Anno edizione: 2009
Formato: Tascabile
In commercio dal: 2 luglio 2009
Pagine: 213 p., Brossura
  • EAN: 9788838924019
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Descrizione
Nel 1946, in un sanatorio della Conca d'oro - castello d'Atlante e campo di sterminio - alcuni singolari personaggi, reduci dalla guerra, e presumibilmente inguaribili, duellano debolmente con se stessi e con gli altri, in attesa della morte. Lunghi duelli di gesti e di parole; di parole soprattutto: febbricitanti, tenere, barocche - a gara con il barocco di una terra che ama l'iperbole e l'eccesso. Tema dominante, la morte: e si dirama sottilmente, si mimetizza, si nasconde, svaria, musicalmente riappare. E questo sotto i drappeggi di una scrittura in bilico fra strazio e falsetto, e in uno spazio che è sempre al di qua o al di là della storia - e potrebbe anche simulare un palcoscenico o la nebbia di un sogno... "Ingegnoso nemico di se stesso", finora sfuggito a ogni tentazione e proposta di pubblicare, uomo, insomma, che ha letto tutti i libri senza cedere a pubblicarne uno suo, Gesualdo Bufalino - professore a Comiso, oggi sessantenne - è con questa "Diceria" al suo primo libro. Scritta negli anni, come lui dice, "della glaciazione neorealista", questa contemplazione viene alle stampe in un tempo meno gelido, più sciolto e più libero perché sia giustamente apprezzata.

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Recensioni dei clienti

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    giulio

    16/04/2014 17:20:45

    uno dei più bei romanzi che abbia mai letto, una di quelle cose così perfette che prendi in mano per rifarti lo stomaco quando non sai dove sbattere la testa, uno dei miei 2-3 libri da comodino con quelli di Celine, e in più questo è scritto in italiano, vale a dire lo leggi tal quale com'è uscito dalla penna o testa dell'autore! ho solo un grandissimo rammarico: che Bufalino sia morto così prematuramente e così sfortunatamente perché avevo deciso di andarlo a trovare anche solo per vederlo da vicino, mica volevo disturbarlo, macché.

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    carmelo

    27/02/2011 20:59:31

    Narrazione verbosamente ampollosa, barocca, istrionesca, all'autore piace giocare con le parole. A me piacciono i libri di fatti e non di parole, ho provato a leggerlo per ben 3 volte in periodi diversi e dopo 30 pagine non riuscivo a procedere oltre e quindi non posso che ritenerlo non eccellente come la critica l'ha ritenuto.

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    Mafuni

    26/02/2011 18:11:57

    Ebbene sì..l'ho letto per la seconda volta e ne sono restato nuovamente incantato..sto già pensando di rileggerlo una terza !!! Certo per chi lo leggerà per la prima volta lo stile e il narrare risulterà non proprio agevole, ma non fatevi scoraggiare: NE VALE LA PENA. Romanzi di tale respiro universale ne esistono pochi, certi periodi raggiungono il sublime. Stupendo, stupendo, stupendo.

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    Renzo Montagnoli

    19/01/2010 21:39:53

    Ci sono romanzi che iniziano in sordina, quasi che l’autore sia timoroso di offendere il lettore travolgendolo da subito, ma che poi pagina dopo pagina, riga dopo riga si intrufolano, ma sempre in punta di piedi, nell’animo di chi dapprima scettico sente crescere in sé un entusiasmo che non lo lascerà fino alla fine. C’è una narrativa che, pur non cercando di indulgere alla commozione, poco a poco insinua nel cuore una vena di malinconia, mettendo a nudo e alla prova la capacità di sentire e di umanamente comprendere. C’era un vecchio insegnante che ha voluto parlare della vita di uomini vicini alla morte e in tal modo è riuscito a far comprendere quanto, in quell’attesa, si possa ancora essere uomini. Ecco, Diceria dell’untore di Gesualdo Bufalino è tutto questo. Pubblicato per la prima volta nel 1981 ottenne subito un grande successo di critica e di pubblico, vincendo il Campiello lo stesso anno. Bufalino racconta l’esperienza autobiografica della degenza nel sanatorio della “Rocca” di Palermo, un percorso della memoria che dapprima lo portò ad abbozzare il testo verso il 1950, scrivendolo poi nel 1971 e dedicando i successivi dieci anni a continue revisioni. Nnell’opera sono contenuti diversi messaggi, anche se elementi salienti sono certamente il sentimento della morte, il sanatorio visto come luogo di sicurezza, più dalla vita che dalla morte, e addirittura quasi incantato, nonché l’imprevista guarigione considerata come un tradimento nei confronti dei compagni di sventura, quasi una diserzione da un destino che si è comunemente accettato. Diceria dell’untore è sicuramente un romanzo stupendo

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