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Diario dall'Apocalisse. Dietro le quinte del capolavoro di Francis Ford Coppola
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Diario dall'Apocalisse. Dietro le quinte del capolavoro di Francis Ford Coppola - Eleanor Coppola - copertina
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Descrizione


"Apocalypse Now non è un film sul Vietnam; è il Vietnam. Proprio come gli americani in Vietnam, ci siamo trovati in mezzo alla giungla con troppi uomini, troppi mezzi, troppi soldi, e poco alla volta siamo impazziti." Così il regista Francis Ford Coppola ha riassunto i diciassette mesi trascorsi nella giungla delle Filippine per creare uno dei film più leggendari della storia del cinema, combattendo una guerra personale contro la natura, gli uomini, gli imprevisti tecnici, le difficoltà finanziarie e perfino se stesso. Scritto da Eleanor, moglie del regista, "Diario dall'Apocalisse" racconta in maniera coinvolgente e disarmante luci e ombre della nascita di un capolavoro in un documento che ha la franchezza e il fascino di una cronaca personale.
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Dettagli

2006
2 ottobre 2006
252 p., Brossura
9788875211035

Valutazioni e recensioni

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Luca
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Libro assolutamente imperdibile per gli appassionati di cinema e per chi adora Apocalypse Now. Storia cruda, vibrante, intensa della produzione del film, le catastrofi che hanno accompagnato il film, la bancarotta della famiglia Coppola, la follia che ha attraversato il set per un paio d'anni. Consiglio vivamente di vedere anche il DVD che racconta tutto questo , dove la forza delle immagini è davvero impressionante

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JD
Recensioni: 5/5

Per chi ha apprezzato il film,e il documentario"Viaggio all'inferno"sulla lavorazione del medesimo(dove si trovano anche tracce di questo libro),un'altra indispensabile tappa sulla nascita(1975:il casting)e la lavorazione di uno dei più folli capolavori cinematografici di tutti i tempi.Eleanor Coppola,fin dalle prime pagine ci trascina in quell'universo allucinante ed estremamente personale che coinvolse suo marito e lei stessa in quasi tre anni della loro vita,cambiandola radicalmente,come quella di molti degli attori(M.Sheen per primo).Imperdibile dunque,ma solo se almeno si conosce a menadito il film.Da confrontare con "La conquista dell'inutile" di Werner Herzog.

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Voce della critica

"Quando Francis verrà, questo weekend, gli chiederò come sta andando il montaggio. Quanti minuti è riuscito a eliminare dalla sequenza finale, come va con la voce fuori campo. Dirò: non aver paura. Ricordi quelli che si buttarono dalla finestra, quando crollò la borsa? Credevano di essere i loro soldi. Tu non sei il tuo film. Se gli altri pensano che è grandioso, tu non sei Dio. Se gli altri pensano che fa schifo, tu non sei uno scemo. Tu sei un essere umano che ha dato a questo film tutto quello che aveva. Non hai risparmiato niente e nessuno, neppure te stesso. Non c'è azione più coraggiosa di questa". Sono le parole di Eleanor Coppola, moglie di Francis Ford, mentre il marito, alla fine degli anni settanta, stava ultimando quell'impresa folle e colossale durata quasi tre anni che corrisponde al nome di Apocalypse Now (1979). Su quell'impresa, nel 1992, Eleanor Coppola realizzò il documentario Heart's of Darkness: A Filmmaker's Apocalypse, distribuito in Italia con il titolo di Viaggio all'inferno, un'interessantissima raccolta di testimonianze dei protagonisti intervistati direttamente sul set, in pieno delirio creativo. Il film conteneva, inoltre, una parte delle scene successivamente introdotte nella versione rimontata presentata nel 2001 come Apocalypse Now Redux.
Ora la casa editrice minimum fax ha tradotto e pubblicato il diario tenuto da Eleanor Coppola intorno alla lavorazione del film a partire dal 1976, quando inizia a scrivere dell'operazione eccezionale realizzata innanzitutto sul piano dell'allestimento della messa in scena, volta a trasformare le Filippine governate dal dittatore Marcos nel contesto bellico del Vietnam. "La squadra di Dean aveva ripulito la giungla, aveva trasportato sul fiume dei tronchi per costruire un ponte, aveva insegnato agli operai indigeni a fabbricare dei mattoni cotti al sole, aveva fatto venire dei carri carichi di bambù dalla provincia limitrofa, aveva costruito case, preparato impianti idrici, seminato verdure: insomma aveva creato di sana pianta un vero villaggio vietnamita. I maiali grufolavano ai lati della strada, i polli razzolavano sotto le case sopraelevate, le ceste di riso erano messe ad asciugare sulla piazza del paese, le tendine svolazzavano alle finestre, le pentole erano tutte radunate in ordine pronte per il prossimo pasto. Potevo sentire il soffio del vento tra le palme, ma ogni altro rumore era come svanito. Non c'era gente": il cinema, dunque, era pronto a sostituire la realtà. Ma l'operazione non sarebbe andata così liscia: più avanti, infatti, il diario racconta che "il tifone ha buttato le capanne giù dagli argini e centinaia di persone sono bloccate fra i detriti. (…) A Iba il set era stato completamente spiazzato via. (…) Il motoscafo era finito sulla pista d'atterraggio dell'elicottero. Il fiume si era gonfiato e aveva spazzato via le casse di rifornimenti che erano vicine alla banchina. Il camion con il generatore era rimasto semisommerso e probabilmente era fuori uso. I binari del dolly erano sepolti sotto un metro di fango". E questi sono soltanto alcuni degli incidenti tecnici legati alle riprese, cui si deve aggiungere la sfiancante ricerca degli interpreti disposti a lavorare per mesi e mesi nel profondo della giungla, seguita dalla loro gestione psicologica e fisica (emblematico il caso del protagonista Martin Sheen).
Costantemente accanto al marito, Eleanor Coppola costituisce anche la miglior fonte per ricostruire il percorso creativo che ha portato alla realizzazione di un'opera che rimase in progress fino alla presentazione al Festival di Cannes nella primavera del 1979.
  Umberto Mosca  

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