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Antonio Tabucchi

Editore: Feltrinelli
Edizione: 7
Anno edizione: 2002
Formato: Tascabile
Pagine: 80 p.
  • EAN: 9788807812347

scheda di Paglieri, M., L'Indice 1989, n. 5

Con le due pièces contenute in questo volume Tabucchi esordisce nel campo del teatro. La prima, "Il Signor Pirandello è desiderato al telefono", si svolge in un manicomio del Portogallo dove, di fronte a un pubblico di manichini e di pazzi, un attore fallito impersona Fernando Pessoa. Egli "recita a soggetto" e immagina di telefonare a Luigi Pirandello e di confidargli i suoi tormenti, perché "Pirandello ci sa fare coi personaggi che si trovano intrappolati, schiavi di un ruolo e di una maschera". (Come precisa Tabucchi in una nota, non risulta che Pessoa e Pirandello si siano conosciuti, ma avrebbero potuto farlo, perché il drammaturgo siciliano si recò a Lisbona nel 1931 per assistere alla prima mondiale del suo "Sogno... ma forse no"). Anche la seconda pièce "Il tempo stringe", è incentrata intorno a un colloquio impossibile. Il luogo dell'azione è qui una stanza d'ospedale, dove un uomo giunto da lontano per rivedere il fratello apprende che questi è spirato da pochi minuti. Tra i due - il vivo e il morto - si instaura una sorta di dialogo-monologo, in cui vengono al pettine i nodi di tutta una vita. I protagonisti in scena appaiono come Narcisi che vorrebbero trovare il proprio io più autentico nel rapporto speculare con un altro da sé, ma si dichiarano sconfitti condannati alla solitudine, vittime di equivoci e di "assenze". La scrittura di Tabucchi oscilla tra un registro tragico e uno ironico, quasi grottesco: come afferma l'attore-Pessoa, "non si capisce se si tratti di dramma o di commedia".

All'altro capo del filo del telefono grazie al quale un attore fallito che interpreta il ruolo di Fernando Pessoa sogna di confidare le sue angosce a Luigi Pirandello ("Il sognor Pirandello è desiderato al telefono"), come dall'altra parte della stanza d'ospedale nella quale prende corpo la feroce disperazione di un uomo colpito da un lutto ("Il tempo stringe"), c'è un insolito ed enigmatico deuteragonista, una presenza impossibile o irraggiungibile che è al tempo stesso un'assenza. Un "Altro" (un fantasma e un cadavere) che costituisce rispettivamente un mero oggetto di desiderio e un contendente che morendo si è sottratto a un duello mortale. Ma attraverso questo Altro, nel quale l'Io monologante proietta se stesso e attraverso il quale cerca di darsi la caccia nell'illusione di afferrare una scheggia di se stesso in uno specchio che è andato in frantumi, si consuma la solitudine dell'uomo moderno: povero Narciso che nessuno guarda e che neppure egli stesso riesce più a vedere. Come in due strani "momenti di verità" nei quali la bestia non si presenta al confronto rendendo assurda la figura del torero, in questi "Dialoghi mancati" il tema della solitudine acquisisce un risvolto ambiguo e si tinge di una comicità felpata e allarmante: come se la voce parlasse aspettando una risposta o una risata che non verrà mai a liberarla e a legittimare il suo parlare.