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Lo consiglio
Partendo dal 'non morto' Theodore Street, Everett ci descrive la peggio America, dalle sette religiose ai misteri dell'Area 51 per finire al mondo dei mass media. Ancora una volta questo autore, cambiando genere e storie, riesce a stupire.
non raggiunge le vette di Ferito, ma è sicuramente un'altissima prova di uno scrittore sempre originale e che riesce a toccare temi delicati con toni diversissimi.
Recensioni
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Deserto americano, quinto titolo di Percival Everett tradotto in Italia (dopo Cancellazione, 2001; tradotto da Marco Bosonetto, Instar, 2007, cfr. "L'Indice", 2007, n. 6; Glifo, 1999, La cura dell'acqua, 2007, Ferito, 2005, tradotti da Marco Rossari, Nutrimenti, 2007, 2008, 2009; cfr. "L'Indice", 2007, n. 9; 2008, n. 6; 2009, n. 5) fa ridere molto. "Che Theodore Street fosse morto era fuori discussione", così l'incipit, e sul fatto se Theodore Street sia vivo o morto, e se non fosse più morto quand'era vivo di quanto sia vivo ora ch'è morto, e se non sia invece più vita ora che la vita è morta, nel corpo morto di un uomo infine vivo, e dunque capace, finalmente, di morire, parla tutto il romanzo. Interrogandosi sulla morte e sulla vita, Everett dissemina il testo di battute, la morte stessa del protagonista è una battuta: andando a suicidarsi, Ted Street durante un incidente viene decapitato. Seguono rocambolesche vicissitudini, con l'attenzione sempre focalizzata su due fronti: le reazioni degli altri, la reazione di Ted. Fallito anche nel darsi la morte, Ted Street ha l'occasione di essere un uomo migliore, di capire, di farci capire intende Everett quale sia una vita degna di questo nome, di un individuo degno di questo appellativo. Fra la morte labile dell'incipit, la resurrezione e la vera, maschia, morte finale, Everett fa attraversare a Ted, reduce dalla mediocre vita di accademico, il falso mondo dell'informazione, quello pragmatico delle assicurazioni sulla vita, l'esaltata follia delle sette religiose, la paranoia e l'ottusa onnipotenza militari. Via via acquisendo consapevolezza della propria pochezza, l'uscita finale, monito a un'America imbolsita e persa dietro valori illusori, è la morte ad ammantarla di dignità. Dietro il consueto funambolismo tecnico, Everett consegna un testo alfiere di sani valori morali, segna un punto per l'esercito del riscatto. I peccati commessi da Ted, da vivo, erano l'ignavia, e l'adulterio.
Federico Novaro
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