La difesa dell'ambiente in Italia. Storia e cultura del movimento ecologista

Roberto Della Seta

Editore: Franco Angeli
Anno edizione: 2000
In commercio dal: 1 dicembre 1999
Pagine: 112 p.
  • EAN: 9788846418838
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Descrizione
Tracciare la storia di come è nato e si è sviluppato il problema ecologico e dei diversi personaggi e movimenti che lo hanno pensato e affrontato è il modo migliore e più efficace per mostrare tutto lo spessore e l'urgenza del problema ecologico. Nella prima parte del volume viene dunque ricostruita la storia dei movimenti per la difesa dell'ambiente, concentrando l'attenzione sull'Italia ma con uno sguardo anche fuori dai nostri confini: nella seconda si cerca di dare una risposta, sia pure parziale, ad alcuni interrogativi chiave sulla vera natura dell'ambientalismo: se sia un fenomeno interamente contemporaneo o abbia anche radici antiche, se vada considerato "di destra" o "di sinistra", che rapporto abbia con la cultura scientifica.

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recensioni di Alleva, E. L'Indice del 2000, n. 06

Ha un'apparenza sommessa, questo breve saggio a firma di uno dei più importanti attori dell'ambientalismo italiano: ma è invece un importante documento su aspetti trascurati della nostra storia culturale.
La parte più pregevole del testo sono i primi due capitoli, che ricostruiscono la nascita e il coagularsi di quei fermenti paesaggistici e naturalistici dell'immediato dopoguerra che avranno esito nel "proto-conservazionismo" dell'associazione Italia Nostra. Consistono in una narrazione piena, costruita sulla presentazione di una nutrita schiera di personaggi storici di quegli anni e di brevi interviste.
Sorge negli anni successivi l'ecologia "politica", quel movimento ambientalista di cui l'autore tratteggia con rigore ammirevole e notevole onestà intellettuale i ruoli, i personaggi, le date e gli eventi importanti: dalla fondazione Volkswagen al Club di Roma e alla Columbia University, a Barry Commoner, Aurelio Peccei, Olof Palmer, Ugo Stille e Giulio Maccacaro. Non manca il trio Andrea Poggio, Paolo Sala e Annamaria Testa, fondatore della rivista "La Nuova Ecologia", che poi funse da luogo di incontro e di dibattito per il più verace ambientalismo degli anni ottanta. Segue un succinto, ma saporito, capitolo sulle mobilitazioni antinucleari, dalla chiusura di Montalto di Castro al referendum antinuclearista, dove si racconta dell'influenza che l'incidente nucleare di Cernobyl esercitò sul mondo ambientalista nazionale.
Gli ultimi capitoli riguardano l'attuale ruolo delle varie organizzazioni nazionali nel contesto internazionale (molto interessante il documento qui allegato, originariamente presentato da Giovanna Melandri, rappresentante di Legambiente, allo storico convegno norvegese di Bergen nel giugno 1990, quella prima Conferenza ministeriale su ambiente e sviluppo oggi nota come l'evento di nascita della "Internazionale ambientalista"). Un doveroso tributo va al mai abbastanza osannato primo ministro norvegese di allora, Gro Harlem Brundtland (presidente dal 1983 della Commissione mondiale per l'ambiente e lo sviluppo) che presentò il primo rapporto prospettante uno sviluppo sostenibile. Non mancano riflessioni e notizie sull'incidente di Seveso, un pezzo di triste subordinazione scientifico-culturale italiana da cui ancora stentiamo a riscattarci, né sul ruolo di "rottura" culturale e di utile proselitismo del mensile "Sapere" di quegli anni. Chiudono l'opera un'utile bibliografia essenziale, un glossario (breve ma denso), una riuscita galleria dei protagonisti, nonché una panoramica sui dati più importanti sui livelli di inquinamento atmosferico, rifiuti, tassi di estinzione o di urbanizzazione.
Sarebbe dunque augurabile che l'autore, attuale portavoce di Legambiente, trovasse il tempo per mettere insieme un'opera di maggiore dimensione, espandendo soprattutto la parte sul ruolo (e le non poche limitatezze) che le principali associazioni ambientaliste italiane intendono giocare in una prospettiva in cui tutto si globalizza. Quali saranno le prospettive dei nostrani movimenti ecologisti in un'Europa dove la difesa del consumatore assume toni ogni giorno più sovranazionali?