Traduttore: M. Rossari
Editore: Nutrimenti
Collana: Greenwich
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 27 luglio 2009
Pagine: 263 p., Brossura
  • EAN: 9788895842431
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Descrizione
Torna l’Everett dissacrante e ironico di Glifo con un thriller esistenziale e ferocemente satirico, un lungo viaggio tra Gesù clonati e deliri New Age dell’America più arida e bigotta.

È una realtà sconvolgente, una trasformazione radicale, impossibile, quella da cui trae inizio questo romanzo. Theodore Street, stanco di tutto e di tutti, esce di casa deciso a porre fine alla sua esistenza. Soluzione suicidio. Street ha fallito su tutti i fronti: la sua carriera universitaria si è inceppata, il suo matrimonio a rotoli. Nemmeno l'amore per i figli e le scappatelle con le studentesse gli bastano più. E mentre a bordo della sua Lancia si sta recando al luogo prescelto per togliersi la vita, viene cen¬trato da un camion. Risultato: un corpo senza testa e una testa. Decapitato. Nel bel mezzo del suo funerale, Street, a cui la testa è stata malamente riattaccata, si risveglia; come se niente fosse esce dalla bara e, tra lo sgomento dei presenti - lì, cerimoniosi a porgere quello che pensavano fosse l'ultimo saluto -, li squadra "ad uno ad uno ricordandone la voce e ciò che di buono o di cattivo avevano detto o fatto nei suoi confronti", liberandosi così del male che aveva dentro. E dev'essere stata una purificazione singolare perché da quel momento, da morto, Theodore Street è un altro uomo. È, però, l'inizio dell'inferno.

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Recensioni dei clienti

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    valter57

    08/09/2016 10:41:25

    Partendo dal 'non morto' Theodore Street, Everett ci descrive la peggio America, dalle sette religiose ai misteri dell'Area 51 per finire al mondo dei mass media. Ancora una volta questo autore, cambiando genere e storie, riesce a stupire.

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    oncecaldas

    09/03/2011 19:00:28

    non raggiunge le vette di Ferito, ma è sicuramente un'altissima prova di uno scrittore sempre originale e che riesce a toccare temi delicati con toni diversissimi.

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    abby

    28/02/2010 10:54:43

    Ecco un romanzo davvero innovativo nella scrittura, originale, dissacrante, ironico, graffiante, incisivo. Non potrebbe essere diversamente quando il protagonista è un morto, uno che non ha alcuna funzione vitale e che a dispetto di fede e ragione sta in piedi, parla e si trova invischiato in una storia talmente incredibile da annientare chiunque e spingere a inquietanti osservazioni. Lui è Theodore Street, docente universitario, in crisi. Deciso al suicidio per chiudere una vita di fallimenti. Peccato che qualcosa vada storto. Theodore muore ma non suicida, bensì decapitato in un incidente stradale. Sarebbe la fine di tutto e invece la morte si trasforma in un nuovo inizio. Perchè nel mezzo del funerale dopo le struggenti e impietose false parole di amici e colleghi Thoedore si sveglia e si rialza dalla bara mandando nel panico i presenti. Certo i punti dati alla meglio per riattacargli la testa prudono un pò ma quello è l'ultimo dei suoi problemi. Come spiegare un morto che morto non è? Come rassicurare i propri figli, stringersi alla moglie e dare un senso a se stesso di qualcosa che non può avere spiegazione a meno di essere un novello messia? Angelo o demone? Tutto o niente. Un mostro della natura? Forse, o semplicemente un uomo che non riuscirà a morire fino a quando non sarà in grado di cogliere che la morte può essere un nuovo inizio, forse la sola possibilità per diventare una persona nuova, in grado di riconsiderare la vita precendente sotta una nuova luce, perdonare se stesso e gli altri, darsi una seconda possibilità con la moglie, i figli e la società a cui restituire qualcosa di sè. Così in un susseguirsi di avventure assurde tra fanatici religiosi, scienziati pazzi ed oscuri emissari del governo Theodore avrà l'opportunità di salvare piccoli innocenti e mostrarsi al mondo per quello che avrebbe voluto essere sin dall'inizio: solo un uomo rispettabile. Una diversità estremizzata che 'un morto che non riesce a morire' finisce per far accettare ad un'umanità apatica. L'americano Percival Everet

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    orlando swinton

    16/12/2009 10:25:42

    Percival Everett ha il potere di scrivere un libro nuovo e diverso ogni volta, confrontandosi con stili e temi inattesi, pur percorrendo un proprio percorso personale molto riconoscibile. In ogni suo romanzo il protagonista è contraddistinto da una diversità che lo allontana dagli altri. In questo caso, la diversità di Ted è l'essere morto pur essendo vivo - e ciò lo rende distante e incomprensibile agli altri, ai 'vivi'. Provocante, profondo e anche dissacratorio e divertente: il nuovo (in Italia, perlomeno) romanzo di Everett è l'ulteriore conferma di una voce da ascrivere tra i grandi del nostro tempo letterario. Per palati curiosi e raffinati!

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    Tullio

    15/12/2009 13:05:33

    Un altro splendido romanzo di questo grande autore. Divertente, intelligente, dissacrante.

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Deserto americano, quinto titolo di Percival Everett tradotto in Italia (dopo Cancellazione, 2001; tradotto da Marco Bosonetto, Instar, 2007, cfr. "L'Indice", 2007, n. 6; Glifo, 1999, La cura dell'acqua, 2007, Ferito, 2005, tradotti da Marco Rossari, Nutrimenti, 2007, 2008, 2009; cfr. "L'Indice", 2007, n. 9; 2008, n. 6; 2009, n. 5) fa ridere molto. "Che Theodore Street fosse morto era fuori discussione", così l'incipit, e sul fatto se Theodore Street sia vivo o morto, e se non fosse più morto quand'era vivo di quanto sia vivo ora ch'è morto, e se non sia invece più vita ora che la vita è morta, nel corpo morto di un uomo infine vivo, e dunque capace, finalmente, di morire, parla tutto il romanzo. Interrogandosi sulla morte e sulla vita, Everett dissemina il testo di battute, la morte stessa del protagonista è una battuta: andando a suicidarsi, Ted Street durante un incidente viene decapitato. Seguono rocambolesche vicissitudini, con l'attenzione sempre focalizzata su due fronti: le reazioni degli altri, la reazione di Ted. Fallito anche nel darsi la morte, Ted Street ha l'occasione di essere un uomo migliore, di capire, di farci capire – intende Everett – quale sia una vita degna di questo nome, di un individuo degno di questo appellativo. Fra la morte labile dell'incipit, la resurrezione e la vera, maschia, morte finale, Everett fa attraversare a Ted, reduce dalla mediocre vita di accademico, il falso mondo dell'informazione, quello pragmatico delle assicurazioni sulla vita, l'esaltata follia delle sette religiose, la paranoia e l'ottusa onnipotenza militari. Via via acquisendo consapevolezza della propria pochezza, l'uscita finale, monito a un'America imbolsita e persa dietro valori illusori, è la morte ad ammantarla di dignità. Dietro il consueto funambolismo tecnico, Everett consegna un testo alfiere di sani valori morali, segna un punto per l'esercito del riscatto. I peccati commessi da Ted, da vivo, erano l'ignavia, e l'adulterio.
Federico Novaro