Dialoghi con Leucò

Cesare Pavese

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788806223359
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    Luca Aquadro

    24/09/2017 20:33:45

    "Mythos" in greco significa "racconto". E' un testo narrativo. E i testi narrativi un po' ci perseguitano. Ai bambini si raccontano favole e fiabe; agli studenti si leggono novelle e racconti; gli adulti, se leggono, in media leggono più narrativa che saggistica; gli anziani vivono per lo più di ricordi e li raccontano a chi ha voglia di ascoltarli. Un'altra passione diffusa è il dialogo, in tutte le sue forme, da quelle più basse - dal pettegolezzo alla rivelazione di un segreto - a quelle ordinarie - la normale comunicazione fra due persone - a quelle più alte e letterarie (vedi i "Dialoghi" di Platone e di Luciano di Samosata e le "Operette morali" di Leopardi). Insomma, narrare ci piace e se lo si fa in due è meglio. Ma Cesare Pavese nei suoi "Dialoghi con Leucò", ventisei brevi dialoghi tra coppie di personaggi più o meno famosi della mitologia greca, da Ulisse a Edipo, da Achille a Ermes, da Teseo a Dioniso, va ben oltre il semplice unire la passione per il raccontare al piacere del dialogare. Si immerge nel mare poco rasserenante del mito greco e ne sonda la grande capacità ermeneutica: non c'e spazio per una lettura neoclassica, apollinea e pacificante del mito, perché il mito è il luogo della dimensione tragica, dell'affermazione o dell'occultamento consapevole della mancanza di senso della realtà. Nei "Dialoghi con Leucò" gli dei nascono, muoiono e a fatica risorgono. "Gli dei durano finché durano le cose che li fanno" (pp. 141-142). "Questi mortali sono proprio divertenti. Noi sappiamo le cose e loro le fanno. Senza di loro mi chiedo che cosa sarebbero i giorni. Che cosa saremmo noi Olimpici. Ci chiamano con le loro vocette, e ci dànno dei nomi" (p. 151). "Chi siamo e a che cosa crediamo viene fuori davanti al disagio, nell'ora arrischiata (...) Credo in ciò che ogni uomo ha sperato e patito (...) E noi che viviamo lontano lungo il mare o nei campi, l'altra cosa l'abbiamo perduta" (pp. 170-171). Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo 1908 - Torino 1950)

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    lettore

    01/05/2010 12:53:59

    il voto massimo e' poco essendo un libro al di sopra di ogni classificazione non e' un libro facile ma ogni frase e' una perla su cui si puo' riflettere e per anni il mio volume e' quasi tutto sottolineato, da leggere e rileggere e tenere sul comodino

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    Roberto

    13/05/2009 23:14:15

    Belli,affasicnanti,enigmatici,abbacinanti come gli oracoli di Delfi e le vette del Parnaso.

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    Cristiano

    03/03/2008 12:06:46

    Un libro che, conoscendo Cesare Pavese per i suoi romanzi più famosi (Il compagno, La luna e i falò, ecc) può sembrare insolito e quasi strano. Nello stesso tempo però è un libro di una grande intensità, è una chicca tutta da scoprire, prova inconfutabile della grandezza dell'autore. Tra i vari dialoghi, a mio parere il più interessante, quello che mi ha lasciato senza fiato, è quello di Odisseo.

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    Francesco

    16/12/2006 21:34:43

    Pienamente concorde col precedente. Un libro senza tempo, che sventra con tagliente lucidità le origini del mito greco per trovarvi gli spazi più oscuri e remoti dell'animo umano. Davvero un capolavoro del Novecento.

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    Erik

    09/12/2006 11:18:12

    Un libro splendido. Pavese rilegge il mito greco donandogli una nuova prospettiva. Pure riflessioni sulla vita ed il suo senso, ammesso che essa ne abbia uno. Intenso, emozionante, struggente, 5/5 è un voto fin troppo basso.

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