vele
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 20 giugno 2017
Pagine: 124 p., Brossura
  • EAN: 9788806217693

12° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Politica e governo - Struttura e processi politici - Democrazia

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Descrizione
C'è differenza tra crisi e passaggi. La crisi segna un declino, il passaggio segna una trasformazione. Ma la distinzione non è fondata su automatismi. Se assistiamo inerti e senza memoria ai processi che si svolgono sotto i nostri occhi, il declino della democrazia sarà inevitabile.

La democrazia non si trova in natura: è un prodotto artificiale, frutto della ragione e del desiderio di libertà. Se non è curata, alimentata e potenziata, appare inevitabile la sua crisi di fronte all'apparente maggiore efficacia del dispotismo: oggi solo il 40 per cento della popolazione mondiale, una minoranza, vive in democrazia. Inoltre, stiamo vivendo un cambiamento d'epoca, segnato dalla crescita della globalizzazione e dalla digitalizzazione: le politiche pubbliche dei diversi Stati sono interdipendenti; l'infosfera ha compresso il tempo e lo spazio; le grandi migrazioni hanno messo in crisi il senso di identità di milioni di persone; la quarta rivoluzione industriale cambierà i processi produttivi e le relazioni sindacali; crescono le diseguaglianze; la sfiducia nelle élites esperte anima populismi e nazionalismi etnici. È dunque necessaria una nuova cultura politica per sostenere la democrazia.

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    Giancarlo Lupi

    27/11/2018 22:46:08

    Trent’anni fa, caduto il muro di Berlino, Francis Fukuyama opinava che il modello liberaldemocratico capitalista aveva definitivamente prevalso sul sistema socialista e che ciò comportava la "fine della storia". Fukuyama sbagliava. Se infatti fra il 1974 e il 1990 la democrazia ha avuto la sua “età dell’oro”, espandendosi nel mondo, il nostro tempo ne segnala invece una tendenza alla contrazione (p. 4) e ad una minor fiducia in essa. Quasi dovunque i tradizionali partiti politici collassano; movimenti antisistema, un tempo marginali, diventano centrali; le classi dirigenti, la stampa e la magistratura indipendenti e persino le più consolidate acquisizioni scientifiche sono contestate; si affermano élites populiste (Usa) o semi autoritarie (Ungheria, Polonia, India, Turchia). In Occidente, questo ormai decennale fenomeno ha diverse origini: gli effetti economici asimmetrici della globalizzazione, che, in uno con la deindustrializzazione di vaste aree d’Occidente, “ha prodotto migliaia di vincitori e miliardi di sconfitti” (p. 97); l’immigrazione, che incide sulla geografia del mondo, sulla vita delle città e sul senso di identità dei popoli; il terrorismo internazionale; la crescente disomogeneità culturale, radice di fratture civili, segmentazioni sociali e frammentazione legislativa; i nuovi mezzi di comunicazione (internet e i social), che possono accrescere l’informazione ma anche inquinarla con fake news propalate ad arte da singoli o da gruppi internazionali interessati a indebolire i governi (cfr. pp. 57 e sgg.); una crescita di aspettative che la scarsità di risorse non può soddisfare; uno scadimento del dibattito pubblico, frutto di una crescente disattenzione al bene comune. Tutto ciò può condurre la democrazia ad un cedimento strutturale. La democrazia è stata una costruzione, alimentata dalla ragione e dal desiderio di libertà e difesa nel secolo scorso a costi umani elevatissimi. Conservarne memoria è la ”condicio sine qua non” per farla sopravvivere.

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