Diario degli errori

Ennio Flaiano

Editore: Adelphi
Edizione: 5
Anno edizione: 2002
In commercio dal: 6 marzo 2002
Pagine: 170 p., Brossura
  • EAN: 9788845916861
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Descrizione
Disteso lungo l'arco di un ventennio (dal 1950 ai primi anni Settanta) e costruito avendo negli occhi i luoghi e i volti di tanti viaggi, il "Diario" brulica di pensieri che sperimentano tutte le forme possibili del rapporto tra la mente e la realtà. Vi troviamo velenosi "calembour" concentrati come saggi, aforismi e massime perforanti e definitivi, microritratti di taglio, apologhi surreali e corrosivi, sequenze in zapping, tra incanto e sarcasmo. L'irrefrenabile tendenza all'autodistruzione della specie umana pervade "Diario degli errori" come un malinconico Leitmotiv: ma la crudele esattezza della tassonomia è in Flaiano venata dalla "pietas" del moralista disilluso.

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    Dostov

    19/09/2018 13:29:34

    Pagani per indole, meglio: per presunzione; bigotti per quieto vivere? mannò, per affetto. Italiani poeti tutti oppure: giornalisti. Moralisti. Arguti! Anzi: Aspiranti. Ma fiacchi. Italiani, italiani... Flaiano non li richiama dal balcone ma dal marciapiede di fronte, non prova neanche più a correggerli, ad educarli, come disse quel tale: non è difficile, è inutile. In realtà è soltanto scortese. Li osserva, ne scrive qualche sapidità: se compri un taccuino, poi devi scriverci qualcosa dentro, la trappola è questa. Con la mediocrità ancora ce la si cava con una decina di righe: altrimenti, per caratteri e storie più robuste, si dovrebbe andare al racconto, oddio, al romanzo! Il romanzo? La fatica che costa un romanzo? Ennò, Ennio si sente italiano, quindi: taccuini.

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    luca bidoli

    11/01/2015 12:05:14

    Si legge con punte di acuta amarezza, a volte è anche dolore, perchè è morto troppo presto, quest'uomo, disilluso e a suo modo profetico, luminoso quando individua squarci del suo presente che sono ancora oggi ritagli della nostra mediocrità. Che cosa direbbe, che cosa andrebbe a scrivere, se avesse visto anche la nostra società odierna, il punto di non ritorno nel quale siamo precipitati? Mah, forse, a ben vedere, è stato meglio così. Lui continua a vivere, e a sbagliare in modo superbo.

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    Mauro Lanari

    22/12/2014 03:09:32

    Dal risvolto: "Pochi libri sono rappresentativi di Flaiano come questo Diario degli errori, con il suo irresistibile blend di illuminismo tenebroso e pessimismo comico prima che cosmico. Disteso lungo l'arco di un ventennio (dal 1950 ai primi anni Settanta) e costruito avendo negli occhi i luoghi e i volti di tanti viaggi (da Fregene ad Atene, da Parigi a Hong Kong, da Zurigo a New York a Bangkok), il Diario brulica infatti di pensieri che sperimentano tutte le forme possibili del rapporto tra la mente e la realtà. Vi troviamo velenosi calembour concentrati come saggi, aforismi e massime perforanti e definitivi, microritratti di taglio, apologhi surreali e corrosivi, sequenze interrotte, tra incanto e sarcasmo: sugli hotel francesi, dove i mobili sono «come nella tavola che sul Larousse accompagna la voce: camera da letto», sulle vetrine olandesi accanto alle case secentesche, sui bambini monaci thailandesi che ridono e bevono il tè, sulla sporcizia e le costruzioni nuovissime di Beirut, sulle «riscattabili» taxi-girl di Hong Kong, sui filippini che cantano senza tregua, e ovviamente sul «paesetto italiano» di giocatori al Totocalcio. L'irrefrenabile tendenza all'autodistruzione della specie umana pervade Diario degli errori come un malinconico Leitmotiv: ma la crudele esattezza della tassonomia è in Flaiano venata della pietas del moralista disilluso. Quella pietas che gli fa citare la sublime e disperata invocazione di Pierre ai massoni in Guerra e pace: «Occorre che l'uomo, governato dalle proprie sensazioni, scopra nella virtù attrattive sensuali»." Gl'aforismi migliori sono il titolo stesso e "Chi mi ama mi preceda", però bisogn'accettarne il limite alla sfera antropica e antropocentrica. A esempio Beckett avrebbe parlato d'un "Diario degl'insuccessi o dei fallimenti", affrancandoci dal fardello della responsabilità personale.

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    angelo

    17/04/2013 20:00:16

    Ingredienti: semi di saggezza sparsi tra il tempo e lo spazio, piccoli fiori tratteggiati da una penna ispirata ed acuta, un terreno fertile costituito da vizi e virtù umane, il vento della curiosità per muoversi tra mondi, abitudini e culture diverse. Consigliato: a chi sa apprezzare il pessimismo comico, a chi vuole scoprire miniritratti fatti con l'occhio del cinismo divertito e della serena disillusione.

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    Aforismario

    27/02/2010 17:17:52

    Distacco, amarezza e ironia al punto giusto fanno di Flaiano il miglior scrittore italiano di aforismi. Questo libro ne è un esempio. Consigliato a tutti gli appassionati di scrittura breve e aforistica.

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    Lorenzo Berti

    15/03/2006 11:09:50

    La misura breve di Flaiano (meno, il romanzo - difatti ne ha scritto soltanto uno) è quanto di più perfetto ci sia nell'Italia letteraria del secondo dopoguerra. Purtroppo non è un autore molto conosciuto (idem per altri come Landolfi, o Testori), se non per le sceneggiature di alcuni film di fellini (i migliori, tra l'altro: la dolce vita, 8 e 1/2, amarcord, i vitelloni, ecc). Legato alla sua epoca, la trascende però grazie ad una capacità sorprendentemente sottile di analisi della ridicolezza umana, a qualsiasi latitudine e in qualsiasi tempo. Da leggere, senza dubbio.

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    anna

    29/07/2003 11:38:27

    ironico, amaro, pungente disincanto. ma anche dolce meraviglia per le piccole gioie della vita. grande.

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    Andrea Malaguti

    22/01/2003 03:09:18

    Unico e irripetibile.

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