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Etty Hillesum

Curatore: J. G. Garlaandt
Traduttore: C. Passanti
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 12
Anno edizione: 1996
Formato: Tascabile
Pagine: 260 p. , Brossura

3 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Storia e archeologia - Storia - Specifici eventi e argomenti - Genocidi e pulizia etnica

  • EAN: 9788845912061

(scheda pubblicata per l'edizione del 1985)
scheda di Rastello, L., L'Indice 1986, n. 1

Una giovane donna olandese affida, nel 1941, ad un diario la cronaca della sua complessa vicenda interiore. Mentre tutta l'Europa vive il dramma della persecuzione e delle deportazioni di massa, Etty Hillesum, ebrea e destinata a trovare la morte ad Auschwitz, narra con lucidità la sua avventura di liberazione spirituale e la conquista, attraverso le strettoie dell'occupazione nazista di una felicità che, ben lungi dal costituire una fuga dall'epoca, si traduce in arricchimento e forza vitale. Ai divieti imposti alla sua gente Etty risponde con una crescita incontenibile, in grado di dar forza e fiducia a chi le vive accanto; nelle sue pagine capaci di allegria, che nulla nascondono o addolciscono dell'orrore di quei giorni, la guerra e la storia esteriore affiorano gradualmente in funzione della tensione introspettiva, fino ad assumere un ruolo centrale come testimoni di riflesso della battaglia vittoriosa condotta da Etty Hillesum contro le loro forze. Nel diario è anche la storia della creazione di un'opera d'arte - che non nascerà - di cui l'autrice, conscia del suo talento, si sa capace ed a cui si prepara rigorosamente ponendo attenzione ad ogni brano della vita sua ed altrui e indagando la sostanza e le possibilità della scrittura. Il libro tradotto con enorme successo in tutto il mondo, sta diventando per molti un oggetto di culto a scapito, forse, della sua peculiarità e del suo vigore letterario.


(recensione pubblicata per l'edizione del 1985)
recensione di Gentiloni, F., L'Indice 1986, n. 6

"A volte vorrei rifugiarmi con tutto quello che ho dentro in un paio di parole. Ma non esistono ancora parole che mi vogliano ospitare. È proprio così. Io sto cercando un tetto che mi ripari ma dovrò costruirmi una casa, pietra su pietra. E così ognuno crea una casa, un rifugio per sé. E io mi cerco sempre un paio di parole" (pag. 67). Le ha trovate, Etty Hillesum, le parole che cercava, e per nostra fortuna ce le ha lasciate in un "Diario" che resta uno dei documenti più elevati di questo nostro secolo, stupendo e disgraziato. Donna. Amante. Ebrea. Intellettuale. Condannata a morte. Mistica. Altruista. È difficile, fra tutti questi attributi stabilire una graduatoria: sono tutti specificamente e originalissimamente suoi.
Olandese di Amsterdam. Nata nel 1914, famiglia di media borghesia intellettuale. Comincia a scrivere il diario a 27 anni, nel marzo del 1941, quando i tedeschi già occupano l'Olanda. Nell'agosto del 1942 viene deportata nel campo di Westerbork (di smistamento, non di sterminio) dove rimane, lavorando all'ospedale e quindi con una certa libertà di movimento, fino al settembre 1943. Poi Auschwitz, dove viene ammazzata, sembra il 30 novembre 1943. Dal vagone piombato era riuscita a gettare una cartolina, raccolta e spedita da un contadino: "Abbiamo lasciato il campo cantando".
Il diario Etty l'aveva lasciato ad un amico scrittore che, anche se sembra impossibile, per 38 anni non era riuscito a trovare un editore. Finalmente, nell'81, la prima edizione olandese, accompagnata da alcune lettere di Etty da Westerbork: subito 150.000 copie e ora le traduzioni in tutto il mondo.
"Io noto che alla mia sofferenza personale si accompagna sempre una curiosità oggettiva, un interesse appassionato per tutto ciò che riguarda questo mondo, i suoi uomini, i moti della mia anima" (p. 57). Un occhio a se stessa e uno agli altri, lungo tutte le pagine del diario, e sullo sfondo, sempre più presente ma sempre tenuto a bada da un mirabile equilibrio, il forno crematorio. Fra gli altri, molti e guardati con un'attenzione continuamente rinnovata, ne spiccano due, il cui predominio sdoppia idealmente il diario in due parti: S. e Dio. Mai in contrasto, in dolce compagnia, mentre S. non scompare mai (anche se muore nel 1942) ma lascia discretamente il posto.
S. (Julius Spier) doveva avere un fascino incredibile: Etty lo subisce, vive con lui quei due lunghi terribili anni, soffre perché non sembra ottenere l'esclusiva di un uomo eccezionale anche nella professione: faceva lo psicochirologo, e da lui Etty deve avere imparato quella particolare attenzione non soltanto alla voce delle mani ma a tutti i dettagli del corpo. Mai "storia di un'anima" è stata altrettanto ricolma di corpo! Si vedano certi dettagli dei loro incontri di amore, anche se, ovviamente, la morte bussa alla porta.
Due percorsi si intrecciano nel diario di Etty, fino quasi a confondersi in uno: quello da S. a Dio e quello dalla vita alla morte. Ma Dio non elimina n‚ schiaccia S., come la morte che incombe ogni giorno di più non schiaccia n‚ soffoca la vita. "Ho guardato in faccia la nostra misera fine, che è già cominciata nei piccoli fatti quotidiani; e la coscienza di questa possibilità fa ormai parte del mio modo di sentire la vita, senza fiaccarlo. Non sono amareggiata o in rivolta, non sono neppure più scoraggiata o tanto meno rassegnata. Continuo indisturbata a crescere, di giorno in giorno, pur avendo quella possibilità dinanzi agli occhi" (p. 140). La morte cresce con lei e in lei "di giorno in giorno", senza soffocare piccole gioie e speranze, anzi valorizzandole come valorizza il suo impegno per gli altri.
Il diario di Etty è talmente pieno di piccole cose vissute con grande impegno che il lettore rischia di dimenticarsi come vada a finire. Acqua fredda o calda per lavarsi al mattino colazione; cioccolato; golfini a uncinetto; crochi, tulipani, campanule; vesciche ai piedi; l'attenzione divertita alle espressioni degli altri non la lascia neppure durante gli interrogatori della Gestapo. Tornata con un permesso da Westerbork annota: "Le mie rose rosse e gialle si sono completamente schiuse. Mentre ero là, in quell'inferno, hanno continuato silenziosamente a fiorire. Molti mi dicono: come puoi pensare ancora ai fiori di questi tempi?" Glielo chiediamo anche noi.
La risposta, nel diario, si può trovare in due direzioni, Dio e gli altri. La seconda direzione mi sembra più vera. Di Dio è piena tutta l'ultima parte, ma non è un Dio che consola. Profondamente ebrea, anche se non osservante, non è Etty ad aver bisogno di Dio: è il suo Dio, il Dio che consente Auschwitz e che le ha tolto S., ad avere bisogno di lei. Non Dio salva Giobbe, ma Giobbe Dio.
"Dobbiamo abbandonare le nostre preoccupazioni, per pensare agli altri" (p. 155): questo è il suo segreto. Al campo, la sua principale attenzione è per "le ragazzine di sedici anni" (p. 160). Ci viene in mente Anna Frank, strappata nell'agosto del '44 dal suo alloggio segreto e trasportata a Westerbork, prima di venire ammazzata a Bergen Belsen.
Altro riferimento quasi obbligato per chi legge il diario di Etty sono i "Quaderni" di Simone Weil: stesso amore alla vita, stesso esilio continuo fra la casa ebraica e quella cristiana, stessa attenzione per tutto e tutti. Ma Etty resta molto più ebraica, mentre non spazia, come Simone, nel panorama della grande cultura greca, orientale, e nostra. Si porta sempre con sé, anche nella baracca di Westerbork e, chissà, forse anche nell'ultimo viaggio, la Bibbia con dentro la foto di S. e l'amatissimo e citatissimo Rilke.
Da Westerbork, in una delle ultime lettere, Etty scrive ad un amico: "La miseria che c'è qui è veramente terribile - eppure alla sera tardi quando il giorno si è inabissato dietro di noi, mi capita spesso di camminare di buon passo lungo il filo spinato, e allora dal mio cuore s'innalza sempre una voce - non ci posso far niente, è così, è di una forza elementare - , e questa voce dice: la vita è una cosa splendida e grande, più tardi dovremo costruire un mondo completamente nuovo. A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un nuovo pezzetto di amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere. E se sopravvivremo intatti a questo tempo, corpo e anima ma soprattutto anima, senza amarezza, senza odio, allora avremo anche il diritto di dire la nostra parola a guerra finita. Forse io sono una donna ambiziosa: vorrei dire anch'io una piccola parolina" (p. 245).

Recensioni dei clienti

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    Ceci

    27/07/2013 13.14.44

    Di una profondità eccezionale, questo libro mi ha commosso parecchio. Non lo si dimentica facilmente dato che è stato scritto non per uso commerciale, ma al contrario, semplicemente per mettere chiarezza nella propria anima. Nella spontaneità della scrittrice si riversano i dubbi, le paure ma soprattutto la voglia di vivere che trabocca dal diario. Consigliato, soltanto per chi si vuole mettere in discussione leggendolo.

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    alex

    27/11/2011 20.20.22

    Questa è la storia, "purtroppo vera", della ragazza che non sapeva inginocchiarsi. Alla fine della storia, proprio lei, ci dimostra con le sue parole, con i suoi gesti e con i suoi pensieri come il dono della grazia è riuscito a "piegarla" a farla inginocchiare. Dio l'ha "plasmata", facendola divenire un prezioso strumento elargitore di gioia, pace, ottimismo, altruismo e tanta carità, in un contesto dove crudeltà, sofferenza e smarrimento erano protagonisti assoluti. Una testimonianza che ha il sapore della brezza e il gusto della rugiada; un esempio e un modello destabilizzante. Grazie Etty per essere esistita e un grazie che si rinnova a Dio che risponde sempre a chi lo invoca con cuore sincero.

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    claudio

    08/09/2010 22.02.37

    Libro stupendo se non fosse che chi l'ha scritto è finita ad Auschwitz assieme ad altri sei milioni di ebrei. Il miglior commento è quello di Sergio Quinzio sulla quarta di copertina.

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    silvia

    11/07/2010 23.14.50

    Un libro straordinario che ci presenta una donna esemplare che ci svela, pagina dopo pagina, un animo nobile e virtuoso, una forza eccezionale che si puo' solo ammirare. Vita al cento per cento seppur in un contesto di morte. E si resta senza parole, solo con il desiderio di poterle somigliare ... almeno un pò. Grandissimo. Da leggere e rileggere.

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    marianna

    13/06/2010 16.22.52

    Un'anima toccata dalla Grazia, senza preconcetti ne' formazione religiosa dottrinaria. perciò aperta alle ragioni di tutti. un'anima profondamente buona, pronta a cercare accanitamente anche quel minimo di bene che salverebbe tutti i suoi feroci persecutori. alla continua ostinata ricerca del bene, che trova di continuo, in quello che in primo luogo dona lei stessa a chiunque, perfino allo stesso Dio al quale offre candida e sincera il proprio aiuto, promettendogli rifugio e riparo dentro al suo cuore; nello strazio di Auschwitz di cui è lucida e consepovele testimone e vittima, fa della propria vita "un unico grande colloquio con Dio". una testimonianza di amore, di sensibilità e santità, fuori dalle gerarchie e dagli schemi confessionali. una lettura che si è portati a ripetere più e più volte, che parla all'anima, che offre tanto bene e insegna a vivere un po' meglio, che rende più umani, saggi e buoni. una delle vie attraverso cui ci giunge la Grazia.

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    Gianluigi

    24/05/2010 23.23.55

    Un grande libro dal quale emergono la profondità ed il coraggio di una donna dal triste destino. La sera nonostante la stanchezza non riuscivo a chiuderlo, se non fosse scomparsa in circostanze così tragiche forse avremmo avuto una grande scrittrice.

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    massimo

    23/04/2010 17.45.59

    Devo dire che questo libro mi ha un pò deluso. Forse perchè avevo un' aspettativa piuttosto elevata. Etty è senza dubbio una persona meravigliosa. La sua volontà di progredire in un cammino interiore, la delicatezza di sguardo sulla quotidianità, l'amore per la vita sono tutti aspetti che non possono che affascinarci. Chi non desidererebbe essere come lei? Però il suo diario l'ho trovato "superficiale" nel senso che a mio parere non da una spiegazione sufficiente del suo modo di pensare, di vedere la vita, delle sue emozioni e stati d'animo. Trova l'esistenza meravigliosa ma non da mai una chiarificazione approfondita delle motivazioni. Si intuisce che il suo modo di pensare la realtà e di affrontarla è frutto di un percorso psico-spirituale in cui S. ha avuto un ruolo fondamentale. E' evidente che la riflessione continua e la scrittura sono strumenti importantissimi per il suo sviluppo interiore, ma non ci fa mai partecipi veramente di come sia arrivata a questo punto. Quasi mai poi analizza fino in fondo i suoi pensieri: sembra spesso limitarsi a farne la cronaca. Forse una spiegazione ce la da lei stessa, quando afferma di non essere ancora in grado di esprimere a parole quello che realizza, sente o vive. Fatto sta che alla fine si rimane un pò con l'acquolina in bocca: ci è stato presentato dinanzi un pranzo succulento ma non abbiamo avuto l'opportunità di gustarlo fino in fondo: l'abbiamo solo assaggiato. Un esempio: a pag. 208 scrive: " E far sentire quanto la vita sia bella e degna di esser vissuta e giusta, sì, proprio giusta " Perchè la vita è bella? E soprattutto perchè addirittura giusta? Non si sa! Quanto desiderio insoddisfatto di sapere le ragioni di queste conclusioni! Forse il motivo principale di questo mancato approfondimento è dato dal fatto che si tratta di un diario e non di un saggio. E' uno strumento quindi che serve prima di tutto al suo autore e non ha la funzione di chiarire ai terzi.

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    LucaBo

    17/09/2009 01.13.28

    Contemporaneamente ad Anna Frank in Olanda c'era un'altra ragazza... un po' più "vecchia" (27-28 anni) di famiglia russa; colta, piena d'amore. Anche lei tenne un diario dal quale emergono il suo percorso e la sua scelta: una vita spirituale forte, non ascetica ma ben radicata nella realtà dei suoi giorni, che seppe "leggere" con grande lucidità. L'editore nell'introduzione parla a ragione di "altruismo radicale". Vide l'infelicità negli occhi dei propri aguzzini e li compianse. Dispensò luce a tutti gli amici prima, e poi a tutti i compagni di sventura. Un esempio di anima grande, di cui dopo la morte naturalmente molti cercarono di appropriarsi, ma che sfugge ad ogni etichetta, che non sia il proprio nome e cognome. Giustamente questo libro s'intitola semplicemente "Diario 1941-1943", e l'importanza sta tutta nell'autrice. Non si può non essere conquistati da Etty Hillesum. Questo volume fu pubblicato molti anni dopo la morte dell'autrice. Dovrebbe essere non letto, ma "straletto".

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    Eugenio Bernardino Prella

    14/11/2008 21.50.46

    Ottima esperienza leggere e meditare questo splendido libro. Mi rimane una domanda, forse impertinente, per l'Editore: quanto ci farà attendere la pubblicazione dell'edizione integrale del Diario, uscita ormai da anni?

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    cuorepensante

    03/12/2007 01.08.36

    Un libro profondo e molto, molto intenso. Etty Hillesum mi ha colpita nel anima(non a caso il mio nickname è ispirato proprio ad una sua espressione che trovo molto suggestiva). Ben scritto e splendidi i contenuti, un vero e proprio affresco della vita sia esteriore che interiore, dei rapporti con gli altri, dell'animo umano. Concludo con una citazione della stessa Etty: "Una cosa è certa.Non potrò mai riuscire a descrivere le cose come la vita le ha scritte per me, in caratteri viventi". Vorrei poterle dire invece quanto mi abbia emozionata con il Diario e anche le Lettere da Westerbork, quanto sia riuscita a scavare nell'anima del mondo. Consigliato assolutamente.

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    enrico avveduto

    19/11/2007 12.04.48

    Il Diario di ETTY HILLESUM è molto profondo. L'ho scoperto troppo tardi forse a causa della sua irraggiungibile profondità. Il coraggio di ETTY HILLESUM è pura incarnazione dello Spirito.

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    Francesca

    28/01/2007 22.43.18

    Impossibile non rimanere affascianati da questo Diario, che andrebbe letto e riletto per essere "macinato", interiorizzato, compreso. Mistica fuori da ogni schema, e così pienamente umana, Etty ci conquista pagina dopo pagina lasciando nel lettore un segno indelebile.

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    Giovanni

    30/11/2006 15.17.24

    Molto bello. Si vede la voglia di vivere anche all'interno di un periodo come quello delle persecuzioni naziste. Veramente consigliato.

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    Carla Rampichini

    13/09/2006 14.15.44

    E' un libro intenso e bellissimo, scritto da una donna intelligente e - purtroppo - uccisa - come tanti - senza motivo in un periodo storico terribile.

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    Laura.To

    11/01/2006 19.19.02

    La straordinaria lotta di Etty contro la sua "costipazione spirituale"...un'analisi psicologica profondissima, a tratti mistica, di una giovane donna nella bufera della Storia. Il suo percorso interiore è spesso spiazzante, la sua immersione nell'Altro, l'analisi del dolore, la ricerca del Significato, l'esaltazione della Vita in ogni caso...Lo rileggerò, per comprenderla ancora a fondo. Etty, "balsamo per le ferite", "cuore pensante" di tutti noi.

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    rommi

    15/11/2005 21.49.36

    Semplicemente stupendo!!! l'ho letto in una sola tirata, e mi sono ritrovata ma anche mi sono mesa in crisi etty donna coraggiosa!!

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    Christel

    10/09/2005 21.12.52

    ...emozionante il diario intimo di questa donna che è un inno alla vita e alla speranza. Attualissimo nel voler liberare se stessa in un mondo sformato dall'odio. Meravigliosamente intimo, pieno di pensieri e riflessioni. Da leggere!

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    Cla

    30/07/2005 12.03.16

    Pagina dopo pagina, Etty diventa una amica, sensibile e affabile, che sa trasmettere con chiarezza i suoi stati d'animo riguardo la quotidianita' o gli eventi speciali della sua vita... Capita, a volte, di non essere d'accordo con i propri amici. Cosi' mi capita con Etty. Non condivido il suo modo di interpretare la vita. Nel Diario integrale, Jaap Hillesum (il fratello), un giorno le rivolge una frase che allude, fra le altre cose, allo scarso senso della realta' della sorella. Jaap ha ragione. Penso, francamente, che Etty avrebbe dovuto fare di piu' per se stessa e, visto che ne ha avuto l'opportunita', tentare di salvarsi.

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    patrizia

    03/03/2005 18.34.31

    Lo cercavo da tempo...finalmente è arrivato grazie ad un amico caro...è semplicemente MERAVIGLIOSO..una boccata d'aria pura...grazie Etty per il tuo coraggio..la tua fede ed il tuo grandissimo amore per la vita!!!!! Racchiude una scuola di vita...leggetelo...regalatelo!!!!!

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    Emanuela

    27/01/2005 12.20.48

    Una maturazione interiore al ritmo di una persecuzione sempre più frenetica. Anche quando rimane poco tempo, Dio permette l'impossibile.

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