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Marosia Castaldi

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2007
Pagine: 721 p. , Brossura
  • EAN: 9788807017148
Questo è un oggetto-libro che consta di 722 pagine. Opere italiane di queste dimensioni, e prodotte da autori noti, sono rarissime: vengono in mente, d'acchito, l'Horcynus orca di D'Arrigo e La storia di Morante. Nella tassonomia di Franco Moretti, quelle sono forse opere-mondo. Se così fosse, anche Dentro le mie mani le tue lo sarebbe, ma alla condizione necessaria e sufficiente di accettare che il mondo di Marosia Castaldi sia se stessa e niente altro. È, come evidente, una doppia sfida: dell'autore con se stesso e dello stesso autore a chi lo legga. Si capisce così la devota prière d'inserer firmata da Domenico Starnone. Colpiscono, per nitore ed efficacia, le ultime parole: "Questo non è un testo di intrattenimento. Non è una storia che acquieta. È un'onda anomala che fa molto male, perché è vivo [sic], lotta con la vita e per la vita. Lotta soprattutto per la sopravvivenza della letteratura. Se non gli diamo tempo e sguardo di lettori, vuol dire che peggio per noi, ci meritiamo quel che passa il convento". Starnone è amico di Marosia Castaldi e gli sono condonati sia gli scivolamenti di registro tonale (dall'inusuale "acquieta"all'assai corrivo "passa il convento") sia i dostojeviskismi un po' di risulta sulla fine della letteratura, declinati per di più con abuso di anafora. Tanto è perdonato allo scrittore napoletano per aver colto, in poche righe, il campo semantico, l'area tematica attorno a cui ruotano parola e pensiero di Castaldi: la morte.
Dentro le mie mani le tue è infatti, e innanzitutto, il racconto dell'ultimo giorno di vita di Maria Berganza, che si consuma fra il 6 e il 7 luglio 2004, oltre che di quella della madre, Rosa. Ultimo giorno di vita con presentimento, anzi certezza di morte, e quindi necessità (nell'accezione aristotelica del termine) di riepilogare tutto ciò che la morte precede. Questo è una delle difficoltà che Marosia Castaldi presenta ai suoi lettori, viva in tutta la sua produzione antecedente, qui portata al suo culmine: in un testo come Dentro le mie mani le tue vita e morte neppure si sfidano nel prodigioso duello della sequenza pasquale cattolica, ma convivono, si scambiano di continuo le parti, arrivano a confondersi l'una con l'altra. Allo stesso modo, e come Castaldi aveva cominciato a fare in Fermata k. 501 (cfr. "L'Indice", 1998, n. 3), tempo della narrazione e tempo del racconto sono negati in radice. Anche in questo libro, come nei molti che lo hanno preceduto, gli attori in scena sono molti, al punto che la breve Introduzione (due pagine) è in realtà una tavola di dramatis personae, al modo della tragedia classica. Niente di più lontano, tuttavia, perché fra i grandi assenti di questo lavoro c'è precisamente la dimensione oltremondana. Tutto, per Marosia Castaldi, si attua e compie nel qui e ora, con modalità senza dubbio drammatiche, ma senza che a queste compartecipino realtà esterne. La prima realtà, quella da cui tutto è generato e cui tutto fa riferimento, è senza dubbio la famiglia. Con la famiglia, il suo portato naturale, cioè la casa e, nel caso di specie, le mura domestiche. Se c'è una sensazione comune a tutta la narrativa di Castaldi è appunto un bisogno di fuga da luoghi oscuramente concentrazionari.
A questo punto soccorre l'elemento decisivo di Castaldi, cioè l'uso della lingua. Dentro le mie mani le tue si colloca in uno spazio estraneo alla tradizione del Novecento italiano, presentandosi come territorio aperto alla sperimentazione sintattica, morfologica, a tratti anche grafica (molti capoversi si chiudono senza il punto fermo). Come già altre volte ma, vale ripeterlo, qui in maniera più potente, si ha l'impressione che l'autrice abbia deciso di far ascoltare il suo respiro a chi ha occhi per vederlo e orecchi per intenderlo: e non sembrino ossimori, perché il respiro di Marosia Castaldi, fatto di continue agonie in quanto strenuamente attaccato alla vita, è del tutto visibile. Anche sul piano intertestuale, questo romanzo è di una ricchezza cui si era disabituati da tempo. Qualche lettore della prima ora si è sentito in dovere di evocare il Pasolini di Petrolio. Se c'è una vicinanza, è forse – ma il dubbio s'intenda fortissimo – nell'uso di certe iterazioni, che in Castaldi è peraltro non così frequente e legato a una dimensione che si direbbe, se non proprio religiosa, almeno sacrale. In questa prospettiva si può forse accedere a questo lavoro: come, cioè, si fa a un testo sacro, in cui ogni parola rimandi a un numero infinito di possibili interpretazioni. Dice un versetto molto citato del Talmud: "Di ogni cosa ho visto la fine, il tuo precetto è molto vasto". Confidando di non essere blasfemi, Marosia Castaldi ha scritto il suo personale Talmud e lo offre adesso a una lettura che si spera sia di molti. Non che soltanto della sua autrice, infatti, Dentro le mie mani le tue parla con affanno controllato e privo di speranze di questo tempo.
  Giovanni Choukhadarian

Recensioni dei clienti

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    marco

    07/05/2008 12.17.58

    affascinato dalle dimensioni ho acquistato il libro attratto da alcune righe che avevo letto qui e là in libreria sfogliando a caso. si percorre un viaggio cupo, con molti rimandi al mondo dantesco, all'onirico. un romanzo dove il buio sembra dominare, a tratti surrealista, espressionista. viene in mente a volte il doktor faust di busoni, a volte il die soldaten di zimmermann. le allucinazioni di strindberg, le psicologie di bruchner. un libro disperato che sprigiona sprazzi di luce. un romanzo che cattura e sconvolge. strutturalmente complesso, forse troppo vasto e dilatato, come talvolta possono sembrare le sinfonie di bruckner. in cui forse il tempo di fruizione e l'insistenza percussiva scalfiscono in profondo. un po' come farebbe una debole goccia d'acqua nell'insistere su una roccia. in tal modo il lettore anche più granitico ed analitico finisce per rimanerne plasmato. e nell'insistenza del flusso acqueo si finisce per credere che non esista altra realtà al di fuori delle cascate di parole sotto le quali la coscienza si lava...o si schiaccia inevitabilmente.

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    sara

    28/08/2007 20.11.06

    Semplicemente travolgente. La Castaldi trascina il lettore in un mondo alienante e sconvolgente, dove l'angoscia ed il dolore occupano la quotidianità degli abitanti di Nightwater. Notevole la capacità della scrittrice di entare nei personaggi: ti porta per mano nella loro mente, nella loro vita e le loro sensazioni si confondono con quelle del lettore. La scrittura è quasi priva di punteggiatura, senza nulla togliere alla scorrevolezza ed armonia del testo. Coraggiosa la scelta, da parte della Castaldi, di scoprire sè stessa al lettore, le sue angoscie e la sua vita; se saprete mettere in gioco le vostre emozioni questo libro non vi deluderà. La didascalia del disegno sulla copertina del libro ad opera della stessa Castaldi dice :"Donna acefala in cerca delle sue mani dentro le tue"...Espreime bene le intenzioni della scrittrice. Un'autrice da tenere d'occhio, perchè questo libro merita sicuramente un posto speciale sui nostri scaffali.

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    LUISA

    23/07/2007 15.39.19

    E' un libro che non risponde agli schemi tradizionali di scrittura. Non c'è spazio, non c'è tempo, la punteggiatura e quasi inesistente...Le storie dei personaggi (in cui rientrano sempre la sofferenza, la violenza e la morte) si intrecciano seguendo l'intricato percorso dettato dell'anima dell'autrice.Ma tutto ciò ha un suo obbiettivo.... Il fine della scrittrice non è certo intrattenere piacevolmente il lettore, ma lasciare qualcosa di sè coinvolgendo il suo interlocutore nella sua vita, nel suo dolore, riuscendoci a pieni voti! Tema portante è la morte di cui l'autrice dà una visione profonda e reale.

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    salvatore agresta

    23/02/2007 10.58.12

    Una scrittura che deflagra e sfonda il muro di gomma della psiche. Una lettura che è dolore e gioia insieme. Come già quella di Antonio Moresco, la voce di Marosia Castaldi urla nel buio il dolore e la gioia di vivere,svelando l'intreccio di vita e morte che fonda l'UMANO. Da questa scrittura non si esce come si è entrati.

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