Discorso sulla felicità

Emilie Du Châtelet

Curatore: M. C. Leuzzi
Collana: Il divano
Edizione: 3
Anno edizione: 1992
Formato: Tascabile
In commercio dal: 11 maggio 1992
Pagine: 115 p.
  • EAN: 9788838908217
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scheda di Sozzi, M., L'Indice 1993, n. 3

Questo breve trattato sulla felicità della celebre Madame du Chƒtelet, amante di Voltaire, studiosa e traduttrice di Newton, appassionata di matematica e scienze, è interessante da due diversi punti di vista. Innanzitutto come esempio tra i più significativi della legittimazione del piacere e della felicità terreni tipica della corrente eudaimonistica dell'epoca. In secondo luogo, in quanto confessione originale dell'autrice, come testimonianza di un'eccezionale personalità femminile, capace di coniugare le dolcezze dell'amore più appassionato con una rigorosa e altrettanto coinvolgente passione per lo studio. La passione per lo studio diviene anzi il piacere supremo e più stabile, raccomandato specialmente alle donne per il grande potere consolatorio che possiede nel momento in cui le gioie dell'amore declinano. L'idea che sia possibile programmare razionalmente la propria felicità mediante la conoscenza e l'accettazione di sé e la previsione degli eventi domina lo scritto della Chƒtelet: la maggior parte dei mali degli uomini deriva infatti dal non saper adeguare la propria vita alle proprie possibilità fisiche e mentali. Tuttavia, l'estremo razionalismo che informa la sua ricerca della felicità non le impedisce di dare un grande valore all'illusione - come faranno poi i più sensibili tra i 'philosophes', ad esempio Diderot -, senza la quale la vita sarebbe di un'aridità insostenibile.