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Corrado Augias

Editore: Rizzoli
Collana: Saggi italiani
Anno edizione: 2012
Pagine: 168 p. , Rilegato
  • EAN: 9788817055079

Sono le parole di Piero Gobetti, Italo Calvino e Corrado Alvaro le prime citazioni che compaiono in questo agile e appassionato saggio di Corrado Augias, tutti uomini portatori di un esemplare buonsenso. “La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società” scriveva il noto romanziere calabrese all’inizio del Novecento “è il dubbio che vivere rettamente sia inutile”. La citazione è lapidaria, eppure non è disperata la voce di Augias quando, proseguendo nel solco della tradizione di questi grandi pensatori italiani, si cimenta nel difficile compito di fare il punto della situazione dei costumi, o meglio, del “malcostume” italiano. Partendo dal peccato originale del popolo italiano, cioè dalla sua naturale tendenza a spogliarsi della propria libertà personale in favore del potente di turno, Augias analizza le fasi salienti della recente storia italiana, riprendendo i concetti chiave del risorgimento e attualizzandoli.
Libertà, patria, dignità, idealismo, nazione. Quanto sono validi ancora questi concetti e quanto possono essere utili ad indirizzare le nostre azioni quotidiane? La riflessione di Corrado Augias è a tutto tondo e procede attraverso una interessante riflessione filosofica, a partire dal noto saggio di Etienne de La Boétie Discorso sulla servitù volontaria appena ristampato anche in Italia. La riflessione di partenza del giovane patriota francese è che i popoli decidono spesso di rinunciare alla propria libertà e di affidarsi a un tiranno non perché costretti da una forza più grande, ma quasi volontariamente, perché “incantati e affascinati dal solo nome di uno”. Un fenomeno psicologico difficile da comprendere, a meno di non svelare i meccanismi sottili che sottendono le reti di relazioni tra i poteri e la fitta coltre di relazioni che legano il capo alla sua corte.
Comprendere le ragioni dell’insofferenza italiana nei confronti del potere significa, per citare Maurizio Viroli, comprendere la differenza tra la “libertà dei servi” e la “libertà dei cittadini”: La libertà dei servi o dei sudditi consiste nel non essere ostacolati nel perseguimento dei nostri fini. La libertà del cittadino consiste invece nel non essere sottoposti al potere arbitrario o enorme di un uomo o di alcuni uomini. È il “dispotismo mite”, come direbbe Alexis de Tocqueville, a consentirci di non essere ostacolati nel perseguimento dei nostri fini “particolari”. Un potere “assoluto, previdente, mite, rassomiglierebbe all’autorità paterna se come essa avesse lo scopo di preparare gli uomini alla virilità, mentre invece cerca di fissarli irrevocabilmente nell’infanzia, ama che i cittadini si divertano purché non pensino che a divertirsi”.
Una situazione che ci pare tremendamente nota, malgrado le parole di Alexis de Tocqueville siano state scritte in occasione della rivoluzione americana, quasi duecento anni fa. Corrado Augias è abile a ricordarci quanto siano state acute, in passato, le riflessioni intorno al concetto di potere e democrazia e, senza usare mezzi termini, ci induce a pensare a vecchi e nuovi dispotismi nostrani. I punti di contatto tra l’autoritarismo mussoliniano e quello berlusconiano, ma anche le profonde differenze, la miopia che ha caratterizzato molte decisioni politiche prese negli ultimi anni, vengono qui chiariti attraverso il solito linguaggio schietto e accessibile che ha reso celebre il giornalista italiano.

Recensioni dei clienti

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    GIUSEPPE FOSSATI

    23/05/2013 19.07.17

    Grande libro per capire la natura di noi Italiani ed i nostri difetti. Da non perdere

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    Giovanni

    04/07/2012 15.06.59

    Mi aspettavo molto di più. Per come è scritto il libro sembra che i tutti i mali degli italiani provengano dalla Chiesa. Potere che viene dissezionato più volte ed occupa una buona parte del libro. La copertina recita : "Perchè agli italiani piace avere un padrone". Questo perchè Augias non lo chiarisce e minimamente si avvicina a farlo. Più che una spiegazione sul perchè in Italia vi sia questa situazione è semplicemente un libro sulla storia etica dell'Italia. A cui l'autore volge un finale fumoso, banale e poco rassicurante.

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    fabio frabetti

    13/05/2012 10.28.14

    Un saggio breve ed estremamente incisivo sul concetto di libertá in Italia. Su come esista una differenza fra la libertá di occuparsi del proprio «particulare» e la libertá intesa come partecipazione consapevole alle scelte politiche. Basterebbe questo per fare del libro un testo scolastico. Nella prima parte si dimostra come, nella nostra storia, personalitá dominanti possano avere ottenuto consenso sfruttando questo aspetto del nostro modo di vivere, ricevendo una delega ad occuparsi della cosa pubblica invitando il singolo a non distogliere l'attenzione dai propri interessi particolari. Cosí, attraverso una concatenazione di cause ed effetti, si parla di come gli interessi del proprio particolare passino dalla famiglia alla famiglia allargata e di come questo interesse diventi sempre piú centrale, fino ad evolvere in senso negativo verso l'immoralitá e la corruzione. Ma anche a prescindere dalle conseguenze estreme di mafia e corruzione, quello che importa é l'atteggiamento filosofico di un popolo pronto ad anteporre sempre il proprio interesse privato a quello pubblico. Basti pensare - dice Augias - allo scarso interesse storicamente nutrito dalla classe imprenditoriale verso lo stato, rappresentato dal tentativo costante di privatizzare il ricavo e socializzare la perdita. Nella seconda parte del libro viene affrontato il tema della religione cattolica, domandandosi se sia funzionale a questa filosofia di vita o ne sia, in qualche modo, l'origine, in contrapposizione col rigore di Protestantesimo e Calvinismo e di come oscurantismo verso l'evoluzione scientifica e opportunismo politico abbiano contribuito ad allontanare gl'italiani dalla vera libertà. Insomma si tratta di un testo attualissimo e necessario anche solo per focalizzare meglio qualcosa che si sa già.

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    Giosetta

    22/04/2012 22.59.07

    Augias fa un'acuta analisi delle cause che hanno impedito all'Italia di crescere e di competere con le più progredite regioni d'Europa.Attraverso un excursus nei secoli, l'autore dimostra che è nel carattere degli italiani preferire il proprio tornaconto al bene dello Stato. In verità è diffusa la scarsa partecipazione alla vita politica degli italiani che, mediamente, non dimostrano senso di responsabilità civica. E un testo che si legge con piacere e torna utile anche per i richiami storici e letterari.

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    Angelo

    27/02/2012 09.28.19

    Ecco che un altro combattente della libertà direttamente dal fronte e patendo inimmaginabili sofferenze dal nemico fascista lancia strali ai suoi compatrioti rei di non ribellarsi e di accasciarsi mollemente ai piedi del tiranno. Ma un bambino lo scorge aprendo gli occhi. E' debole e innocente ma dice: "Costui vive tra gli agi, il nemico non gli ha fatto un baffo, moltiplica i suoi libri dentro il sistema che lo disgusta..." Un'altra guerra contro i mulini a vento...

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    Giovanni Moschini

    23/02/2012 00.17.50

    "Il disagio della libertà" ovvero "Del (mancato) primato morale e civile degli Italiani", poteva essere titolato questo libro da persone poco serie, ma.....laconiche. Eh sì, perché nel ripercorrere i motivi per cui gli italiani non hanno imparato a fare buon uso della propria libertà, fino al punto di delegarla -troppo spesso- per comodità, Corrado Augias ripercorre la nostra storia. Questa non ha l'eguale: è una fucina di elementi costitutivi di civiltà, uno scudo di Achille forgiato nei secoli dei secoli. Agli italiani non mancherebbe niente per dare adeguate risposte alle domande del presente, se il passato non fosse visto come un sedimento roccioso, definito e concluso: da studiare -di recente anche meno- come un reperto. Augias cita molte opere, ma non si tratta di scritti specializzati: esse sono presenti nella biblioteca appena buona di ogni studente. Se usate, un "rinascimento" potrebbe materializzarsi in ogni anno che seguisse agli attuali, perché la nostra è una storia di compiutezze poi finite incompiute. Decine di volte ci siamo trovati come sullo scudo dell'acheo per uomini, arte, politica, scienza, industria e decine di volte siamo stati trafitti da frecce, mentre solo di rado dietro di esso per concertare difesa prima e attacco poi: quando l'abbiamo fatto ne siamo usciti da dietro di corsa, sorprendendo gli arcieri e lasciandoli con gli archi scornati. Talmente liberi da poter rinunciare poi alla nostra libertà....."Tanto poi me la riprendo", pare diciamo come si dice di qualcosa di cedibile sostituito con il sopportabile. E Augias ci rimprovera, 'tecnicamente', ma il libro è politico.

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    Marco78

    19/02/2012 10.25.27

    Nel volgere di pochi mesi, due "colonne" del giornalismo divulgativo italiano, ovvero Piero Angela ("A cosa serve la politica?" - Mondadori) e, con questo libro, Corrado Augias si sono occupati della difficile situazione economica, sociale e culturale in cui si è arenato in nostro Paese. Pur partendo da approcci diversi (filosofico quello di Augias e molto "razionale" quello di Angela), i due autori giungono alla stessa conclusione: l'"italiano medio" è rassegnato a vivere in un Paese che tale non è, dove meritocrazia, rispetto delle Istituzioni, lealtà, efficienza, ecc.. sono solo belle parole sbandierate da tanti con falsa convinzione. Il cittadino accetta tutto ciò, chiedendo in cambio un po' di quella "libertà distruttiva" tanto ambita dalla classe dirigente: poter evadere le tasse senza correre troppi rischi, poter sanare una casetta abusiva, insomma poter abusare della cosa pubblica anziché costruirla e valorizzarla insieme agli altri. Purtroppo non è solo storia recente: fa effetto leggere in questo libro di Augias citazioni di Calvino, Leopardi, Machiavelli o Dante Alighieri (!!) che suonano così attuali. Le digressioni storiche dell'autore sono sempre pregevoli e non mancano gli ormai consueti attacchi al Vaticano, le cui ingerenze nella vita civile, ieri come oggi, sono annoverate come una delle cause del malessere sociale italiano. Augias cade un po' nel banale quando, nel criticare a buon diritto la pessima concezione del potere nella visione berlusconiana, attacca l'ex Presidente del Consiglio accusandolo di aver causato, con i propri palinsesti televisivi, il decadimento culturale del nostro Paese; dimentica l'autore che, in realtà, le tv commerciali non hanno fatto altro che traslare in Italia "modelli" (le soap opera negli anni '80 o i realty show in tempi più recenti) che già imperversavano anche in Paesi non affetti dai nostri "decadimenti": viene da pensare, quindi, che le cause vadano cercate altrove. Una lettura nel complesso pregevole.

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    morris

    13/02/2012 11.22.13

    Con una grande dose di intelligenza, umiltà e direi simpatia Augias affronta un problema che dovrebbe assillare gli italiani dalla mattina alla sera, perché ci comportiamo così? Saremmo potuti essere una nazione esemplare! Si vede che non si può avere tutto. Comunque un libro scorrevole ed utilissimo per una sana autocritica. Bravo!!

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