Il destino di poeta. Testo russo a fronte

Varlam Salamov

Curatore: A. D. Siclari
Collana: Ricerche
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 1 luglio 2006
Pagine: 318 p., Brossura
  • EAN: 9788887240627
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    Fabrizio Rossi

    18/01/2007 11:32:36

    «I versi sono un destino, non un mestiere»: così scriveva Varlam Šalamov (1907-1982), che da questo destino fu segnato indelebilmente. Oltre che acuto narratore delle atrocità del comunismo (sono suoi i celebri "Racconti della Kolyma"), Šalamov fu un poeta di grande profondità: spinto dal bisogno di «consegnare il proprio cuore alla carta», aveva iniziato a scrivere versi fin da bambino, per continuare poi (naturalmente di nascosto) nel grigiore del GuLag cui fu condannato. Questo volume raccoglie un centinaio di poesie di Šalamov, per la prima volta tradotte in italiano da Angela Dioletti Siclari. Sono poesie «scritte con le lacrime», perché solo l’esperienza dell’uomo può essere fonte di ispirazione. Si chiede infatti Šalamov: «Se il sangue non sgorga nelle righe» e «l’anima non si denuda totalmente», a che vale scrivere? Nate nella prigionia del lager, dove l’uomo s’abituava a vivere senza pane ma anche senza dignità, queste poesie per Šalamov sono come le radici del larice, che pur giacendo nella terra gelata contengono già in sé un richiamo alla riscossa, «vessilli di libertà» più forti di ogni ideologia.

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