Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2014
Pagine: 173 p., Brossura
  • EAN: 9788845929175
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Descrizione
"Una sorta di interminabile attacco di cuore": così è stato definito "I diabolici," che - unanimemente considerato un classico della letteratura noir - non ha perso un grammo del suo torbido fascino: come dimostrano i commenti dei giovani blogger francesi, i quali scoprono stupefatti quanto l'attuale letteratura psicologica francese "à suspense" debba a un libro che ai loro occhi appare "di un'incredibile modernità", dotato di "un intrigo perfetto" e di "una tensione che fino all'ultimo non ti dà un attimo di tregua". Come nei migliori romanzi di Simenon, quello che conta qui è la progressiva perdita, da parte del protagonista, della percezione della realtà, il suo sprofondare sempre più allucinato in una vertigine di angoscia e di terrore in cui i deliri si accavallano ai ricordi d'infanzia e a un lacerante senso di impotenza. Nei "Diabolici" compaiono per la prima volta alcuni dei marchi di fabbrica della sterminata produzione di Boileau e Narcejac: lo schema triangolare, l'ambientazione provinciale e piccoloborghese, il motivo del colpevole tormentato dal rimorso e dalla paura, la contiguità fra innocenza e colpa; e soprattutto l'inversione dei ruoli: in un'autentica spirale di orrore, l'assassino si trasforma in una vittima braccata da "colei che non c'è più" - la donna che sa di aver ucciso.

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Recensioni dei clienti

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    luca bidoli

    07/02/2018 12:37:47

    L'ho letto in una sera, ma confesso di aver saltato interi passaggi perché li ho trovati inutilmente affabulatoii, noiosi, ripetitvi e ridondanti. A mio sindacabile giudizio, buono, abbastanza coinvolgente, con un finale ambiguo ed elegante. Ma, credo, abbia colto perfetamente nel segno un lettore che mi ha preceduto: se non l'avesse pubblicato l'Adelphi, con il prestigio, a mio avviso sempre più residuo, del suo marchio di fabbrica, non lo avrebbe considerato nessuno. Sine qua non.

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    cantarstorie

    04/10/2016 09:42:51

    Splendido, piccolo gioiello. Uno di quei libri che ti sanno cattuare, avvincendoti fino alle ultime righe: poco importa se la sorpresa finale non è una vera sorpresa, e si percepisce nell'aria.. fa parte del gioco, e della meraviglia. Davvero bello.

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    JOE

    17/08/2016 17:12:41

    Che dire un libro diabolico veramente diabolico le ultime pagine sono da 10. Bel libro pieno si suspance e con un finale mozzafiato!!!

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    FFox

    01/02/2016 14:49:56

    Gli autori Boileau - Narcejac sono stati una fabbrica di scrittura di libri gialli o noir nel corso di mezzo secolo. La loro particolarità era quella di raccontare la storia da parte del protagonista che viene coinvolto in storie assurde facendo sembrare le cose diverse da ciò che sembrano, come ne "La donna che visse due volte" uscito dopo questo e dal quale Alfred Hitchcock vi trasse il film Vertigo nel 1958. I diabolici è un ottimo thriller avvolto nella nebbia fisico - mentale del protagonista il quale crederà di impazzire. Non c'è da dire altro. Lo slogan del film tratto da questo libro nel 1955 diceva : - Non siate diabolici . Non rovinate l'interesse che i vostri amici potrebbero nutrire per questo film. Non raccontate loro il finale di quello che avete visto -. E questo vale anche per il libro..

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    AdrianaT.

    06/05/2015 09:06:28

    Fino a 'Mireille stava stirando un paio di mutande', avevo riletto due volte le tre pagine precedenti senza capirci granché. Non ero riuscita ad inquadrare la situazione, non capivo chi erano, cosa stavano facendo e mi stavo un po' spazientendo. Poi però l'immagine di Mireille che stira le mutande dirada lentamente la nebbia, almeno quella nella mia testa, e fa emergere i primi particolari rivelatori della trama - intessuta magnificamente - e qualcosa comincia a schiarirsi: Povera Mireille!, e che bell'impiastro quell'abulico del Ravinel; mi ha ricordato il succube, goffo, impacciato e suggestionabile marito in Fargo dei Cohen. Un noir incalzante, affilato, elegante datato 1952, dal finale Hitchcockiano, che viene accostato, per stile, a Simenon. Brava Adelphi ad aver recuperato questo bell'esempio di scrittura.

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    silvia

    06/04/2015 09:52:50

    Veramente ben scritto, costruzione dei personaggi perfetta, ottima descrizione degli ambienti, grande tensione. Non si capisce a cosa siano abituati i lettori scontenti!

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    Marco

    11/03/2015 19:11:02

    Mi dispiace per i colleghi lettori scontenti, fortunatamente sono la minoranza. Forse il mio giudizio è condizionato dalla mia formazione simenoniana, ma il libro è bellissimo, intrigante, una lettura assolutamente piacevole, davanti al camino con una bella bottiglia di vino.

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    Aris-34

    31/01/2015 18:41:26

    Classica operazione Adelphi: si recupera un libro datato di buona fattura, lo si impacchetta con una copertina nera affascinante e...successo assicurato. Se usciva come poker Mondadori non se lo filava nessuno...Come direbbe Eco ( o Grasso ai giorni nostri) fa più il contenitore del contenuto. Insomma un racconto breve di qualità discreta, troppo verboso , chiaramente datato. Interessante, nulla più. Un voto in meno per punire la supponenza intellettualoide della casa editrice e l'eccessivo entusiasmo delle critiche precedenti.

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    Gi

    24/12/2014 17:32:48

    Mi sembra un buon libro, ben scritto, che mette in risalto lo stato psicologico del personaggio principale. Detto ciò non ho capito dove altri lettori abbiano trovato ansia e suspense, quando già a metà libro è chiarissimo il finale.

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    misselisabethbennet

    22/12/2014 22:42:57

    ... il finale si capisce con largo anticipo ma è impossibile interrompere la lettura finchè non si arriva all'epilogo !

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    tapparella71

    16/12/2014 22:03:09

    Per gli amanti del genere noir sicuramente un libro da leggere. L'ho trovato molto interessante, vibrante, coinvolgente attraverso le sensazioni che questa lettura è riuscita a trasmettermi.

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    Loris

    19/11/2014 09:43:15

    Forse in virtù di vaghe reminiscenze cinematografiche che sono affiorate in corso di lettura, il finale non è stato così sorprendente, tenuto conto anche degli indizi inseriti nella descrizione dei personaggi. Ad ogni modo, al di là delle rivelazioni dell'epilogo, il romanzo si fa apprezzare per le atmosfere che costruisce e per l'introspezione di cui dà prova nel delineare la figura di Ravinel. La nebbia che avvolge Nantes e Parigi si specchia nel torpore esistenziale del protagonista, da sempre in cerca di una via di fuga dall'ordinario e dalle costrizioni delle relazioni sociali. Il noir sposa felicemente il romanzo psicologico, portando il lettore nella terra di confine tra reale e immaginario, dove la sospensione dell'incredulità offre emozioni e suspense, fino all'ambigua frase finale che lascia spazio a interpretazioni e ri-letture.

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    Wentworth

    17/11/2014 12:22:45

    Sinceramente non ho provato tutta questa ansia (avete mai letto Dieci piccoli indiani?), oltretutto si può intuire alla svelta una possibile soluzione e si rimane sconcertati da fatto che il tizio non venga nemmeno sfiorato dal dubbio. Niente di che, ancora una volta pubblicità e recensioni mi hanno fregato...naggia!

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    spaggio

    24/10/2014 14:07:47

    Un libro capace di tenere alta la suspence quasi fino alla fine, con corde ben tese e vibranti; un bello stile letterario; buona caratterizzazione dei personaggi; ottima la costruzione degli ambienti e delle locations. Un finale un po' "telefonato" che si intuisce con una certo anticipo: ma proprio chiudendo il libro e avendone scoperto il finale, subentra una certa delusione nel ripensare all'assunto iniziale (l'assassinio e la sua gestione successiva) che porta a decostruire quanto letto per scoprirne una forzata illogicità che ne attenua la valutazione complessiva.

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    nick

    15/10/2014 19:40:46

    DIABOLICO! Sconsigliato agli ansiosi per i momenti di tensione assolutamente insopportabile, che raramente ho ritrovato nei noir anche più riusciti (escluso il Maestro Simenon).Reale e surreale, cupo, suscita sentimenti contrastanti.Eccezionale l'introspezione psicologica del protagonista, il nevrotico, depresso, abitudinario, piatto, debole Ravinel,infelice vittima degli eventi, che progetta l'omicidio della moglie, ma di cui resta innamorato, avviandosi verso la tragedia.

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    luciano

    04/10/2014 13:39:09

    Un triangolo tra il debole Fernand Ravinel, l'insignificante moglie Mireille e l'amante, una virago, Lucienne Mogard. Due assicurazioni sulla vita, una per Fernand, l'altra per la moglie. Un delitto orribile, un cadavere che scompare, un fantasma che si aggira per la città, una vicenda da incubo che si svolge tra Nantes e Parigi, una Parigi soffocata dalla nebbia, un finale sorprendente. Un noir da non perdere.

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    Lina

    26/09/2014 22:57:43

    romanzo degno di stare alla pari col genio di Simenon. e con ciò ho detto tutto.

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    LEON

    17/09/2014 11:47:28

    Bellissimo! Non saprei defire il genere; un po' noir, un po' mistery, e tra le righe anche un po' comico! Scritto benissimo, tradotto con grande attenzione, incalzante, pieno di atmosfere, e quella nebbia...la vera protagonista della storia. Vera letteratura che arriva direttamente dagli anni '50 a dispetto dellla pochezza attuale. Grande merito ad Adelphi, che come sempre va alla ricerca della qualita' piu' pura.

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  I diabolici: questo titolo suggestivo non appartiene, in origine, al romanzo con cui Pierre Boileau e Thomas Narcejac cominciano, nel 1952, la loro fortunatissima collaborazione. Il titolo scelto allora dai due romanzieri era Celle qui n'était plus, Colei che non era più. Lo ribattezzò Les diaboliques Henri Clouzot, che lo trasformò, nel 1955, in un film destinato a divenire, anche grazie all'interpretazione di Simone Signoret, uno dei noir più amati di ogni tempo. L'immenso successo del film, che modifica tanto l'ambientazione quanto l'intreccio della fonte letteraria, ha forse fatto un po' dimenticare il fascino tutto particolare del romanzo; questa nuova traduzione, impeccabile e amorosamente precisa, è un'ottima occasione per riscoprirlo. Thomas Narcejac, rievocando il suo incontro nel 1948 con Pierre Boileau, ha raccontato la nascita dei loro progetti comuni. Entrambi scrittori già affermati di polizieschi, sentivano il bisogno di fare "qualcosa di diverso": "Qualcosa che lasciasse spazio al movimento dei personaggi." A questo scopo, bisognava partire non da un delitto qualunque, ma da un personaggio destinato a diventare la vittima, sviluppando le sue angosce. "Ed è così – racconta ancora Narcejac – che senza troppo pensarci, in modo empirico, ci siamo trovati a lavorare sulla suspense, come già faceva benissimo in America William Irish." Il richiamo ad Irish (tanto amato dai francesi, a cominciare da Truffaut) è decisivo; proprio come l'autore dell'Alibi in nero, Boileau e Narcejac procedono mettendo il loro protagonista in una situazione insieme inspiegabile e profondamente angosciosa. Fernand Ravinel, rappresentante di commercio di provincia, debole e introverso, si è lasciato plagiare, quando si apre il romanzo, da un'amante dal carattere forte e determinato, la dottoressa Lucienne. I due complici sopprimono la moglie di lui, Mireille. Ma dopo l'assassinio, al quale ha partecipato con scarsa convinzione, la vita di Ravinel si trasforma in un incubo spaventoso: "Colei che non è più", di lontano, gli dà inequivocabili segni di vita e sembra essersi trasformata per lui in un fantasma persecutore. Proprio come nei romanzi di William Irish, anche qui il punto di forza è l'atmosfera opprimente. Tra la periferia di Nantes e quella di Enghien, egualmente squallide nel gelo autunnale, Ravinel brancola "in un vuoto acquoso, in uno spazio incerto in cui errano alla rinfusa motori, fari bianchi come occhi ciechi e rumori di passi, rumori di passi a non finire di cui non si capisce la provenienza". Perseguitato sin dall'infanzia dall'ossessione della nebbia, il protagonista dei Diabolici è certamente un fratello degli eroi disperati di Irish, ma ha anche una più nobile ascendenza letteraria: la sua percezione alterata dell'insostenibile realtà è quella di Roquentin, l'eroe della Nausea. È del capolavoro di Sartre che nei Diabolici Boileau e Narcejac ci offrono un'accattivante versione popolare, sfumando in noir quell'orrore della quotidianità provinciale che il romanziere-filosofo aveva colto con ineguagliata perfezione.   Mariolina Bertini  


"Una sorta di interminabile attacco di cuore": così è stato definito "I diabolici," che - unanimemente considerato un classico della letteratura noir - non ha perso un grammo del suo torbido fascino.

"Niente cadavere, niente indennizzo. Neanche per un attimo Ravinel aveva considerato il problema da quel punto di vista. Si sedette sull'angolo di una panchina. Stavolta era davvero la fine."

Ambientazione: Francia presumibilmente a metà del Novecento. Personaggi: il classico triangolo amoroso lui, lei e l'altra. Scenario: nebbiose e grigie vie senza gioia, case piccolo borghesi, locali periferici e popolari.

Quando un matrimonio perde la sua forza e il tessuto che tiene unita la coppia si sfilaccia, nella trama può insinuarsi una terza persona e ribaltare tutti gli equilibri esistenti. Così accade nella nostra storia: Fernand Ravinel si allontana dalla moglie Mirelle e si avvicina a Lucienne, determinata e forte al punto da convincerlo della bontà del suo progetto: liberarsi in modo definitivo della consorte.
La tensione narrativa cresce sempre più, parallelamente al pericoloso gioco che la coppia crede di poter gestire. E il lettore - che inizialmente pensa di avere tutto sotto controllo - lentamente perde le sue certezze entrando nel turbine di angoscia e mistero che attanaglia il protagonista.

La terribile, ma ineluttabile, conclusione di questo romanzo vede la morte intrecciata inestricabilmente alla passione amorosa. Anche se "l'amour fou" (quello che devasta e distrugge, privo di qualsiasi remora e regola e che non può essere arginato), non compare in queste pagine dove invece si affacciano l'interesse, l'attenzione al danaro, alla posizione sociale, all'immagine pubblica. Oltre che, ed è qui la chiave centrale della storia, la liberazione dal giogo di una relazione sbagliata, trascinata stancamente. Ma la liberazione di chi non è da sapere. Così come lo scrittore non ci racconta se la nuova relazione sarà migliore o peggiore della precedente. Un turbine di ripensamenti e di rimorsi avvolgerà chi ha agito in un certo modo plagiato e condizionato senza rendersene conto.
Se avete avuto la fortuna di vedere già Les diaboliques, meraviglioso film firmato da Henri-Georges Clouzot con Simone Signoret, Véra Clouzot e Paul Meurisse (voleva realizzarlo Hitchcock, ma poi non se ne fece più nulla) sapete come si svilupperà la storia, seppure nel film non poche varianti mutano la vicenda trasformandola in qualcosa di ancor più insinuante, tormentato, ambiguo. Se non l'avete visto, cercatelo e guardatelo, ma preferibilmente dopo aver terminato il romanzo.

In realtà nulla turba questa lettura e anche se già conoscete la storia non avrete delusioni, tutto sembrerà nuovo, diverso, originale. Spesso i libri di Boileau e Narcejac sono stati paragonati a quelli di Simenon, giustamente, ma non alle inchieste firmate da Maigret, piuttosto ai romanzi che raccontano la vita quotidiana francese e che costituiscono tutta l'altra produzione dello scrittore belga, dove disperazione, miseria e tragedia spesso prendono il posto della leggerezza (seppur talora velata di dramma) che accompagna le indagini di Maigret. Recensione a cura di Wuz.it