Dieci (possibili) ragioni della tristezza del pensiero

George Steiner

Traduttore: S. Velotti
Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 14 gennaio 2016
Pagine: 94 p., Brossura
  • EAN: 9788811671022
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Descrizione
Con altri filosofi, Schelling attribuisce all'esistenza umana una tristezza fondamentale, inevitabile: questa malinconia è il fondo oscuro su cui si radicano la consapevolezza e la conoscenza. Ma a che cosa è dovuta questa "pesantezza dell'animo" che si accompagna alla coscienza della nostra finitezza? In questo saggio George Steiner elenca dieci possibili ragioni della nostra "malinconia creativa". Per farlo, obbliga il suo e il nostro pensiero a pensare sé stesso e i propri fondamenti con folgorante intensità. "Dieci (possibili) ragioni della tristezza del pensiero" affronta in maniera semplice i nodi chiave della filosofia: il rapporto con la realtà, il significato della morte, la radice della creatività, la possibilità dell'infinito e del trascendente - e dunque dell'esistenza di Dio.

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    luciano

    03/03/2018 17:52:55

    L'uomo, ancor prima della modernità, si è posto pressanti domande sull'esistenza, la moralità, il divino...Su queste domande egli ha generato, nei secoli, sistemi " teologici e metafisici affascinanti, per la loro sottigliezza, e suggestivi per la loro forza propositiva". Eppure "rispetto a Parmenide o a Platone, noi non ci siamo avvicinati di un centimetro a una qualsiasi soluzione verificabile dell'enigma della natura". L'uomo continua a domandarsi se l'universo ha uno scopo, oppure no, se la morte è definitiva o meno, se esiste o no Dio... Il nostro pensiero non riesce a sciogliere questi nodi. L'autore vede in questo una delle dieci ragioni per cui il nostro pensiero poggia su un fondo di tristezza o melanconia.

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    Cristiano Cant

    19/06/2017 06:03:32

    Esigere l'essenza, volerla a tutti i costi afferrare, comprendere, è già il primo gradino d'inciampo. Pensare è slittare, cadere, una presa mai intera e mai chiara, il nodo appena allentato, ma impossibile da sciogliere. Da qui le tristezze, gli echi di quell'umano insaziato che abbassa la testa, tocca l'irrisolto, lo smacco, la ferita, pur ripartendo poi verso altre rincorse. Se un senso allora da qualche parte può rintracciarsi non è che un continuo ammasso di nebulose sfuggenti, come una felicità senza fattezze che si lascia accarezzare, silente nei suoi brevi accenni; si può solo sentire, sfiorare, accostare, ma mai rubarne il mistero. Steiner su questo indaga in dieci capitoli più che deliziosi, profondi al punto da sembrare comandamenti, e insieme amorevolmente rassegnati su quella china di grandezza oscura. Prende per mano la filosofia, la letteratura, la poesia, spende ogni atomo del suo percorso di dentro con alleati di smisurata potenza, genio e lascito. Ma l'esito non cambia. C'è e rimarrà sempre una bava segreta nel fondo del nostro animo, un gioco di malinconica prigionia dove il paradosso è quello di pensare, sentire, senza carpirne - appunto - la sorgente prima. Caducità e bellezza, incontro e occasione, dove nessuno è in grado tuttavia di stringere mezzo stelo sicuro. Anzi...le spine penetrano nel palmo, trafiggono. Profondo e umile come il breviario di un Maestro fra i più grandi e indiscussi del secolo, suggerimento e ascolto, indirizzo e tormento, si abitano queste pagine solo per consegnarsi a quell'adorazione per la poesia, il pensare, il vivere dimensioni intellettuali oltre le rozze velleità di uno sguardo o di una logica che ne vengano a capo. Viene in mente l'amatissimo (da Steiner) Paul Celan, amico e lirico straordinario: "Chi dice la verità dice le ombre". Proprio così. Dobbiamo quindi abitare l'incerto,l'oscuro, tristi inquilini di una felicità che così si manifesta. Inquieta, imprendibile, discinta e frettolosa.

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    Guglielmo

    29/09/2012 11:55:36

    In dieci capitoletti Steiner riorganizza tutto ciò che abbiamo (o non abbiamo) pensato sul pensiero, avvicinandocelo mentre ci dimostra quanto siamo lontani dalla conquista dell'essenza del nostro essere. Un libretto fondamentale, da lettere e rileggere, da pensare e ripensare.

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    Xanthos

    19/06/2008 12:28:57

    Ho trovato il libro non di facilissima lettura, non perchè sia scritto male(anzi!), quanto piuttosto per le sottili implicazioni dei significati trattati. Un libro sicuramente da leggere se si vuole mettere ordine o tentare di chiamare per nome una certa inquietudine che spesso possiamo incontrare (inquietudine tra le più sane del resto). Non ci sono soluzioni finali. Non c'è una ricetta per ovviare a queste tristezze, quindi non prendetelo come un manuale, prendetelo come alta letteratura, quella che si lascia completare dalla sensibilità e dalla vita stessa del lettore.

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