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Bernard Rimé

Curatore: G. Bellelli
Traduttore: R. Ferrara
Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2008
Pagine: 411 p. , Rilegato
  • EAN: 9788815124036

Bernard Rimé, professore all'Università di Louvain, si occupa da sempre di emozioni (secondo un approccio rigorosamente cognitivista) e della loro espressione. In questo suo ultimo libro propone un percorso ordinato e organico attraverso le varie teorie sull'origine delle emozioni, dall'ipotesi adattiva di Darwin a quella behaviorista di Watson, a quella fisiologica di Cannon e Delgado, fino alle più attuali teorie cognitiviste. È brevemente citato anche il punto di vista fenomenologico, mentre un paio di paragrafi sono dedicati alla concezione freudiana, alla quale viene attribuita la responsabilità del disinteresse successivo, sino alla fine della seconda guerra mondiale, verso l'importanza del trauma nell'adulto. Infatti, dice Rimé, se, come sostiene Freud, le esperienze emozionali dell'adulto non hanno alcun impatto nevrotico, se non quando riattivano traumi infantili risalenti alla prima infanzia, si riconduce ogni manifestazione post-traumatica a una predisposizione personale. Pur essendo un testo per uso universitario, la ricchezza e la completezza delle ricerche citate, lo studio approfondito del trauma in quanto "emozione estrema" e delle sindromi post-traumatiche, la critica puntuale e impietosa della tecnica del "debriefing" (oggi tanto in auge nella psicologia dell'emergenza), la riflessione sul paradosso della provata insignificanza della condivisione dell'emozione rispetto all'effettivo recupero emotivo e cognitivo oggettivabile, lo rendono un libro più per studiosi che per studenti. Infine, l'approccio al simbolico e alla teoria del'attaccamento, proposti come soluzione significante, offrono una lettura completa e complessa del fenomeno. In tutte le culture si osserva il bisogno dell'individuo di condividere le emozioni (che coesiste con l'opposto bisogno di segretezza), per il quale l'autore propone un'ipotesi interpretativa del tutto plausibile. Al di là del transitorio sollievo soggettivo, l'utilità della condivisione si spiega solo come promotrice della produzione di nuove "mappe mentali", di attribuzioni di senso condiviso e condivisibile, che consentano all'individuo di conservare intatto il suo "universo presuntivo". Questo, però, richiede inevitabilmente di dover prendere in considerazione, accanto alla dimensione cognitivistica e "socio-affettiva", anche il registro simbolico, metaforico e associativo come essenziali nel funzionamento della mente.
Daniela Ronchi della Rocca