Di nessuna chiesa. La libertà del laico

Giulio Giorello

Collana: I fili
Anno edizione: 2005
Pagine: 79 p., Brossura
  • EAN: 9788870789751
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    Gabriele Martufi

    11/01/2009 16:40:41

    Indice: 1) La Torre di Babele 2) Indipendenza 3) La scelta della filosofia 4) Tolleranza e indifferenza 5) La corda a tre fili - Libro interessantissimo, in poche pagine l'Autore affronta il tema della "laicità" e illustra "il relativismo" nello spirito originario, ovvero scevro da distorsioni e strumentalizzazioni di ogni sorta. L'Autore presenta "l'atteggiamento relativistico" come apertura e disponibilità in tutti i campi; il relativismo come atteggiamento mentale per il quale ogni dottrina, ogni punto di vista, ogni stile di vita ha diritto di esistere; il relativismo come rifiuto dell'assolutismo e accettazione del fallibilismo. Qualche citazione: «la questione non riguarda tanto l'abusata contrapposizione tra "fides" e "ratio", quanto quella tra fallibilismo e infallibilismo, tra una verità che non pretende di salvare neanche se stessa e una verità che promette salvezza a chiunque vi si sottometta, tra una ragione che misura la propria gratuità e finitezza senza aver nostalgia di un fondamento e una ragione che nell'imposizione del fondamento trova il proprio sostegno e la propria giustificazione.» - «Che "liberté" è mai quella che consente di indossare di tutto, eccetto i simboli della propria fede? Che relega il credere a fatto privato, senza concedere l'opportunità di una pubblica testimonianza? Essere di nessuna chiesa significa tollerare ogni chiesa, riconoscendone il diritto all'espressione anche nel libero atto di prenderne le distanze. In questo senso, l'indifferenza è la migliore garanzia di una piena fioritura umana.» - «La solidarietà ha tre fili (natura, tecnica, società), non implica un principio trascendente, nemmeno pretende di escluderlo. In questo senso è disposta ad aprirsi ai membri di qualsiasi chiesa - purché costoro si impegnino al rispetto delle differenze, nella pratica prima ancora che nella teoria. Qualcuno pensa che tale richiesta costituisca per lui una violenza o un tradimento?»

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    gianni

    14/07/2008 19:20:36

    Bel libro, ma mi aspettavo di più da parte di un filosofo che apprezzo moltissimo: vanno bene le citazioni, ma sono troppe. Comunque i pochi spunti personali sono interessantissimi e valgono i soldi spesi nel comprare il libro.

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    Fausto Orazi

    21/04/2006 16:46:21

    Giorello si avvicina alla categoria dei maestri del pensiero, interessante quando parla e quando scrive. A mio avviso potrebbe avere due apparenti limiti: la tolleranza dell'intolleranza e la ripetuta citazione di pensieri antichi, vecchi, nati in tempi e ambienti terminati e superati. Il pensiero si evolve con la scienza, il progresso e il rapido declino dell'autorità religiosa, un tempo tiranno assoluto munito di roghi e camere di tortura tanto per sottomettere la ragione alla superstizione. Nell'Islam la tirannia durerà a lungo con il metodo classico del freno alla cultura e al progresso. Una osservazione da antimateria da ribaltamento delle cariche elettriche nell'atomo, l'anticonformismo in metafora. Mi chiedo come il Dio cristiano -invenzione e trasposizione del pensiero umano nel trascendente che non esiste fino a prova contraria- qualora esistesse, avrebbe inviato un figlio(avuto come?)a farsi crocifiggere per salvare (da che?) gli umani ottenendo uno share del 6%? Questa è infatti la percentuale dei credenti cristiani davvero convinti e osservanti sul pianeta. Andiamo ragazzi, ma vi sembra davvero una operazione divina? Meglio avrebbe fatto allora Allah! E che su questa marginale adesione si vogliano impiantare dogmi assoluti mi sembra tentativo prevaricatorio da respingere.Non ci sono i numeri. L'homo non diverrà mai sapiens se non rifuggirà gli inganni metafisici e non scoprirà se stesso nella scienza,nella conoscenza nella natura e nella sua mente fatta solo di lipoproteine neuroniche.Provate a eliminarne alcune e ditemi dove finiscono spirito coscenza e anima. Credo che la superiorità degli animali stia anche nella mancanza della necesità di inventarsi dei. E per questo li uccidiamo seguendo perfida sadica e mostruosa catena alimentare.Chi ringraziamo o rimproveriamo, il Creatore provvidente o la prima sintesi organica che data quattro miliardi di anni, rispetto ai cinquemila suggeriti dalla Genesi?

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    Sandro Boscaro

    21/02/2006 17:27:41

    Di piacevole lettura, anche se un po' troppo breve per approfondire a sufficienza un tema cosi' interessante. L'equilibrio e la leggerezza di Giorello sono una boccata d'aria fresca tra i miasmi dei fondamentalismi (religiosi e non) che ci circondano e che, purtroppo, si somigliano tutti.

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    Giuseppe Maria Greco

    08/11/2005 12:03:07

    Avverto nel blog il rischio di dare un giudizio, anzichè su "Di nessuna Chiesa", pro o contro Giorello e la sua visione laica. Ciò è proprio quanto l'autore invita a non fare in generale, invitando tra l'altro a legittimare il dubbio come strumento utile al pensiero laico (lo sosteneva, tra l'altro, anche il Cardinale Martini).Invito allora a riflettere sul perchè, ora, Giorello, Ratzinger, Habermas ecc. ripropongano un tema che in teoria dovrebbe già essere risolto da tempo. E' legittimo, dunque, il testo di Giorello? L'unica soluzione a mio avviso possibile è che,in un'epoca di transizione (lo è davvero? da dove e verso dove?)è normale che alcuni si ancorino al passato, e che altri invece si rivolgano al futuro, senza peraltro che nessuno sfugga ad una certa apprensione (i toni infatti sono vibranti). Se quanto dico è vero, il testo di Giorello offre spunti opportuni non solo sul versante del rapporto religione/laicità, ma anche di quello del futuro convivere civile e politico. (A dare continuità storica a questo "progetto" valgono proprio i frequenti riferimenti dello scrittore ad autori di diverse epoche).

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    m@rco

    12/10/2005 03:14:46

    "Solo l'errore ha bisogno del sostegno dell'autorità politica. La verità può reggersi da sola" (pagina 53); "Essere di nessuna chiesa significa tollerare ogni chiesa, riconoscendole il diritto all'espressione anche nel libero atto di prenderne le distanze. In questo senso l'indifferenza è la migliore garanzia di una piena fioritura umana" (pagina 60); "Sotto questo cielo, la vera minaccia alla libertà non viene dal Diavolo, ma da terrene misure coercitive in cui si dispiega la tentazione dell'infallibilità" (pagina 74); "Chi è di nessuna chiesa non si ritrova neppure in una chiesa di atei" (pagina 75). Musica per le mie orecchie! Ah, Giorello... grazie di esistere.

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    Lara

    02/10/2005 16:19:14

    Il libro di Giorello sarebbe interessante - visto il tema, che dovremmo tutti affrontare - se non fosse infarcito di citazioni; se non mancasse, quindi, di un pensiero proprio. Per molti aspetti il testo pare un'ostentazione di cultura propria. Tuttavia è giusto fare tesoro anche dei preziosi riferimenti che l'autore ci lascia. Condivido il consiglio di un altro lettore: leggere il libro nato dall'incontro tra Ratzinger e Habermas. Sicuramente più ricco e chiaro di quest'opera di Giorello.

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    Waylander

    27/07/2005 17:28:23

    Senza fede non esiste morale. Al limite esiste l'etica convenzionale. Nulla di più. I "filosofi" come Giorello cercano disperatamente di trovare un modo per stabilire una morale laica, ma questo non è possibile, poichè alla morale laica mancherà sempre il momento fondante, la pietra angolare che sostiene l'intero edificio. Così, come Giorello in questo suo ultimo libro, si è costretti al gioco delle tre carte, arricchito da citazioni colte, divertente su una bancarella di porta portese, irritante quando serve solo a mascherare il nulla concettuale sul quale si basa un intero libro. Più che deludente, fallimentare. Del resto non poteva essere diversamente.

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    Luca B.

    21/07/2005 15:53:53

    Complimenti a Giorello, il suo discorso è rispettoso ma fermo. Penso anche sia pieno di spiritualità, ma del tipo onesto. Da meditare per chi pensa che abbiamo bisogno di una chiesa per proteggerci dagli islamisti. Abbiamo solo bisogno di una libera costituzione, di una nazione sana che se la sceglie e di un forte esercito che la difende. Nessun fanatico l' avrà allora vinta.

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    MASSIMO

    19/07/2005 16:09:38

    Analisi un pò troppo semplicistica e superficiale, fatto dovuto a mio parere a un livore e un'acrimonia piuttosto evidente che pervade soprattutto la prima parte del libro. Si può benissimo essere tolleranti e dare estrema importanza al dialogo anche essendo fermamente convinti di essere nella verità: a questo proposito Giorello potrebbe andare a rivedersi alcuni pensieri di Girard o ancor meglio lo storico incontro fra Ratzinger e Habermas di qualche anno fa. A me pare che Giorello sia ossessionato da quelli che lui chiama assolutisti e che nella gran parte dei casi corrispondono ai cattolici: sembra quasi che essi siano degli strani esseri assetati di sangue che non hanno altro fine se non quello di imporre le loro convinzioni agli altri, preferibilmente con atti violenti. C'è troppa superbia per un relativista. Tutto il libro mi è sinceramente sembrato poco originale e in alcune parti anche banale e poco....tollerante. Ho l'impressione che non diventerà un'opera miliare per il pensiero laico.

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    Francesco Falasconi

    15/07/2005 12:55:05

    Un recente articolo firmato da Nuccio Ordine nella pagina della cultura del “Corriere della Sera” mi ha ispirato l’acquisto di un pamphlet di Giulio Giorello intitolato “Di nessuna chiesa. La libertà del laico” che credo sia attualmente in classifica tra la saggistica più acquistata. Si parla di relativismo, tema riportato in auge da Papa Benedetto XVI nella Pro eligendo pontifice e discusso poche settimane fa anche a Positano in un convegno (presenti gli stessi Ordine e Giorello). Sgombero immediatamente il campo premettendo che non si tratta di un libro anticlericale, tutt’altro: per l’autore anche l’ateismo può diventare una chiesa e la reale volontà è quella di tagliare le ali estreme della discussione. Tra le molte citazioni di Milton, Popper, Spinoza, Tone, Cromwell, Darwin, Jefferson, Mill, Kant, etc., Giorello riafferma la necessità di critica che se fondata rivoluziona il pensiero e la scienza, mentre se infondata rafforza la certezza. Certezza che a Giorello stona preoccupato com’è di coltivare l’eterno dubbio convinto che solo nel dialogo possa nascere e svilupparsi una società libera ed aperta nella tolleranza e l’”indifferenza”, quest’ultima da intendersi come libertà assoluta di aderire a qualsiasi fede o idea senza ledere la libertà altrui e quella complessiva. Ciò che esce vincente dalla lettura è la fallibilità che viene contrapposta all’infallibilità considerata pericolosa. Gustosi i raccordi filosofici di questo pamphlet - magnifico l'esordio "Uno spettro si aggira per l'Europa: il relativismo..." - che mantiene un’andatura piacevolissima e snella lungo tutto il suo scorrere che avrei desiderato meno rapido. Ma si sa, un buon pamphlet sfugge di mano.

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    alfio

    14/07/2005 20:12:23

    A proposito delle "poste in gioco"(Giorello pag.20),ce n'è abbastanza da richiedere una fede che,pur dichiarandosi laica,non può certo definirsi come relativismo.Per dirla con Karl Jaspers, la chiamerei piuttosto fede filosofica.E'la fede di chi cerca di pensare e di vivere la verità non solo attraverso un autentico impegno esistenziale,ma anche con quella problematicità e apertura che derivano dalla consapevolezza dei limiti della sua limitata esperienza veritativa.Ma,proprio per questa necessaria apertura,una tale fede filosofica comporta, quantomeno,l'affermazione di quel fondamento inconcusso (pag.73) che corrisponde all'ineludibile principio del dialogo.Ed è sufficiente che almeno questo principio non possa venir relativizzato,per affermare che non tutto è permesso,e per annullare così qualsiasi possibilità teorica e pratica al relativismo.Per questo penso che anche la controffensiva che Giorello intende portare con questa sua recente pubblicazione al preoccupante ritorno dell'integralismo cattolico,rischi di essere poco credibile e inefficace addirittura.La libertà del laico più che di un relativismo ha dunque bisogno di una forte fede filosofica.Quest'ultima, più che contrapporsi ad altri tipi di fede(religiose e non),dovrebbe piuttosto riuscire ad animarle tutte.Non solo.Questa fede filosofica implica,al di là di ogni nichilistico relativismo,la riaffermazione del senso della ricerca della verità,senza,per altro pretenderne il possesso,perchè, come scrive magistralmente Goethe, essa " andrebbe forse paragonata a un diamante i cui raggi si irradiano per molti lati,non per uno soltanto".

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    Gigi

    11/07/2005 11:49:21

    La solidarietà umana non ha bisogno del fondamento religioso. Punto.

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    Samael

    22/06/2005 09:19:50

    La solidarietà cristiana non ha bisogno del fondamento religioso... proprio come quella laica.

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    enrico

    20/06/2005 09:06:16

    Una piccola grande riflessione sull'essere laico di questi tempi.Attraverso continui richiami ai grandi "pensatori di liberta'",come Spinoza,Milton,Wolfe Tone,Jefferson,Popper ,e con questi ,alla necessaria liberta'del pensiero scientifico ,che dal dubbio e dalla critica ha da sempre tratto la propria identita' e spinta evolutiva,Giorello ci guida in poche pagine alla vera natura della laicita'e a come essa debba e possa reagire,affermandosi, in questo fase storica di ottuso e pericoloso neoconservatorismo :nessun depositario della "verita'",responsabilita' individuale,legittimazione della critica e del "sospetto",solidarieta' tollerante libera da ogni "chiesa". Un nuovo "manifesto" da distribuire gratuitamente nelle strade e nelle scuole.Necessario !

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