Il deserto dei Tartari

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Paese: Italia; Francia; Germania
Anno: 1976
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Un giovane tenente è inviato, in una fortezza ai confini con il deserto, ai margini dell'impero austro-ungarico. La bramosa attesa dell'arrivo dei nemici logora i nervi anche ai più forti.
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    M.P.

    14/12/2019 10:12:35

    A causa della incomprensibilità dei fatti a coloro che ne vissero — della duplice caduta dell'Impero Ottomano e del cadere della parte Orientale col vanificarsi del Protettorato del Regno Unito — ad esser segno postumo, al liminare dell'ideogramma, è stato lavoro cinematografico: scrittura algebrica, niente di veramente altro di scritto trovandosene sia allora coi segni del rifiuto, che ora con le icone lasciatene... Poiché il non detto dei timori e le cose dette a metà per non sapere e le domande che la storia solo in parte conoscibile sùscita sembrano ma non sono l'argomento di cui immagini nella ovvietà onirica dell'arte del cinematografo: con gli echi di una storia nei riverberi delle sale da cinema tramutati in cifrari di quel che accadendo interrogava già in cifre... ciò però non serviva, né serve coi riflessi degli schermi analogici, a colmare storica logica incoscienza quale consapevolezza di accadimento sconosciuto non ignoto. Poi che non era una parvente realtà, ciò cui addivenuto il mestiere del cinema neorealista, attraverso i confini di vuoti sociali e di nullità culturali provvistosi di uno specchio magico non più reale e senza nulla da encomiare né altro da coniare... In comunicati senza latenti figure dai nemici delle Antiche Armate erano proferite vergognosamente 'le ostilità mai accadute': di tanto e non quanto e di cose e non persone, ne iconizza l'opera cinematografica: "Il Deserto Dei Tartari" (tratta da omonimo romanzo indagine intorno a fatti insaputi conclusasi in tutt'altro). MAURO PASTORE

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    Eddi

    11/03/2019 22:54:21

    Uno tra i miei libri preferiti, un capolavoro, uno di quei libri che fa pensare alla vita. Un invito a non sprecarla.

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    Andrea

    20/09/2018 10:49:50

    Veramente in Italia dobbiamo essere fieri di avere cotanti attori, e di avere scrittori come Calvino. Il romanzo è proprio sull'angoscia, sul blocco interiore, tutto psicologico, di dover rimanere ancorati ad uno specifico luogo, che diventa, amaramente, prigione. Per mie ragioni personali questa è una condizione che sento molto, e di cui ho paura. È resa benissimo sia dal romanzo sia dal film. Dobbiamo essere soddisfatti di poter coniare tali prodotti, e di riuscire a collaborare nel far ciò anche con ottimi attori di altre nazionalità.

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    Michele Bettini

    27/12/2014 19:28:46

    Visto che ho l'abitudine di non associarmi al coro considero questo film noioso e privo d'inventiva. Un lavoro dove non c'è modo di farsi una risata denota sempre assenza di esperienza diretta o trasmessa. Il film, come il romanzo, è statico e non c'è traccia di genialità. I protagonisti si muovono come se stessero in una prigione, in assenza di una vita privata, che nella realtà ai militari non viene negata. Si tratta di ritagli e non di una storia dettagliata, dove tutti hanno voglia di fare sul serio e prendono tutto troppo sul serio, sperando che sopraggiunga il mondo vero, che non può essere surrogato da una guerra che affretti la morte per dare un senso alla vita. Troppe donne hanno visto questo film soltanto perché attratti dalle divise di una fotografia da salotto. Attori tutti uguali e soldati a fare numero, senza speranza di carriera. Sembra perfino che il Ministero della Guerra si sia dimenticato di loro.

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    Davide

    17/06/2013 11:48:33

    Considerando la difficoltà del sempre spinoso tema della trasposizione di un'opera letteraria, mi sarei aspettato un film scialbo e accademico ( all epoca non conoscevo ancora la grandezza di Zurlini ) invece è una pellicola di grande forza estetica ( splendidi paesaggi ben fotografati) , ritmo ben calibrato che rende al meglio le atmosfere del romanzo di Buzzati e splendidi interpreti ( i nomi parlano da soli, mi limito a citare Perrin doppiato da un ottimo Giancarlo Giannini ).

Vedi tutte le 5 recensioni cliente
  • Produzione: General Video, 2012
  • Distribuzione: Mustang
  • Durata: 150 min
  • Lingua audio: Italiano (Dolby Digital 2.0 - stereo)
  • Lingua sottotitoli: Italiano per non udenti
  • Formato Schermo: Widescreen
  • Area2
  • Jacques Perrin Cover

    Nome d'arte di J. Simonet, attore, regista e produttore francese. Figlio d’arte, esordisce sul grande schermo alla metà degli anni ’50, recitando in parti di sfondo, e incontra la grande occasione nel 1961 con il ruolo da protagonista nel drammatico La ragazza con la valigia di V. Zurlini. Biondo, viso di una bellezza languida e malinconica, è un coraggioso sottotenente in 317 battaglione d’assalto (1964) di P. Schoendoerffer, uno stralunato superstite in Vagone letto per assassini (1965) di C. Costa-Gavras, un paggio dongiovanni in Blanche. Un amore proibito (1970, di cui è anche produttore) di W. Borowczyk, un disilluso ufficiale in Il deserto dei tartari (1976) di V. Zurlini. Dopo l’esperienza televisiva (che ripeterà più volte nel corso degli anni), ritorna al successo cinematografico... Approfondisci
  • Vittorio Gassman Cover

    "Attore e regista italiano. Nell'infanzia trascorsa tra Genova, Palmi e poi (definitivamente) a Roma, al seguito del padre ingegnere edile tedesco, già preannuncia un temperamento artistico esuberante e mercuriale. Allievo dell'Accademia d'arte drammatica, si impone come uno dei più dotati attori della propria generazione, in grado di affrontare sia i ruoli del repertorio classico (Amleto, Otello, Adelchi, Oreste) sia quelli del teatro moderno (Un tram che si chiama desiderio), lavorando con le compagnie più prestigiose e sotto i registi più importanti (in particolare L. Squarzina e L. Visconti). Nel 1954-55 fonda una propria compagnia, conservando sempre il gusto per la provocazione (da Kean, genio e sregolatezza, 1955, di Dumas padre, a Affabulazione, 1977, di Pasolini, fino a Ulisse e la... Approfondisci
  • Giuliano Gemma Cover

    Attore italiano. È il genere mitologico a dargli l’occasione di diventare un volto noto: a ventun anni fa la sua prima breve apparizione in Ben Hur (1959) di W. Wyler, poi nel 1962 è Crios, il re dei giganti in Arrivano i Titani di D. Tessari, rilettura ironica del filone mitologico. Negli anni successivi (a parte un piccolo ruolo in Il Gattopardo, 1963, di L. Visconti) rimane intrappolato in mediocri film mitologici, finché l’avvento del western all’italiana lo fa diventare, insieme a C. Eastwood e a T. Hill, il pistolero tipico dello spaghetti-western: volto immobile, recitazione controllata e una grande dose di ironia. Inizialmente, sotto lo pseudonimo di Montgomery Wood, recita in particolare in film di D. Tessari: Una pistola per Ringo e Il ritorno di Ringo (entrambi del 1965), Kiss kiss...... Approfondisci
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