Il deserto dei tartari

Dino Buzzati

Editore: Mondadori
Collana: Oscar moderni
Edizione: 3
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 18/05/2016
Pagine: XIX-202 p., Brossura
  • EAN: 9788804668046

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Classica (prima del 1945)

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    Raffaele

    22/04/2018 16:56:55

    Altro capolavoro della letteratura italiana da leggere assolutamente, l'attesa e la solitudine in un grandissimo romanzo che ti entra dentro.

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    Cristiano Cant

    02/01/2018 10:03:12

    Si tenta con illuse speranze di offrire una dritta a scaffali stracolmi, si immaginano soluzioni più logiche, meno bastarde e nemiche negli apparentamenti, ma poi ci si finisce per dire che c'è un destino in quei confini insensati, qualcosa come un dettato bislacco che deve fissarsi così, in una forma di superstizione invincibile a cui si china il capo con sorridente rassegnazione. Una ruvida Medusa datata mi scivola tra le mani, mi sussurra che l'ordine è meno di una parvenza, buffa scivolosa chimera. Il libro è questo. Mi siedo e lo sfoglio, ne ripasso alcune pagine e sembra che lo stia come liberando da un gesso portato ingiustamente troppo a lungo. E allora cerco di celebrarne la bellezza e ne riattraverso i "bastioni". L'estenuante idea di qualcosa che dovrà accadere, un nemico che certo sta avanzando verso di noi, l'attesa covata in un pensiero fisso come fondo ossessionante di ogni azione, ogni sentimento, ogni mossa anche involontaria. Come una nube inesorabile il cui pensiero intimorisce e assorbe l'interezza di un essere annullando il resto delle cose, tutto si fa abitudine, un siero di metafisica silente penetra nelle vene di Drogo e lo invade, lo possiede. Il tempo, il grande tema del romanzo, il suo polso incostante, le sue rotte vane, lo specchio del nostro dentro, la falce della morte: "Si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l'amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita". La Fortezza inghiottirà ogni speranza, ma non sarà la morte il nemico. Il nemico vero è la paura di morire. Questo il tremendo incontro e il grande messaggio del libro, il tratto che nessuno può eludere. Non c'è altra solitudine che quella. Anche negli istanti più belli, il lento assalto dei giorni continua a farsi avanti. Imperdibile!

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    n.d.

    15/10/2017 22:02:48

    È uno dei libri che più mi è rimasto nel cuore tra quelli letti, estremamente malinconico e triste ma con una messaggio forte e profondo

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    Gaia

    13/10/2017 18:33:08

    Con pochissimi elementi riesce a farti sognare!

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    FabioG73

    08/05/2017 10:46:05

    Questo libro mi ha lasciato una traccia nell'anima. Capolavoro! L'autore ha colpito nel segno, perchè molto spesso nella mia vita mi interrogo sulla possibile somiglianza della mio modo di vivere con quello del protagonista del libro, il tenente Giovanni Drogo. La storia parla di questo giovane militare, che va a prestare servizio in una fortezza isolata, in una vasta pianura isolata, dalla quale si aspetta da un momento all'altro un attacco da parte dei Tartari; che non avverrà mai. E proprio su questo atteso e illusorio confronto con il nemico si snoda la trama del libro, che racconta la vita dei soldati della fortezza, compreso quella del tenente Drogo, che si lascia convincere dal suo superiore a posticipare il trasferimento,si fa ammaliare dal luogo, dagli spazi, dalla futura gloria di combattere il nemico, rinunciando così al trasferimento in città. Questa scelta segnerà la vita di Drogo, trascorrerà il resto del suo tempo in quella fortezza, nella routine delle inderogabili regole militari, fino alla fine dei suoi giorni, e senza, soprattutto, raggiungere quella gloria del combattimento, che avrebbe giustificato il sacrificio di quel modus vivendi. Il tenente Drogo, ormai diventato maggiore, morirà nella solitudine, in una piccola stanza, lontano da tutti. I temi trattati nel libro sono molteplici e riguardano la vita di ciascuno di noi. Nella nostra vita spesso aspettiamo un futuro migliore e tralasciamo il presente, non facendo scelte o non cogliendo opportunità che potrebbero cambiare per sempre la nostra vita. Come ha fatto il tenente Drogo, spesso aspettiamo, esitiamo, ci culliamo nella routine, non abbiamo coraggio e ci lasciamo ammaliare da traguardi futuri e incerti. Ma il futuro è ora, è il presente delle nostre azioni, perchè il tempo trascorre inesorabilmente, e un giorno emetterà la sua sentenza inappellabile, mettendoci di fronte al risultato delle nostre scelte, e a come hanno influito sulla nostra vita.

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    Massimo Mazza

    29/05/2016 23:46:41

    In poco piu' di duecento pagine Buzzati, con una prosa da far invidia ai grandi classici del '900, sviscera la vita di un uomo con le sue speranze, le sue delusioni, il suo sogno rimasto lettera morta. Lo fa con un ritmo da metronomo, da passista, per meglio evidenziare la sofferenza dell'uomo di fronte all' inesorabile trascorrere del tempo che si divora gli entusiasmi, le disillusioni, le bassezze e lascia i segni tangibili del suo passaggio sul carattere e sul corpo dell'uomo: forza e determinazione da giovane, debolezza e senso di impotenza nell'eta' matura. E' il romanzo-metafora dell'esistenza, cosi' come i Tartari lo sono dei suoi sogni e delle aspirazioni. Immergersi nella lettura del capolavoro di Buzzati ti fa comprendere cosa vuol dire leggere un classico della letteratura: toccare con mano i colori dei sentimenti, una sorta di arcobaleno che si confonde con la descrizion.e delle tinte del paesaggio nell'alternarsi delle stagioni, con la presenza costante, opprimente della fortezza Bastiani, li' a ricordare la crudezza della realta'di fronte al dibattersi vano dell'uomo tra desideri e speranze deluse.

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    S.A.

    05/12/2012 16:19:23

    Un bel libro. L'ho letto dopo aver visto il bellissimo film di Zurlini. Pensavo ad un romanzo più lungo invece l'ho trovato molto breve, l'ho finito in 2 giorni. Il film comunque mi è piaciuto più del libro.

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    michelacarla

    29/03/2008 17:37:44

    c'è solo una cosa più erreta del non leggere libri: obbligare a leggerli. avviene quasi sempre a scuola:ecco perchè"il deserto dei tartari"viene spesso accantonato.perfetto ritratto dell'uomo che aspetta, mosso da un ideale che in realtà non ha un volto definito.nella sua attesa leggiamo tutte le speranze e le illusioni che ci muovono ogni giorno,fino alla fine dei nostri giorni.giovanni drogo è fatto di frammenti.ogni frammento è uno di noi.

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    Antonio

    11/02/2008 20:35:01

    Ci sono capolavori che giacciono in un cassetto per esser rivalutati postumi e romanzi modesti che si vuol, a tutti i costi, far passare per opere d'arte. Il Deserto dei Tartari appartiene a questa seconda categoria. La scuola può far danni come la religione! Perchè romanzi come quello in esame passano alla storia? Sono convinto che sia la società ad inculcare concetti errati nel giovane e lo costringa a pensarla in un determinato modo. Crescendo poi, fortunatamente, qualcuno riesce a liberarsi dai condizionamenti e nuotare controcorrente. Leggete il Deserto dei Tartari liberi da condizionamenti e lo troverete un romanzo che di speciale non ha nulla. Semplicemente racconta la vita per come la conosciamo. E' questo un motivo sufficiente per farne un capolavoro?

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    Romano De Marco

    23/04/2007 16:34:36

    Il tempo che scorre inesorabile, il passaggio dalla spensieratezza della gioventù ai rimpianti della senilità, la disillusione, le occasioni perdute, l'attesa dei "tempi migliori" e del riscatto esistenziale che non arriverà mai. E infine l'incontro dell'uomo con la morte, un concetto considerato estraneo nel corso di tutta l'esistenza fino al momento in cui si è costretti a confrontarsi con esso. IL DESERTO DEI TARTARI affronta queste tematiche alla base della fragilità della condizione umana con una metafora esplicita, forte, quasi grossolana. Tanto da lasciare il lettore un po' spiazzato e da colpirlo allo stomaco, soprattutto se la lettura avviene in una età non giovane, quando i bilanci e i primi rimpianti iniziano ad affacciarsi alla soglia del quotidiano. Ho trovato quest'opera di Buzzati molto diretta ed efficace, così come mi accadde con UN AMORE che comunque, nella sua globalità, giudico un'opera superiore sia dal punto di vista introspettivo che da quello del coinvolgimento emotivo del lettore.

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    Simona

    12/03/2007 14:22:35

    Che dire, il vero argomento secondo me è la morte. L'attesa e la morte. Ognuno di noi è eroe di se stesso..e questo può bastare per una vita dignitosa! Non serve molto...basta questo! Basta vincere l'unica vera battaglia... Meraviglioso...

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    stefano

    08/09/2006 17:38:55

    C'è il protagonista,il tenente Drogo, c'è una sperduta fortezza,e c'è un'assurda attesa.Questi elementi bastano a Buzzati per regalarci una lucida e angosciante metafora sulla vita.Ci ammonisce l'autore e ci sprona a vivere intensamente;a non aspettare domani,il domani che non arriva mai.

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    roberto cocchis

    04/09/2006 16:12:55

    Uno di quei romanzi che ti cambiano la vita. Se poi te la cambino in meglio o in peggio non lo so, e neppure credo abbia importanza. Io credo che sia comunque in meglio, perché la consapevolezza (in questo caso, della propria reale dimensione)è sempre preferibile all'illusione.

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    il Parolaio

    19/06/2005 11:40:58

    Perchè sono così mediocre da non poter trovare parole per questo capolavoro?

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    Pierpaolo

    21/02/2003 03:16:23

    Possono le illusioni lacerare l' animo di un uomo fino ad ucciderlo? Secondo me cio' è possibile ne Il Deserto dei tartari, un libro in cui a mio giudizio domina un tono di disillusa speranza fin dall' inizio del romanzo. Il protagonista, il tenente Drogo è un moderno Don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento che sono qui invece chiamati "tartari". Cio' che colpisce di piu' il lettore a mio avviso e' che non è solo il protagonista a cadere vittima delle allucinazioni belliche , ma anche coloro che gli stanno attorno, quasi che la fortezza Bastiani fosse una sorta di ariostesco castello incantato

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