Di mamma ce n'è più d'una

Loredana Lipperini

Editore: Feltrinelli
Collana: Serie bianca
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 20 febbraio 2013
Pagine: 314 p., Brossura
  • EAN: 9788807172519
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Descrizione
Il Palazzo d'Inverno di Pechino era luogo di meraviglie e splendore. L'imperatore della Cina, che deteneva il potere più alto, era prigioniero del suo palazzo, proprio in virtù di quel potere. Anche la maternità è un Palazzo d'Inverno: dove è splendido aggirarsi ma da dove non si può uscire. Per secoli è stato l'unico potere concesso alle donne, e oggi torna a essere prospettato come il più importante: l'irrinunciabile, anzi. Lo ribadiscono televisione, giornali, libri, pubblicità, blog. Alle donne, in nome del nuovo culto della Natura, si chiede di allattare per anni e di dedicare ogni istante del proprio tempo ai figli: si dice loro che tornando a chiudersi in casa, facendo il sapone da sole e lasciando libero il proprio posto di lavoro salveranno il paese, e forse il mondo, da una crisi economica devastante. Oppure, se proprio vogliono lavorare, devono diventare "mamme acrobate" in grado non solo di conciliare lavoro e famiglia, ma di farlo con il sorriso sulle labbra e la battuta pronta, magari per raccontarsi su blog che sono il territorio di caccia preferito per tutte le aziende che producono passeggini e detersivi. Nell'Italia dove il mito del materno è potentissimo per le madri si fa assai poco sul piano delle leggi, dei servizi, del welfare, dell'occupazione, dell'immaginario. Ma invece di unirsi, le donne si spaccano: le fautrici dei pannolini lavabili contro le "madri al mojito", madri totalizzanti contro le madri dai mille impegni, femminismi contro femminismi.

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    alessandra spurio

    04/04/2013 18:59:16

    Il titolo riassume perfettamente la tesi del libro. L'analisi del "materno" nelle sue molteplici declinazioni è molto dettagliata. Qui non troverete ricette per una maternità migliore (delle quali provvedono a rifornirci tonnellate di stampa e siti specializzati) ma una documentatissima inchiesta sulla maternità oggi con tutte le difficoltà e contraddizioni. Non si parla nè a favore nè contro le scelte che ogni madre fa basandosi sulle proprie convinzioni(o su pressioni esterne),ad esempio sulla scelta di allattare o meno. Molto curata l'analisi di ciò che accade in rete. Spero che questo libro venga letto anche da un pubblico maschile.

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Dopo Ancora dalla parte delle bambine (2007) e Non è un paese per vecchie (2010), Loredana Lipperini torna alla scrittura con un libro che, arricchito da molte testimonianze dirette, chiude la sua trilogia dedicata alle donne.
In Di mamma ce n’è più d’una la Lipperini si concentra sulla condizione femminile attuale e non nasconde il suo disappunto nel descriverci un sistema sociale che invece di essere plurale appare retto dal solito bipolarismo, ovvero dall’eterna opposizione fra madri totalizzanti, fautrici di un ritorno alla maternità naturale (o meglio iper-naturale), e madri acrobate, che per non rinunciare all’indipendenza economica e al proprio lavoro sono costrette a fare i salti mortali. Insomma siamo alle solite: femminismo vs femminismi, o, se si volesse porre la questione in termini lessicali più atavici, natura vs cultura.
Il dato preoccupante non sta però in questa contrapposizione storica quanto nel fatto che gli anni della crisi hanno visto riaffiorare situazioni che sembravano superate. Nell’ultimo periodo si assiste infatti a quello che in gergo tecnico viene definito gender backlash, un salto all’indietro che vede il riaffermarsi del “ruolo destinale” di madre. Se alle donne è riservato un destino, è proprio quello di generare: la maternità è l’unico segno distintivo, l’unica modalità di affermazione della propria identità di donna. A farsi promotrici di questo “modello materno di ritorno” e a invadere i blog a favore delle marmellate fatte in casa, dei pannolini lavabili e dell’allattamento ad aeternum, non sono però gli uomini o le istituzioni, bensì le figlie giovanissime di donne che, venti o trent’anni prima, si erano battute per l’emancipazione e l’affermazione dei propri diritti. Un atteggiamento preoccupante, soprattutto perché assomiglia più a una falsa tendenza che a una lotta per la reale rivendicazione di un ruolo.
Il risultato è che si finisce inevitabilmente per perdere di vista il nodo centrale della questione: che si tratti di un seno che allatta o delle forme ostentate dalle femministe il discorso sulla donna resta infatti ancorato al corpo, inchiodato alla carne che lo riveste, mentre della testa invece non si fa mai menzione. D’altra parte, in una società dominata dal narcisismo e dall’egotismo, in cui la supremazia dell’“io” schiaccia ogni velleità collettiva, la libertà e l’indipendenza della donna divengono questioni troppo scomode da trattare, roba da femministe e da perditempo. La politica ha problemi più seri da risolvere, non importa se le madri sono le prime vittime della decrescita, tanto fra le mura domestiche per loro di lavoro c’è fin troppo e i figli hanno bisogno della presenza costante della mamma.
Il nuovo femminismo e il culto per la natura - spiega la Lipperini in questo suo libro - hanno ristretto lo spettro di rappresentazione delle donne, che invece di essere prismatico e rispecchiare le esigenze di ognuna di loro rischia di restare biunivoco. Ecco allora che il vecchio detto secondo cui “di mamma ce n’è una sola” oggi sembra vero più che mai, perché, sebbene sommerse da discussioni condivise sui mummy blogs e da manuali esaustivi cui fare riferimento, le donne-madri si ritrovano pur sempre “sole”, abbandonate dalle istituzioni e dai compagni a cui la legge non concede un adeguato congedo parentale. Attenzione allora al neomaternalismo e a ciò che in esso si nasconde perché di mamma ce n’è e ce ne deve essere più d’una.