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Diceria dell'untore - Gesualdo Bufalino - copertina
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Diceria dell'untore - Gesualdo Bufalino - copertina
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Descrizione


Nel 1946, in un sanatorio della Conca d'oro - castello d'Atlante e campo di sterminio - alcuni singolari personaggi, reduci dalla guerra, e presumibilmente inguaribili, duellano debolmente con se stessi e con gli altri, in attesa della morte. Lunghi duelli di gesti e di parole; di parole soprattutto: febbricitanti, tenere, barocche - a gara con il barocco di una terra che ama l'iperbole e l'eccesso. Tema dominante, la morte: e si dirama sottilmente, si mimetizza, si nasconde, svaria, musicalmente riappare. E questo sotto i drappeggi di una scrittura in bilico fra strazio e falsetto, e in uno spazio che è sempre al di qua o al di là della storia - e potrebbe anche simulare un palcoscenico o la nebbia di un sogno... "Ingegnoso nemico di se stesso", finora sfuggito a ogni tentazione e proposta di pubblicare, uomo, insomma, che ha letto tutti i libri senza cedere a pubblicarne uno suo, Gesualdo Bufalino - professore a Comiso, oggi sessantenne - è con questa "Diceria" al suo primo libro. Scritta negli anni, come lui dice, "della glaciazione neorealista", questa contemplazione viene alle stampe in un tempo meno gelido, più sciolto e più libero perché sia giustamente apprezzata.
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Informazioni dal venditore

Venditore:

Libreria Fernandez
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Dettagli

2009
Tascabile
2 luglio 2009
213 p., Brossura
9788838924019

Valutazioni e recensioni

3,86/5
Recensioni: 4/5
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EC
Recensioni: 4/5
Onirico

Non foss’altro che per lo stile, il romanzo merita di essere letto. Come sottolinea l’introduzione a cura di Sciascia, venne pubblicato decenni dopo il neorealismo a testimonianze della sua diversità e del suo andamento atemporale. Densa di linguaggio forbito e talvolta arcaico, la narrazione è permeata dal tema della morte, che invade e avvolge ogni aspetto del quotidiano. Riflessioni tanto profonde e sentite non potevano che muovere da un vissuto personale: Bufalino stesso, infatti, era stato internato in sanatorio a causa della tisi da cui guarirà proprio come il protagonista del romanzo. Dopo un esordio assai tardivo, il dottissimo scrittore siciliano scriverà molto altro.

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Elisabetta
Recensioni: 5/5
Diceria dell' untore

Si tratta di un breve romanzo di carattere autobiografico nell’ atmosfera di un sanatorio dopo la seconda guerra mondiale. L’autore-protagonista si ritrova presso il sanatorio denominato “La Rocca” nell’ affascinante e oscura Palermo del tempo. Lui e i compagni della Rocca sono considerati inguaribili e destinati alla morte, ormai ridotti a persone-scheletro, simili a quelli dei campi di concentramento. Talvolta agli infermi e’ permesso prendere il tram e recarsi in citta’ ma si sentono schivati dai “normali”. Ogni compagno all’ interno della Rocca e’ diverso, guarda la vita in modo personale e attende la morte ugualmente in modo diverso. Il protagonista cerca disperatamente la sensualita’ e l’ affetto di una donna, un po’ di felicita’ ed incantesimo tra pensieri di morte. Talvolta raggiunge soltanto “bottini di nuvole”, talvolta ricorre al sesso a pagamento, oppure insegue un’amica del sanatorio. Il momento della morte dell’ amica, la tosse, il sangue creano attimi di tragicita’ e di sublimita’ allo stesso tempo. Leggendo il libro ci si immerge in un raccontare che esprime qualcosa di soffuso, forse anche qualcosa che richiama il barocco siciliano, con un lessico poetico che trasporta e crea meccanismi fascinatori per il lettore. Si leggono le pagine vivide del romanzo senza potersi fermare, piene di morte, di memoria, di amore e si vorrebbe leggere ancora di piu’ su quel vissuto coinvolgente, ma poi il romanzo termina quasi inaspettatamente. Mi rimangono nel cuore le parole dell’ autore nelle prime pagine in cui commenta con rammarico: “”Furono giorni infelici, i piu’ felici della mia vita”, forse a mettere a confronto l’ eccezionalita’ della vita del sanatorio con la banalita’ della vita quotidiana o a ricordarci che spesso proprio dai nostri giorni grigi ricaviamo qualche nuvola di incanto. Highly recommended!

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Ettore Cappa
Recensioni: 2/5

Più che un romanzo in stile barocco è un poetar prosando o un prosar poetando, complice il Covid-19 che s'è insinuato tra le sinapsi dell'umano suo malgrado asintomatico. Si è così verificato un corto circuito tra l'indice e il pollice dove si annida la piuma del pavone, impaziente di mostrare al lettore la fiammeggiante coda stracolma di posteme, fellonie, sinopie di teschi, al riparo di setagloria di un parapioggia, con contorno di malesalso cibreo e per finire nel paraffo della morte. Oh tapino lettore! "Aspetta il trinciante sacerdote."

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Recensioni

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Conosci l'autore

Gesualdo Bufalino

1920, Comiso

Scrittore italiano. Si è rivelato tardivamente come narratore con il breve romanzo "Diceria dell'untore" (1981, Premio Campiello). In seguito ha pubblicato dei libri di poesia:("L'amaro miele", 1982), di memorie ("Museo d'ombre", 1982), "Il fiore breve ovvero le malizie della memoria", 1984), di aforismi ("Il malpensante", 1987), di scritti giornalistici ("Cere perse", 1985; "La luce e il lutto", 1988); un "Dizionario dei personaggi di romanzo da Don Chisciotte all'Innominato" (1982) e romanzi che hanno compiutamente rivelato il carattere lirico-autobiografico della sua scrittura: "Argo il cielo ovvero i sogni della memoria" (1984), "Le menzogne della notte" (1988, Premio Strega), "Calende greche" (1992), "Tommaso e il fotografo cieco" (1996). Da: "Enciclopedia della Letteratura", Garzanti,...

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